Arte e Fede: il santuario dell’Icona Passatora ad Amatrice

Tra le alte vette dei monti della Laga, alla fine di un sentiero che attraversa boschi e pascoli montani si trova il piccolo Santuario dell’Icona Passatora. Uno scrigno che nasconde nei suoi affreschi quattrocenteschi, un tesoro d’arte di raffinata bellezza e maestria.

La Chiesa fu eretta intorno al 1480 per inglobare un’antica edicola in pietra che si trovava in un luogo di passaggio per viandanti e i pastori, da qui il nome “cona passatora”. L’edicola in pietra, ancora oggi ben visibile, custodisce l’immagine miracolosa di una Madonna che allatta il bambino Gesù, secondo alcuni storici dell’arte risalente agli inizi del trecento. È un tema iconografico, quello della Madonna allattante, risalente ad una tradizione trasmessaci dai vangeli apocrifi. Si racconta infatti che la Santa Vergine in fuga con Giuseppe e il Bambino per non farsi trovare dai soldati di Erode, prima di lasciare Betlemme si nascose in una grotta perché il bambino Gesù piangeva per la fame. La Vergine Maria allora si mise ad allattarlo ma San Giuseppe capendo che si doveva fuggire in fretta, prese la Madonna e il Bambino e qualche goccia del suo latte cadde su una pietra che divenne per miracolo lattiginosa e taumaturga. Ancora oggi a Betlemme si trova la chiesa sulla “grotta del latte”.

L’icona della Vergine che allatta fu ritenuta miracolosa per le tante grazie che i devoti ad essa ottenerono e per questo si decise di costruire un piccolo santuario intorno ad essa. Il terreno dove fu costruita la Chiesa, era di proprietà del Laterano, come ricordato da un affresco nella parete sinistra dell’edificio.

L’icona passatora si trova all’interno di un’edicola in pietra scolpita attorno alla quale si ammira l’abside riccamente affrescata da Dionisio Francesco Cappelli. In alto l’Incoronazione della Vergine tra gli angeli festanti, ai lati la Crocifissione del Cristo e l’adorazione dei Magi. Queste ultime scene sono chiuse in basso da rappresentazioni ex voto di grazie fatte dalla Vergine Maria. La volta dell’abside divisa in quattro vele riposta i quattro padri della Chiesa occidentale: Sant’Ambrogio, Sant’Agostino, San Girolamo e San Gregorio Magno Papa.

Nel la parete destra possiamo contemplare una pregevole Vergine Annunziata della scuola del Crivelli. Carlo Crivelli è stato un pittore affermato della seconda metà del quattrocento. Di origini veneziane, si forma a Padova per poi operare nelle Marche meridionali. Le sue rappresentazioni sono tipiche per l’uso di elementi simbolico allegorici. Accanto alla Madonna Annunziata altre rappresentazioni della Santa Vergine e di Santi. Ricorrente la figura di S. Antonio Abate, essendo il Santuario in un luogo di allevamento e agricoltura. Interessante è l’affresco del Cristo porta croce. Gesù è rappresentato in piedi appoggiato alla Croce mentre versa il sangue di una piaga alla mano in un calice dorato. Sullo sfondo sono riconoscibili gli attrezzi usati in vari lavori. Il messaggio dell’affresco è chiaro: si vuole richiamare l’importanza dell’Eucaristia domenicale come appuntamento d’incontro col Sacrificio del Redentore cessando ogni lavoro.

La parete sinistra del Santuario si apre con una pregevole Madonna in trono con bambino, recante in mano una città. Non possiamo dire con precisione di quale città si tratti, forse Amatrice o una città ideale, è comunque un immagine interessante e tipica dell’epoca perché vuol farci capire come Maria non sia solo la protettrice di coloro che nella fede la pregano ma anche dell’intera società civile rappresentata nella città. La fede non è mai stata pensata come un qualcosa di estraneo alla vita sociale.

Vale la pena visitare questo tesoro del nostro territorio Diocesano per renderci conto di quanto i nostri padri ci hanno donato con amore e sacrificio e conoscerlo vuol dire non solo conservarlo ma saperlo trasmettere alle nuove generazioni.

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