Italia

XX Giornata Mondiale contro il cancro infantile: molti i progressi fatti

Ricorre oggi, 15 febbraio, la Giornata Mondiale contro il cancro infantile, patologia che colpisce ogni anno, in Italia, 2300 bambini da 0 a 15 anni e adolescenti fino ai 19 anni. Ne parliamo con Francesca Del Bufalo

Sono sempre più incoraggianti i risultati ottenuti con i trattamenti convenzionali – chemioterapia, radioterapia e, nel caso di tumori solidi, la chirurgia – ai quali si aggiungono le nuove forme di immunoterapia, che portano la sopravvivenza oltre i 5 anni e la guarigione nell’85% dei casi. Particolare attenzione viene data alla comunicazione della malattia, diversa se si tratta di un piccolo paziente o di un adolescente. Ma quali sono le forme di cancro infantile più diffuse?  Secondo la dottoressa Francesca Del Bufalo, oncoematologa pediatra dell’Ospedale Bambino Gesù IRCCS, sono quelle che riguardano il sangue e l’apparato cerebrale.

R. – Sicuramente i tumori più diffusi in età pediatrica sono rappresentati dalle leucemie acute, soprattutto le leucemie linfoblastiche acute, che rappresentano la maggior parte delle diagnosi di leucemia acuta. Questo per quanto riguarda i tumori ematologici. Per i solidi, il tumore più diffuso, che riscontriamo più frequentemente in età pediatrica è rappresentato dai tumori cerebrali, quindi il tumore del sistema nervoso centrale. Per dare un’idea, in termini di numeri, ogni anno all’incirca vengono diagnosticati in Italia 1500 tumori in età pediatrica – si intende la fascia compresa da 0 a 15 anni – e, se consideriamo anche gli adolescenti-giovani adulti, quindi fino all’età di 19 anni, ci sono più o meno 800 ulteriori diagnosi l’anno in questa seconda fascia di età. Tenuti presenti questi numeri globali, più o meno, abbiamo circa 500 diagnosi di leucemia acuta l’anno, il 30/33% delle diagnosi di tumore globali in età pediatrica sono di questa malattia, mentre, per quanto riguarda i tumori cerebrali, abbiamo circa 400 diagnosi l’anno, sempre per quanto riguarda la fascia di età 0-15. Da soli, leucemie e tumori cerebrali costituiscono quasi i due terzi di tutte le diagnosi.

In termini di guarigione a lungo termine?

R. – I dati sono incoraggianti nel senso che nell’età pediatrica, a differenza di quello che siamo abituati purtroppo ancora a vedere, spesso nell’età più matura, quindi negli adulti, circa il 70% dei pazienti va incontro a guarigione. Se poi andiamo a vedere nell’ambito delle singole categorie, i dati possono essere anche ancora più incoraggianti: per esempio, nell’ambito delle leucemie acute prese globalmente, senza andare nelle sottocategorie, sappiamo che oggi come oggi la sopravvivenza globale va oltre i 5 anni, quindi la guarigione si attesta intorno all’85%. Se pensiamo che negli anni ’70 questi pazienti guarivano nel 10% dei casi a dire tanto, questo fa capire quanto abbiamo migliorato le nostre capacità di trattare queste malattie, fortunatamente.

Con quali terapie trattate i pazienti e quali sono quelle più efficaci?

R. – Sicuramente ancora i tre cardini nel trattamento delle patologie oncologiche sono rappresentate dalla chemioterapia, che ha il ruolo principale, e, per quanto riguarda i tumori solidi e in alcuni casi anche le leucemie, anche la radioterapia ha un ruolo essenziale e per i tumori solidi senz’altro anche la chirurgia. Queste sono le tre forme di terapia convenzionali, che rimangono i capisaldi del trattamento. E’ importantissimo ricordarlo sempre. Se oggi il 70% dei bambini guarisce è grazie all’utilizzo di questi trattamenti e grazie all’ottimizzazione e alla capacità di capire in che modi, tempi, combinazioni l’utilizzo di questi approcci sia più efficace per un tumore piuttosto che per un altro. Detto questo, viviamo in un’epoca in cui ci sono tanti avanzamenti nei trattamenti che derivano da una maggiore conoscenza di queste patologie che offrono degli scenari di potenziali miglioramenti ulteriori di questi tassi di guarigione e con questo intendo diverse forme di terapia. Sicuramente una delle rivoluzioni del trattamento in campo oncologico negli ultimi anni è rappresentata dall’immunoterapia. E’ un insieme di trattamenti che possono essere molto diversi tra loro, ma che sono accomunati dalla capacità di attivare il sistema immunitario contro le cellule tumorali, il sistema immunitario dello stesso paziente e con queste forme di immunoterapia si è assistito ad un radicale cambiamento veramente rivoluzionario nel trattamento dei bambini con leucemia acuta che non rispondevano più ai trattamenti convenzionali. In altri termini, in leucemie che sono diventate chemio-resistenti, abbiamo ottenuto dei grossi risultati con queste forme di immunoterapia. Tutto ciò è una grossa rivoluzione, ma non è soltanto questo. Anche grazie alla conoscenza approfondita dei meccanismi molecolari, cioè dei meccanismi genetici che sono alla base di alcuni di questi tumori, per esempio, abbiamo sviluppato la cosiddetta ‘terapia target’, costituita da farmaci innovativi che vanno ad agire proprio su una proteina alterata, su un’alterazione genetica specifica di quel tumore e anche questo ha dato dei notevoli miglioramenti. Abbiamo fatto tanto; sicuramente la ricerca ci sta aiutando tanto e i risultati stanno migliorando, ma c’è tanto margine per ottenere ulteriori miglioramenti in futuro.

Dottoressa Del Bufalo, questa patologia si porta a conoscenza del bambino? E all’adolescente come si comunica?

R. – Questa sicuramente è una domanda molto difficile. Si comunica, sì, perché non bisogna mai raccontare bugie, né ai bambini, né agli adolescenti, perché poi i protagonisti di queste storie sono loro. Bisogna comunicare. Come? E’ una domanda molto complessa e interessante. Sicuramente bisogna trovare il canale giusto, che è un canale diverso tra bambini e adolescenti. Con i bambini spesso bisogna trovare delle forme per rappresentare loro la situazione senza farli spaventare, ma al tempo stesso facendo capire loro l’importanza di tutto quello che si sta facendo, altrimenti rischiamo solo che si spaventino e che diventino, giustamente, oppositivi e non capiscano cosa stia succedendo. Con l’adolescente abbiamo un piano di comunicazione diverso, ovviamente meno filtrato e meno astratto, più concreto direi. Anche in questo caso bisogna sempre incoraggiare e far vedere tutti gli aspetti positivi, altrimenti rischiamo delle ripercussioni psicologiche che già di per sé sono importanti. Però, sì, sicuramente si comunica. Assolutamente. A questo proposito abbiamo una grande collaborazione con il nostro servizio di psicologia clinica, che ci assiste in questo passaggio di comunicazione, un momento delicato ed estremamente importante.

Quale messaggio è utile dare in occasione di questa XX Giornata Mondiale contro il cancro infantile?

R. – Che il cancro infantile, purtroppo, è una realtà che ci circonda, che viviamo. Fortunatamente è una realtà rara, perché meno del 2% di tutte le diagnosi di tumore riguarda bambini e persone con età al di sotto dei 15 anni, però è una realtà che esiste e verso la quale, per fortuna, abbiamo sviluppato nel corso degli anni tante strategie che ci hanno consentito di raggiungere ottimi risultati, quindi una realtà dalla quale fortunatamente si guarisce. Bisogna continuare a lavorare, affinché questi risultati raggiungano quello che è il nostro obiettivo che è quello di guarire il 100% dei bambini, un obiettivo che, io mi auguro, un giorno riusciremo a raggiungere.

da Vatican News

Rispondi