Chiesa di Rieti

Sacro Cuore a Regina Pacis: «Dio sa contare fino a uno»

Il vescovo Domenico ha celebrato nella parrocchia di Regina Pacis il mistero dell’amore di Dio

«Io stesso cercherò le mie pecore», fa dire Ezechiele a Dio in un contesto in cui chi – l’autorità del popolo – non era fedele come avrebbe dovuto essere nella logica pensata in Israele, che era quella del servizio. E anche oggi, «le persone scartate spesso vengono considerate con un certo disprezzo, quasi che se la siano cercata… fino al tragico di chi ha irriso il papà con la bambina affogati nel Rio della Plata, definendolo irresponsabile, senza interrogarci del perché questo papà arrivi a un gesto così disperato».

Si è voluto richiamare all’attualità, il vescovo Domenico, nell’omelia della celebrazione che, a Regina Pacis, ha radunato la comunità a festeggiare il mistero dell’amore di Dio che si manifesta nel suo Figlio. Il venerdì dedicato al Sacratissimo Cuore di Gesù, quest’anno, con la Pasqua alta, trascinato a fine giugno, ha assottigliato alquanto la partecipazione. Ma i fedelissimi, e in particolare le zelatrici dell’Apostolato della Preghiera che organizzano questa festa assai sentita nella tradizione parrocchiale a partire dai primordi della parrocchia (fu il fondatore monsignor Carlo Bragoni a lanciare l’impegno del gruppo legato alla devozione al Sacro Cuore), non sono voluti mancare.

Così, dopo il triduo dedicato ai titoli del Cuore di Gesù (secondo le invocazioni delle Litanie del Sacro Cuore) che maggiormente richiamano il tema della misericordia – con la predicazione del parroco di don Ferdinando, del sacerdote romeno (già vice parroco a Regina Pacis) don Nicola e del “parrocchiano” (residente nel quartiere) monsignor Lorenzo Chiarinelli –, a presiedere la Messa solenne, nel giorno della festa, anche quest’anno è arrivato il pastore della diocesi.

Da lui un richiamo ad amare con il cuore di Dio, non con la perversa logica del mondo. Dio infatti «va in cerca proprio di quelli che sono falliti», ha detto monsignor Pompili commentando le letture della liturgia. «Anche Gesù era un tipo un po’ “divisivo”, perché privilegiava le persone messe ai margini, non solo quelli socialmente irrilevanti ma anche quelli che dal punto di vista religioso erano considerati un po’ “borderline”. E quando Gesù parlava suscitava attorno a sé un vespaio», come con quella parabola “assurda” delle 99 pecore lasciate per andare in cerca dell’unica smarrita. In termini realistici, nessuno farebbe ciò. «Dio invece fa esattamente il contrario, perché per Dio la centesima pecora è importante non meno delle 99 al sicuro. Dio infatti sa contare fino a uno. Per lui ognuno è unico, irripetibile. Dio non incontra la massa, ma ci sottrae dalla massa e ci riconosce per quello che siamo».

Qui, ha incalzato don Domenico, «sta il senso della festa di oggi: il cuore di Dio è un cuore il cui sguardo non perde di vista nessuno, e il centesimo vale come tutti gli altri 99». Questa «è una buona notizia: il cuore di Dio è il cuore di Gesù Cristo, rivelato in questa parabola, che si conclude con il pastore che, sprezzante del pericolo, va in cerca della pecora perduta e, una volta trovata, chiama gli amici a far festa». L’annuncio che «Dio non dimentica nessuno» diventa però «un appello per tutti noi: la pecora perduta siamo tutti noi. Tutti ci siamo persi e Dio vuole ritrovarci. La parabola, tra le righe, ci dice: fatevi ritrovare! Fate sì che il pastore buono possa rimettervi sulla spalla».

Il cuore di Cristo, ha concluso il vescovo, «è un cuore trafitto, non è un “cuore spezzato”, parola oggi di moda in intere trasmissioni televisive… Un cuore trafitto, lontano mille miglia da questa forma un po’ narcisistica dell’amore in cui ci stiamo leccando sempre le nostre ferite. Un cuore in cui, pur nel dolore e nella fatica, fa scaturire sangue e acqua, e ciò la vitalità che Dio ci dona». E allora «non lasciamoci troppo stordire dai cuoricini che tutti noi postiamo assieme ai nostri messaggini… Il cuore è una cosa troppo seria per essere ridotto a un emoticon. Facciamo in modo che il cuore di Dio ci risvegli a questa sua predilezione appassionata per chi è perduto», imparando dall’amore di Dio che è un amore «appassionato, pervicace, imprudente».

Al termine della Messa, la classica benedizione dei bambini, quelli “superstiti” della parrocchia (che con l’estate tende a svuotarsi) e una rappresentanza dei “cucciolotti” del “salotto di zia Marilena” (la bella attività di volontariato che guida le mamme nell’allattamento) finora ospitato nella sala parrocchiale e adesso in fase di trasloco in un’altra sede più ampia in città.

Dai piccini in braccio ai genitori e dai fanciulli più grandicelli l’omaggio floreale alla statua del Sacro Cuore di Gesù, a conclusione della liturgia cui è seguito un bel momento di festa in musica: il concerto offerto dai giovanissimi e bravi musicanti della Junior Band di Casaprota. Applausi per i brani eseguiti dalla compagine diretta dal maestro Matteo Di Giuliani, e a seguire un momento conviviale all’esterno offerto dalla Caritas parrocchiale.

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