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Le “Memorie di un mondo che non c’è più” di Marcello Filotei, «acqua fresca per cuori assetati»

Presentato giovedì 16 gennaio, presso l’Art Gallery Contemporary Cluster in Roma, il libro "L’Ultima Estate. Memorie di un mondo che non c’è più" di Marcello Filotei. Sono intervenuti all'evento romano Andrea Monda, direttore dell’Osservatore Romano, e il vescovo Pompili

Presentato giovedì 16 gennaio, presso l’Art Gallery Contemporary Cluster in Roma, il libro L’Ultima Estate. Memorie di un mondo che non c’è più dell’autore Marcello Filotei. Il testo, che vanta l’introduzione di papa Francesco, è stato commentato da Andrea Monda, direttore dell’Osservatore Romano, e da due personalità particolarmente vicine alle zone colpite dal sisma del 2016: Michela Di Biase, consigliere regionale del Lazio e il vescovo di Rieti, Domenico Pompili.

«Questo libro mi ha colpito – ha esordito la consigliera Di Biase – perché pensavo di leggere la cronistoria dell’evento ma i momenti terribili sono descritti con riserbo. È un libro sospeso, come lo è Pescara del Tronto, un paese dove tutto sembra possibile. Ci racconta delle storie in cui tutti ci ritroviamo e lo fa rimandando al realismo magico, senza paura».

Ha ricordato poi le prime pagine scritte dal Santo Padre, soffermandosi sul messaggio di speranza che deriva dalla memoria, unico mezzo per non perdere le proprie radici. In conclusione, la Di Biase ha ricordato anche l’impegno della Regione Lazio attraverso la votazione di nuove leggi volte a migliorare l’azione diretta nei territori colpiti dal sisma, distinguendo le zone di distruzione completa da quelle con danni di minore entità.

Il secondo ad intervenire è stato il direttore Monda. «Quando ho letto il libro, sono stato risucchiato dentro al racconto. È stata una chiamata alle armi, una lettura tutta d’un fiato che mi ha dato la sensazione che anche l’autore lo avesse prodotto tutto d’un fiato. Sono grato che lo abbia scritto perché mi ha sconvolto». Numerose le corrispondenze trovate da Monda nell’universo dell’arte: da Amarcord di Fellini all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters passando per Borges.

«Questo è un testo importante, perché rimarca una delle funzioni della letteratura, quella di ricordarci che la vita è un corpo a corpo con la morte, parte della vita stessa. Se il male non si può spiegare ma raccontare, questo libro è acqua fresca per cuori assetati».

«Un romanzo militante»: così è stato invece definito dal vescovo Domenico, che si è soffermato su un “protagonista silenzioso” presente alla fine del libro, una scala. «Mi pare essere una metafora di un sentimento che passa dalla malinconia di quell’estate irripetibile e interrotta alla speranza, attraverso il legame atavico che ciascuno di noi ha nei riguardi del proprio paese».

Ed è stato proprio questo legame pervasivo tra città e paese ad essere messo in risalto. «La montagna e la città sono congiunti, questo romanzo dà corpo all’ idea che la montagna vive della città e viceversa. Ritrovare questo legame, porta a vivere rapporto con il proprio paese non come un retaggio d’infanzia ma come una scala di cui dobbiamo tener conto per non perdere il nostro ubi consitam».

Infine, il vescovo ha lanciato un monito diretto nei confronti delle problematiche legate al terremoto. «Il sisma è un epifenomeno che ha a che fare con una società che «non riesce a ricostruire la scala che va dalla società al singolo».

In chiusura, le parole dell’autore Marcello Filotei. «Sono contentissimo che questo libro faccia ancora discutere su quel territorio. Per coloro che hanno deciso di restare lì, dove è faticoso, vorrei dire che nessuno da solo è un grado di dare speranza ma, insieme, si può fare» .

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