Libia, si combatte. A Tripoli si organizza l’evacuazione di civili occidentali

Anche molti cristiani stanno abbandonando la città. Per ragioni di sicurezza quattro suore sono rientrate in Spagna e Filippine. La testimonianza di un religioso: “Noi restiamo perché ci sono altri cristiani: la comunità indiana, quella degli africani, i filippini, e non è giusto lasciarli soli in questo momento difficile”.

“Rispetto a lunedì, quando ancora in lontananza si potevano sentire i rumori dei combattimenti, la situazione è più calma”. Raggiunto telefonicamente a Tripoli dal Sir, un religioso cattolico descrive la situazione nella capitale libica, dove lunedì le preoccupazioni sono aumentate anche per l’incendio che ha coinvolto due grandi serbatoi di carburante, e che ha rischiato di finire fuori controllo. “I depositi di carburante colpiti erano sulla strada dell’aeroporto – continua la fonte del Sir, a cui garantiamo l’anonimato per motivi di sicurezza – e fino a questa mattina era possibile vedere il fumo degli incendi, ora però l’aria è più chiara e la situazione migliore di lunedì, quando il rischio dell’esplosione era concreto”.

Difficoltà concrete.

In generale, in città “c’è ancora la possibilità di muoversi”, riferisce l’uomo, ma resta ovviamente “da evitare la zona sud, quella in cui si sono concentrati gli scontri”, che dal 13 luglio hanno provocato circa 100 morti e oltre 400 feriti. Resta problematica, in ogni caso la situazione degli approvvigionamenti in città, come conferma la fonte del Sir: “Da un mese in città c’è poco carburante e adesso ancora meno, vista la perdita di questi due depositi”. Gli unici trasporti di benzina, specifica, “arrivano da Misurata, ma sono scarsi” e questa mancanza “di carburante e gas fa salire i prezzi, di conseguenza anche il malcontento aumenta…”. Anche in una situazione in cui gli scontri fanno meno paura, prosegue inoltre il religioso, “negli ospedali si contano morti e feriti e molti infermieri filippini stanno partendo, perché hanno ricevuto l’ordine di evacuazione”. Non tutti i lavoratori stanno lasciando le strutture sanitarie, chiarisce l’uomo, ma questi eventi stanno creando comunque difficoltà “perché il lavoro che facevano gli infermieri era importante”. Non solo i lavoratori della sanità stanno lasciando Tripoli: molti diplomatici occidentali, tra cui gli statunitensi e i francesi, hanno ricevuto dai propri governi l’ordine di tornare. Parigi sta anche organizzando il rientro (secondo alcune fonti, via mare) dei propri cittadini rimasti nel Paese nordafricano.

Restano pochi cristiani.

“Parecchi di coloro che lasciano la città sono anche i ‘nostri’ cristiani – dice il sacerdote – quindi siamo estremamente tristi, e la chiesa è sempre più vuota…”. “Speriamo – è l’auspicio – che la situazione migliori presto…”. Non tutti però abbandonano Tripoli: “Noi restiamo – prosegue il religioso – perché ci sono altri cristiani: la comunità indiana, quella degli africani, i filippini, e non è giusto lasciarli soli in questo momento difficile”. La fonte del Sir conferma però che qualche rimpatrio si è reso necessario anche tra gli appartenenti alle congregazioni cattoliche: “Qui abbiamo tre comunità di religiose – racconta – due di Madre Teresa e un’altra di suore di carità”. Le appartenenti a quest’ultima, “sono partite oggi, due sono rientrate in Spagna e due nelle Filippine”. Il religioso conferma che questa decisione è stata presa “anche per motivi di sicurezza”. Lo stesso era avvenuto la scorsa settimana a Bengasi, dove ancora continuano gli scontri tra le varie fazioni. Da registrare, in questo contesto, l’abbattimento di un aereo appartenente alle forze del generale dissidente Khalifa Haftar, che nella città dell’est libico si è schierato contro le brigate islamiche, ma è visto anche dalle autorità transitorie di Tripoli come un disertore.

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