Harley-Davidson Sporster: l’aquila americana con i muscoli da bufalo

Moto spartana, quindi senza fronzoli, attenta alla linea che ormai è diventata classica e che, nell’immaginario comune, rappresenta l’idea del sogno americano e i lunghi viaggi lungo le grandi highways, degli infiniti paesaggi e dei solitari tramonti. La grossa americana è caratterizzata dalla linea poderosa e dal motore a due cilindri a V ben visibile sotto il serbatoio che porta il simbolo della casa costruttrice in stile piuttosto semplice. Lo stile è quello che ha reso unico il segmento della casa di Milwaukee nell’affollato panorama mondiale delle due ruote; infatti come al solito il telaio color nero , avvolge il motore bicilindrico, sempre verniciato interamente a polvere nera e si trova sotto il serbatoio a goccia e la sella monoposto, bassa e piccola come tutte le custom. Questa parte di tessuto è poggiata su un corto parafango (rigorosamente nero) alla ci estremità sono poste le frecce e gli indicatori di frenata che fanno da cornice allo pneumatico posteriore da 150 mm, che avvolge il cerchio nero in lega d’alluminio, colore onnipresente sul mezzo anche nella forcella anteriore, sul manubrio, sul tappo del serbatoio dell’olio oltre che su comandi e pedane. Il manubrio è in stile “Drag Bar” e accoglie il piccolo tachimetro che però contiene le indicazioni essenziali e grazie alla lancetta d’indicazione è sempre ben visibile anche in pieno sole.

Il motore da 883cc con 51 CV è agganciato al telaio tramite supporti elastici che migliorano il confort di marcia e spezzano leggermente le vibrazioni del potente bicilindrico raffreddato ad aria che sfrutta un sistema di iniezione elettronica sequenziale che prende il nome di ESPFI (Electronic Sequential Port Fuel Injection) e che rende fluida e regolare l’erogazione della coppia di 70 Nm anche nell’uso cittadino a cui si presta relativamente bene. L’unica parte della cromata della moto è rappresentata dagli scarichi “shorty” che rendono il profondo borbottio musica per gli appassionati del marchio. La ciclistica è semplice ma adeguata al’utilizzo del mezzo, la forcella anteriore di colore nero, è impreziosita da foderi neri con soffietti neri “old style” e ospita il cerchio anteriore d’alluminio a tredici razze da 19”. L’impianto frenante è forse leggermente sottodimensionato rispetto alle misure del mezzo infatti almeno per l’anteriore si ha un singolo disco morso da una pinza a due pistoncini. Per concludere la ciclistica è aiutata dalla sella bassa che concentra il baricentro nella parte centrale del mezzo favorendo così l’agilità a dispetto del peso totale che si aggira intorno ai 255 Kg e che quindi potrebbe spaventare soprattutto nelle manovre da fermi.

Ogni particolare concorre alla creazione del più classico stile americano e il tutto si conclude con l’accensione del motore che parte grazie all’avviamento elettrico che si aziona grazie alla rotazione della chiave nel blocchetto d’accensione, posto sotto il manubrio, nella parte destra della moto, vicino al motore. Il sound, come dicevo prima, è il classico borbottio del twin americano che inonda di emozioni l’animo del pilota; la potenza non è eccessiva e per questo i 51 CV risultano bene gestibili anche dai neofiti purché siano abbastanza alti da arrivare alle pedane basse. In marcia sparisce ogni sensazione di fatica e difficoltà e colpisce la rotondità di erogazione del motore che grazie alla trasmissione a cinghia evita bruschi strappi e favorisce l’aumento lineare di giri con progressione costante anche in ripresa con marce alte. Il cambio va usato poco proprio grazie alla fluidità d’erogazione anche se alla lunga risulta essere lento e rumoroso con indurimento della leva sul manubrio che conserva il comando meccanico con il vecchio cavo d’acciaio trascurando quelli innovativi a bagno d’olio.

In sella la posizione di guida è comoda, sembra di stare in poltrona anche se la scarsa copertura dall’aria crea turbolenze sia sul busto che su spalle e testa del pilota se si sale un po’ di velocità. In città il mezzo risulta abbastanza godibile grazie all’angolo di sterzo relativamente ampio e la taratura morbida delle sospensioni garantisce una buona dimestichezza anche con il pavè dei centri cittadini; come già ricordato l’unica opposizione alla maneggevolezza è rappresentata dal peso. Fuori dalla città la stabilità è ben accetta al pilota e le pedane posizionate ad una distanza intermedia sono una “manna” per il riposo degli arti inferiori ma le loro dimensioni ingombranti non favoriscono pieghe al limite quindi in un certo senso, è un mezzo sconsigliato per le gite domenicali, percorrendo strade tortuose di montagna. In autostrada il motore a cinque rapporti soffre un po’ le troppe vibrazioni e forse l’aggiunta del sesto ingranaggio farebbe comodo, come dicevo, a velocità troppo elevate l’aria che arriva in faccia al pilota è parecchio fastidiosa e dopo parecchi chilometri la schiena comincia a soffrire il peso anche se si poggia sulla sella morbida. Il passeggero è poco gradito e la seconda sella si appoggia sul parafango posteriore solo grazie a delle ventose che non attutiscono quasi per niente le forti vibrazioni; la posizione non è quindi così comoda e manca ogni tipo di appiglio.

Per concludere per avere nel garage il sogno americano basta sborsare la somma di 9000 euro per la 883 R e 10500 euro per la versione da 1200cc che prende il nome di Nighster. Tutto sommato la spesa non è eccessiva vista la cilindrata e la ricercatezza della casa di Milwaukee e per chi è un sogno è relativamente facile da realizzare. Le colorazioni disponibili sono bicolore e perlato/opaco per il nero.

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