Covid

Perché col via libera a J&J la campagna italiana può decollare

Sbloccato il primo carico di 184mila dosi del vaccino americano che saranno distribuite alle Regioni. Ma il bottino da qui a giugno è di 7 milioni di fiale: basteranno per tutti gli over 60

In mezza giornata la notizia dello stop del vaccino Johnson&Johnson, due settimane fa, aveva stravolto la campagna vaccinale italiana. E in mezza giornata, ieri, il via libera dell’Ema l’ha rimessa in moto. Si può correre ora, è ufficiale. Non solo con le 184mila dosi del vaccino americano che erano rimaste bloccate nei depositi di Pratica di Mare e che già oggi saranno distribuite da Nord a Sud. È al bottino complessivo previsto di qui a giugno che si può finalmente guardare: 7,3 milioni di dosi secondo il Piano del governo, che corrisponderanno a 7,3 milioni di persone effettivamente vaccinate, visto che il farmaco – almeno per adesso – prevede una sola somministrazione.

Il fatto che l’Aifa, come prevedibile e ampiamente previsto, abbia deciso di limitarne l’uso agli over 60 in via precauzionale (l’Ema non ha stabilito nessuna limitazione, ma in questo modo si era deciso di procedere già con AstraZeneca visto che i rarissimi casi di trombosi si sono presentati solo su under 60) non è necessariamente una cattiva notizia: un po’ perché J&J di fatto basterà per completare la campagna sugli over 60 in due mesi o poco più, che poi è l’obiettivo principale del governo per vincere la sfida del “rischio calcolato” sulle riaperture (meno morti e meno ricoveri, anche con una circolazione sostenuta del virus); un po’ perché nel frattempo, questa settimana, da Bruxelles è arrivata la conferma delle dosi aggiuntive di Pfizer (100 milioni per il 2021, 50 da qui a giugno, 7 per l’Italia), con cui ora si potrà decidere di procedere spediti nelle somministrazioni ai più giovani. Quelli, cioè, che sulla carta sarebbero rimasti senza vaccini disponibili dopo le limitazioni d’età poste prima ad AstraZeneca e poi allo stesso J&J.

Il cielo, insomma, si rasserena. E chissà, forse verrà ritoccato anche il target di somministrazioni che proprio ieri mattina il commissario all’Emergenza Figliuolo aveva meticolosamente fissato a livello nazionale e di ogni singola Regione: 315.718 inoculazioni al giorno il primo, dal massimo di 51mila della Lombardia al minimo di 620 per la Valle d’Aosta il secondo, per un totale di oltre 2 milioni e 200mila vaccinazioni nella settimana in corso. Che già è musica per le orecchie del premier Draghi, alla prova della sua scommessa sulle riaperture proprio a partire da lunedì prossimo. La campagna, d’altronde, al netto degli incidenti coi due vaccini a vettore virale, ha ormai preso la sua strada: hub vaccinali nuovi e sempre più grandi vengono inaugurati lungo lo Stivale a ogni giorno che passa (gli ultimi, per dire, all’aeroporto Caselle di Torino, negli studi di Cinecittà a Roma, negli spazi della Fiera di Novegro a Milano), gli accordi delle Regioni coi farmacisti fioccano (e J&J è carne fresca al fuoco in questo ambito, vista la facilità di conservazione), le priorità sono ormai ben definite e riconosciute in ogni dove (da ieri, anzi, la colonna relativa alle vaccinazioni di disabili e caregiver è comparsa anche nel report ufficiale del ministero della Salute). L’incognita restano sempre le consegne, che tuttavia sono a ciclo continuo, specie per quanto riguarda Pfizer e Moderna, ma che sembrano essersi sbloccate anche per AstraZeneca dopo l’arrivo dell’altra sera di oltre 430mila dosi. Le Regioni ne vorrebbero di più, ma ora ci sono tutte le condizioni perché a stretto giro le abbiano e perché l’obiettivo delle 500mila somministrazioni al giorno sia raggiunto per la fine del mese, o al massimo entro la prima decade di maggio.

Resta da capire se basteranno, le vaccinazioni. Cioè se e quanto l’effetto dell’immunità sempre più diffusa sarà capace di arginare quello che le riaperture (seppur graduali) avranno sulla circolazione del Covid e sul probabile innalzamento della curva epidemiologica. Il premier britannico Johnson, in queste ore, con oltre il 60% degli inglesi vaccinati con una dose (e uno su cinque con la seconda) è tornato a dirsi preoccupato per la possibilità di una nuova ondata di contagi. La prudenza, anche di qui dalla Manica, dovrebbe essere d’obbligo.

da avvenire.it

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