Petrangeli chiama a raccolta i sindaci: «ci stanno togliendo tutto»

La vicenda della riorganizzazione istituzionale del Paese e della razionalizzazione della Pubblica Amministrazione è argomento centrale se vogliamo pensare al futuro della nostra terra e delle nostre comunità.

I cittadini stanno assaggiando i frutti avvelenati della progressiva cancellazione dell’istituzione Provincia che porta con sé anche la cancellazione di servizi essenziali ed è dunque necessario mettere al centro del dibattito pubblico il tema delle possibili conseguenze di una riorganizzazione che ancora stentiamo a comprendere in quale direzione possa andare.

Premesso che il cosiddetto accorpamento delle Prefetture non è conseguenza del recente provvedimento a firma del Ministro Madia e che gli amministratori locali sono chiamati istituzionalmente a difendere le prerogative e gli interessi delle comunità al di là delle provenienze e degli orientamenti politici di ognuno credo non più rinviabile una riflessione seria e profonda sul futuro di quella provincia che dal 1927 ad oggi ha comunque sedimentato, tra mille limiti e contraddizioni, un senso di appartenenza che mi sento di rivendicare con passione.

La discussione che dobbiamo aprire non è sulla bontà o meno delle scelte che sta facendo o farà l’attuale Governo in carica (sulle quali ognuno manterrà la sua legittima opinione) ma su come ci attrezziamo per tenere unite le nostre comunità e difendiamo il territorio.

Ci vuole uno scatto di orgoglio che faccia prevalere l’interesse dei cittadini e non il giudizio sull’operato del Governo nazionale.

Siamo tutti più o meno convinti della necessità di ridisegnare gli assetti istituzionali del nostro Paese ed innovare la Pubblica Amministrazione ma questo non può avvenire ai danni delle zone più deboli e fragili, ai danni di quelle aree interne e di quella Italia di mezzo della quale facciamo parte a pieno titolo.

La questione non è difendere la presenza del Prefetto o degli uffici della Prefettura nel nostro territorio, che comunque è una deminutio anche dal punto di vista simbolico, ma capire se questo apre la prospettiva di un complessivo ridimensionamento della presenza statale e pubblica nella nostra terra a tal punto da cancellarla non solo come provincia ma come ambito territoriale consolidato e unito.

Se bisogna ragionare in termini di area vasta non ci può essere preclusa la possibilità di guardare anche verso ambiti territoriali che appaiono più omogenei e simili al nostro.

Non possiamo permettere che si costruisca un Paese dove ci sia un’Italia di serie A (intorno alle aree metropolitane) e una di serie B e dobbiamo esigere che tutti possano esercitare i più elementari diritti di cittadinanza senza distinzione di residenza.

Per tutto questo e molto altro ritengo utile una assemblea dei Sindaci della provincia di Rieti allargata a tutti i rappresentanti istituzionali del territorio, dai nostri rappresentanti in Regione Lazio a quelli che siedono in Parlamento financo a chi opera all’interno del Governo e proviene dalla nostra stessa terra. Questo anche a fronte delle numerose istanze pervenutemi da diversi Consiglieri del Comune di Rieti e da tanti Sindaci.

Sapendolo favorevole a una simile proposta ritengo il Presidente della Provincia, in qualità di coordinatore dell’Assemblea dei Sindaci, nelle condizioni di convocare una simile prima occasione di confronto istituzionale che si dovrà necessariamente allargare, in seguito, alla cittadinanza e a tutte le anime delle nostre comunità, a partire dalle forze sociali ed economiche.

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