Le parole del vescovo

La lezione di san Domenico: fede, gioia e studio sconfiggono paura e fake news

In occasione della memoria liturgica di san Domenico, il vescovo ha tracciato un parallelo delle debolezze e dei punti di forza tra il tempo presente e l'epoca vissuta dal fondatore dell'Ordine dei Predicatori

Ha parlato della gioia, mons Pompili, in occasione della messa nella memoria liturgica di San Domenico, celebrata nell’omonima chiesa reatina del 1.200. Un sentimento che il vescovo ha proposto in contrasto a tutte delle «passioni tristi» che «lasciano intravvedere all’orizzonte soltanto rovine e disastri».

Sconfiggere con la gioa la paura che non dà sicurezza

Al pari di quelli di san Domenico, infatti, anche i nostri sono tempi difficili. «Oggi – ha detto don Domenico – a farla da padrona è la paura che crea nemici che mette tutti contro tutti. La paura non risolve nulla e semina insicurezza. La sicurezza non sarà mai l’effetto della paura. Soltanto la gioia, cioè il coraggio di aprirsi agli altri, rende capaci di sciogliere i nodi irrisolti della nostra epoca».

Puntare sullo studio per sconfiggere la superstizione

Molte delle paure di questi anni si leggono anche nelle fake news. Un fenomeno in cui risuonano le parole della seconda Lettera a Timoteo: «Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro le favole».

«Le parole dell’Apostolo sono spietate e insieme realistiche», ha commentato il vescovo. «Anche oggi sorprende come si rifiuti per partito preso la fede e si ceda a ogni superstizione o magia. Non si è credenti, ma si diventa facilmente creduloni. Così c’è chi non crede allo sbarco sulla luna, chi nega i vaccini, chi non crede a Dio. In compenso si crede ad ogni sciocchezza».

Una deriva al quale un rimedio lo offre proprio san Domenico, che continuamente esortava i suoi frati allo studio: «ci è chiesto lo studio che non sorvola sulla complessità dei problemi e scava a fondo alla ricerca della verità. San Domenico ha scelto di non inseguire la novità ma di cercare la verità e per questo non si è mai sottratto al rigore dell’investigazione che sottrae alla superstizione».

Una fede per tutti, anche se non di tuttti

Gioia e studio, ha concluso il vescovo, accompagnano un altro aspetto decisivo dell’evangelizzazione secondo san Domenico: la sua universalità: «la fede non è per pochi letti e non va vissuta come fosse una piccola setta. La fede è per tutti, anche se non di tutti». È la prospettiva della domenica, che vede nella celebrazione eucaristica quella «particolare circostanza in cui la fede si apre a tutti».

«A questo tema – ha annotato il vescovo – sarà dedicato il prossimo Incontro pastorale». L’appuntamento di tre pomeriggi, dal 6 all’8 settembre, sarà dunque utile per «ritrovare insieme alla gioia e alle ragioni del credere anche l’esperienza di una comunità unita nella sua diversità. E confermare che come i martiri di Abitene: “Sine Dominico vivere non possumus”».

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