Giubileo con i malati e i disabili: la diocesi di Rieti ha risposto «presente»

Non poteva essere diversamente, conoscendo l’impegno e la dedizione del direttore dell’Ufficio Diocesano per la Pastorale della Salute. Con un’azione lunga e meticolosa ha organizzato il pellegrinaggio a Roma coinvolgendo malati, famiglie, volontari, medici e infermieri.

Non era facile. La fragilità, le sofferenze, i problemi, che condizionano la vita dei malati fisici e non, impongono sforzi umani e, a volte, sovrumani a cui si sottopongono solo le persone generose, amorevoli e di fede. Persone che coniugano quotidianamente la parola compassione nel senso di compatire (patire con, soffrire insieme) e che cercano di lenire le debolezze umane del prossimo.

Devono essere persone che hanno compreso profondamente il valore dei quel mondo che altri vogliono emarginare o addirittura cancellare.

Con questo spirito, domenica 12 giugno, sono partiti, da piazzale Leoni verso Roma, circa 400 pellegrini della Chiesa di Rieti. La voglia di esserci ha annullato anche i sacrifici della “levataccia” delle prime ore della giornata. Con i 4 pullman anche i pullmini per il trasporto dei malati e le ambulanze della Confraternita di Misericordia per ogni evenienza e quasi cento persone che ci aspettavano al colonnato di San Pietro.

Ad ogni pullman erano stati assegnati responsabili, medici e infermieri. Per la migliore organizzazione, era stato fatto anche un sopralluogo a Roma da parte del diacono Nazzareno Iacopini e dei suoi collaboratori. Mons. Pompili, dopo aver dato il ‘Buon Giorno’ a tutti, ha augurato il ‘Buon Viaggio ’, dimostrando una sensibilità non comune.

Come previsto, alle ore 7,15 circa, è iniziato l’ingresso in piazza San Pietro. Tutti, con il cappellino di color amaranto e con la scritta Chiesa di Rieti hanno preso posto, in attesa dell’inizio delle celebrazioni religiose. Nemmeno la pioggia, che poco dopo ha incominciato a farsi sentire, è riuscita a rattristare i partecipanti. Anzi, è stata presa come atto di purificazione e preparazione al grande evento.

Il racconto delle testimonianze di coloro che nella vita sono stati toccati dal dolore ha creato un’atmosfera di partecipazione commossa. Gli occhi di molti, mentre brillavano di gioia mista a stupore, versavano lacrime che si mescolavano alla pioggia battente. Ma all’improvviso e come per incanto, iniziata la recita del S. Rosario e poi con l’arrivo di Papa Francesco, ha smesso di piovere ed è uscito addirittura il sole.

Qualcuno ha detto: «È stata la forza della preghiera»; e qualcun altro «Papa Francesco ha telefonato in cielo». La partecipazione non è mai venuta meno. L’attenzione maggiore si è avuta durante l’omelia del Papa. Le sue parole, ferme e chiare, facevano presa sulle coscienze di tutti. Papa Francesco, dopo la celebrazione dell’Eucarestia , ha voluto abbracciare, con amore e sempre sorridendo, i malati e i diversamente abili, presenti sul sagrato della Basilica. Per tutti, una parola di conforto e di coraggio.

Tanta commozione e tante lacrime.

Dopo il solito passaggio del Papa tra la folla felice, festante e plaudente, non poteva mancare, da parte del gruppo di Rieti, il transito della Porta Santa, come segno di cambiamento verso una nuova vita alla luce degli insegnamenti di Cristo.

Dopo una veloce visita della Basilica di San Pietro, mangiato un panino, di nuovo sul pullman per il ritorno a Rieti.

Che cosa sarà rimasto nella mente e nel cuore dei partecipanti al pellegrinaggio? Moltissimo! Lo sottolineano alcune frasi ripetute sui pullman durante il viaggio di ritorno. Una giornata meravigliosa… l’acqua che abbiamo preso è niente rispetto alla giornata di felicità che abbiamo vissuto… mi si è gonfiato lo stomaco di lacrime e di gioia… per me, Papa Francesco è, prima di tutto, un papà… Ho imparato, ancor di più, a capire e ad amare le persone fragili e malate…

A questo punto si può tranquillamente affermare che il Giubileo dei malati e delle persone disabili della Chiesa di Rieti è stato veramente un successo.

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