Living Theatre a Rocca Sinibalda. Memorie degli anni ’60 in ricordo di Judith Malina

Dopo la recente scomparsa della fondatrice e anima del LT, Judith Malina, ricordiamo una singolare tappa ‘reatina’ della compagnia teatrale più rivoluzionaria del novecento. All’interno della potente fortezza zoomorfa, il castello scorpione di Rocca Sinibalda, Beck e Malina alla fine degli anni ’60 scrivono e creano alcuni spettacoli-chiave del loro nomadismo teatrale. Il castello torna ad essere, oggi come allora, luogo di sperimentazione, cantiere culturale, antropologico, tecnologico. Riapre nel 2014 con mostre di arte tribale e teatro dell’anima. Eccellenza dell’architettura tra contemporaneità e rinascimento.

La recente scomparsa della co-fondatrice e anima del Living Theatre, Judith Malina, è l’occasione per ripercorrere le tappe più significative dell’esperienza del LT in Italia, e soprattutto nella provincia italiana, nei luoghi periferici lontani dalla ribalta nazionale, ma laboratori vivi e aperti al nuovo. In questo caso il ‘nuovo’ è la compagnia teatrale più dirompente e anarchica del Novecento, a cui si deve la sperimentazione appassionata di un teatro totalmente fisico e totalmente politico sperimentazione che ha segnato in profondità la ricerca teatrale più avanzata in Europa e negli Usa.

In provincia di Rieti, a 70 km da Roma, a picco sulla valle del Turano, in uno dei più affascinanti castelli italiani, Julian Beck e Judith Malina, ospiti della mecenate anticonformista Caresse Crosby, scrivono e creano, nel lungo inverno del ’67, spettacoli poi rappresentati in varie città europee, italiane e nella stessa Rieti.

A Rieti il Living Theatre andò in scena per la prima volta presso il Teatro Flavio Vespasiano con “Sette Meditazioni sul sadomasochismo politico“. Anni dopo, nel luglio 1981, il gruppo senza i fondatori, ha tenuto con  il regista Argento uno stage di una settimana culminato con uno spettacolo svoltosi all’aperto, nel centro della città, poi bloccato dalle forze dell’ordine. Alcuni testimoni di questa esperienza confessano che il Living Theatre ha lasciato un segno indelebile nelle loro vite.

Il Castello di Rocca Sinibalda negli anni ’60-’80 è stato attraversato da un’energia speciale. Protagonisti prestigiosi dell’arte, della cultura, e della letteratura, s’intersecavano nel sontuoso palazzo nobiliare e fortezza militare, invitati dal mecenatismo di Caresse Crosby, una donna fuori dalle convenzioni. Nel Castello vivevano in quegli anni e si incrociavano i destini di numerosi intellettuali ed esponenti di avanguardie artistiche.

Oggi, dopo il lungo e innovativo restauro (premiato con The International Architecture Award 2014), il Castello conferma la sua vocazione culturale come luogo di sperimentazione e centro di condivisione di differenti linguaggi contemporanei. Dall’apertura (2014) nel Castello si producono progetti tecnologici, culturali, artistici. La fortezza continua ad essere una grande musa ispiratrice di arte e di teatro. Dopo la leggendaria presenza del Living Theatre, nella grande corte la compagnia reatina del teatro rigodon ha riscosso molto successo nell’estate 2014 mettendo in scena con adattamento originale del regista Alessandro Cavoli, il Riccardo III di W. Shakespeare. Applausi a scena aperta per la geniale reinvenzione de Il mio regno per un cavallo, proposta dalla regia.

Durante la permanenza della compagnia nel castello, la storia e lo spirito del luogo cominciava ad avvitarsi cioè a inerpicarsi come una vita sulle parole di Riccardo III sui segmenti di scena che viva via si preparavano – dichiara il regista Cavoli che continua a sperimentare forme nuove di teatro antropologico – il lavoro su Riccardo III è stato elaborato in stretta relazione con lo spazio e col tempo del Castello di Rocca Sinibalda che compie questa allucinazione di farci vivere vite che non abbiamo vissuto”.

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