Cultura

Piero Angela e la lezione del virus: la scienza torni ad essere priorità

Alla soglia dei 92 anni il giornalista si dedica a una nuova avventura di divulgazione sulle piattaforme digitali

Alla soglia dei 92 anni Piero Angela non si ferma, ed ha appena pubblicato su RaiPlay Covid19. Il grande nemico, puntata speciale di SuperQuark+ (il nuovo format di divulgazione scientifica per la piattaforma digitale Rai) dedicata interamente al coronavirus. Nell’attesa di festeggiare i 40 anni di SuperQuark quest’estate sulla Rai. Affiancato da numerosi esperti, Angela dal salotto della sua casa romana, si sofferma sugli aspetti che già conosciamo di questo particolare virus e su quello che, invece, resta ancora da capire per affrontare al meglio il periodo che ci aspetta.

Piero Angela, come sta?

Bene, malgrado l’età avanzata mi difendo. Anche in questo tempo di coronavirus ho lavorato in continuazione. Io non posso star fermo, come tutte le persone che hanno sempre lavorato. Dovrei essere in pensione da 26 anni, ma cosa avrei dovuto fare? Stare seduto ai giardinetti a dare da mangiare ai piccioni, oppure guardare i cantieri con le mani dietro schiena (ride, ndr)?. Mi sembra poco creativo.

Come ha passato questi due mesi e mezzo di chiusura?

Li ho passati con mia moglie, per fortuna anche lei sta bene e andiamo molto d’accordo. Abbiamo festeggiato 65 anni di matrimonio, ci siamo sposati nel 1955. E poi io ho un bellissimo rapporto con i miei nipoti, con i quali dialogo veramente bene, ridiamo molto: ci siamo visti su Skype in questi giorni di lontananza. Uscire? Io soffro di ernia del disco da tanti anni, per me passeggiare è un obbligo medico, ma non è che vado in giro a fare jogging. A me basta mettermi sul balcone a prendere il sole. E poi il nostro mestiere ha il vantaggio di poter essere svolto seduti in casa: scrivo testi e registro.

Come questo speciale sul coronavirus. Cosa l’ha spinta a parlarne?

Io non sono un esperto, sono un giornalista che cerca di spiegare le cose che capisce. Non sono una fonte. Data la visibilità televisiva, però, le persone mi chiedono cose alle quali io non so rispondere. C’è già tanta gente che parla a vanvera, senza conoscere: questo mi dà molto fastidio. La conoscenza, nel campo della scienza, è una cosa seria, non sono chiacchiere da salotto. Questo speciale è il punto su quello che si è capito in questi giorni, è come la voce di una enciclopedia.

Lei invita alla prudenza in questo momento di riapertura.

C’è l’impressione che vada meglio e allora la gente pensa che ci si può prendere qualche libertà. In realtà non è così perché il virus è esattamente come quando è cominciato, non è cambiato. Solo il fatto che siamo stati in casa ha fatto rallentare il contagio, ma può riprendere al galoppo. Bisogna ricordare i guai che la chiusura ha già ha provocato all’economia. Si tornerà a una prima normalità solo se le persone saranno scrupolosissime, devono essere protette molto più di prima. Bisogna entrare nella mentalità che il pericolo non è passato, anzi, che questo è un pericolo maggiore. Perché l’economia fino adesso ha retto, ma se si chiude qualche altro mese, non sta più in piedi.

Un messaggio anche per i più giovani, che la amano moltissimo?

Io sono stupito del grande affetto di cui mi circondano tantissimi giovani che incontro nelle conferenze e che spesso mi dicono di aver scelto una certa facoltà dopo aver visto il mio programma. Occorre ripartire dall’educazione dei giovani per stare al passo con i tempi. In questi giorni ho preparato una serie di otto puntate, che andrà presto in onda sulla Rai, dedicate a quello che è il mio impegno parallelo di questi ultimi anni. Si tratta di una serie di conferenze di altissimo livello, con giuristi, demografi, scienziati, esperti di intelligenza artificiale, tenute per gli studenti migliori delle università e dei licei, la futura classe dirigente. Progetto partito dal Politecnico di Torino, grazie alla Fondazione Compagnia di San Paolo, e replicato in altre università. L’Italia sta perdendo competitività, negli ultimi 10 anni ha perso la capacità di fare i figli, si deve riequilibrare la demografia e non abbiamo capacità di fare ricerca, innovazione. Bisogna che i giovani ne siano consapevoli e si impegnino.

E la politica?

I politici arrivano giustamente dal mondo della legge, ma bisogna che capiscano il ruolo della scienza e della tecnologia nella società e perché occorre finanziarle. Se non facciamo questo l’Italia non sarà mai capace di reggere il cambiamento dell’economia globale in quest’epoca nuova del digitale. Tutto si sta rivoluzionando e occorre mantenere in piedi il nostro sistema, che permette tra l’altro di avere una vita democratica, seguendo l’esempio educativo di altri Paesi. Se metti in coda questa priorità, è finita.

E lei ha nuovi progetti?

Io non ho mai pensato di arrivare a questa età. Ho scritto un libro che racconta la storia della mia vita, Il mio lungo viaggio, pensando che sarebbe stato l’ultimo. E invece continuo a vivere (ride, ndr). Adesso sono un po’ spiazzato, non so più che scrivere. Comunque nelle mie attività c’è dietro tanto lavoro, fatto con passione e tanta cura. Il pubblico è il mio referente. Mi definisco un servitore dello Stato. Come i magistrati, come i pompieri… Perché la Rai è un servizio pubblico: malgrado tutti i suoi problemi, per questo non ho mai accettato le lusinghiere offerte private. Perché credo che quello sia il mio posto.

da avvenire.it

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