La democrazia non è scontata

Basta osservare le scelte dei giovani italiani per capirlo

Quando si osserva il rapporto tra giovani e democrazia, notiamo atteggiamenti contrastanti. Se da una parte si ribadisce la lontananza dalle forze politiche e una disaffezione verso i partiti tradizionali, dall’altra si insiste sulle nuove modalità di partecipazione e per la manifestazione delle proprie istanze.

In Europa i giovani sarebbero “insoddisfatti delle modalità di funzionamento della politica”, però vorrebbero “partecipare, essere più ascoltati e coinvolti”, poi considerano il web e i social network come “mezzi per aumentare la partecipazione”: secondo uno studio della London School of Economics, svolto in prossimità delle passate elezioni europee.

Simili atteggiamenti si riscontrano in Italia, dove un intervistato su tre afferma di essere disgustato dai partiti, ma solo il 13% non discute mai di questioni politiche e il 31% partecipa durante l’anno a momenti formativi socio-politici organizzati da associazioni o enti culturali, come afferma un’indagine di Rapporto Giovani. Inoltre si aggiunge nell’indagine che quasi il 40% degli intervistati non si colloca dentro una logica destra/sinistra.

Dalle analisi della relazione tra giovani e democrazia possiamo intuire che qualcosa sta cambiando. Almeno in due direzioni: il dibattito politico ha ampliato le sue piazze a quelle virtuali e le connette con quelle reali e inoltre le ideologie di liberismo e socialismo non esercitano più la forza attrattiva che avevano in passato. Allo stesso tempo i giovani oltre a essere interessati, sono capaci di impegnarsi e di mobilitarsi su questioni specifiche, ma risultano meno capaci di accettare il dialogo e mediazioni. Essi non trovano uno sbocco istituzionale, perché si consolida la frattura con i partiti che, invece, dovrebbero essere la cinghia di trasmissione delle istanze tra i cittadini e i Parlamenti.

Nelle nuove generazioni si rende visibile una doppia dinamica: voglia di partecipazione e assenza di un referente in grado di dare rappresentatività. Questo incide sulla credibilità della nostra democrazia. Il suo futuro è legato alla capacità di superare lo stallo, soprattutto in un periodo dove si affacciano in alcune parti nel mondo movimenti e regimi autoritari e l’interesse di tutti è distratto e concentrato sui destini dell’economia.

Molto dipende da noi e da quello che ai giovani riusciamo e riusciremo a trasmettere. Se ci accorgessimo che la democrazia è una conquista che non si può dare per scontata. Quando ci lamentiamo delle decisioni dei politici o della distanza dello Stato dai bisogni dei cittadini, dovremmo anche pensare a quanto la nostra disaffezione, i nostri atteggiamenti e i nostri interessi alimentano quelle decisioni e aumentano quella distanza. Inoltre non si può dare per scontata perché è espressione della società e quindi, mentre nelle sue forme istituzionali può sembrare identica nel tempo, nelle sue modalità pratiche, legate alle relazioni e agli equilibri tra le forze sociali, cambia continuamente fisionomia e, senza accorgimenti, corre continuamente il rischio di tenere ai margini qualcuno.

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