Salute

Covid: liberiamoci dai brevetti, il vaccino sia per tutti

Il vescovo Domenico tra i firmatari di un appello per la sospensione dei brevetti sui vaccini e la liberalizzazione della conoscenza, delle tecniche e degli strumenti per favorirne una democratica produzione

Sono sempre di più le voci che si alzano per invitare a una maggiore giustizia sociale anche per quanto riguarda i vaccini contro il Covid-19. Pure papa Francesco ha ricordato più volte che non bisogna lasciare indietro i poveri nella lotta contro la pandemia.

E in occasione del 25 aprile arriva «Liberiamoci dai brevetti: appello per un vaccino contro la disuguaglianza e per il diritto universale alla salute». Lo sottoscrivono Giorgio Brizio, Lella Costa, Domenico De Masi, Sara Diena, Tiziana Donati (Tosca), Carlo Petrini, Domenico Pompili e Gustavo Zagrebelsky. Insieme ricordano l’appello, “iorestolibera, iorestolibero” lanciato in occasione della Festa della Liberazione dello scorso anno. In quell’occasione, scrivono è stato dimostrato «come buoni intenti, valori e sentimenti di umana solidarietà sono in grado di colmare il vuoto creato dalla distanza fisica forzata».

Ora, a un anno di distanza, i firmatari scrivono: «Riaffermiamo quella nostra volontà e rendiamola ancora più universale. “La libertà comporta responsabilità”, diceva nel secolo scorso l’attivista per i diritti umani e first lady americana Eleanor Roosevelt. Una consapevolezza vera e attuale, che ci ricorda che la liberazione da questo virus, può solo passare attraverso un grande movimento di condivisione e uno spirito di comunità, che si concretizzano nell’equa distribuzione dei vaccini a livello planetario. La salute è un diritto di tutti e la sua garanzia è una responsabilità a cui noi – che in questo mondo siamo dei privilegiati – non possiamo sottrarci».

Da qui, «in un momento di emergenza mondiale come quello che stiamo vivendo dobbiamo chiedere a gran voce la sospensione dei brevetti sui vaccini, congiuntamente con la liberalizzazione della conoscenza, delle tecniche e degli strumenti per favorirne una democratica produzione. Perché se è vero che dal punto di vista biologico il virus non fa eccezioni di classe, genere, età e nazionalità tra le persone, è altresì impossibile negare che dal punto di vista sociale, il suo cammino devastante si è scontrato con grandi disuguaglianze e discriminazioni, non facendo altro che aumentarle».

Insomma «non possiamo permettere che l’accesso (ai vaccini ndr) sia priorità dei più ricchi, né proprietà di alcune nazioni che lo usano come espediente per estendere il proprio potere».

«Un monito, questo – affermano ancora i sottoscrittori dell’appello -, lanciato forte e chiaro anche da papa Francesco in occasione della Giornata Mondiale della Salute e che noi oggi accogliamo, incitando la formazione di una rete internazionale che porti avanti queste istanze e le concretizzi».

«Potremo dunque sentirci davvero sicuri – concludono – quando cureremo anche il grande virus dell’ingiustizia e della disuguaglianza. Non voltiamo le spalle a questa consapevolezza! Facciamo sì che, con questo 25 aprile, libertà significhi anche riconoscersi responsabili del bene e del destino dei più deboli».

I firmatari

Giorgio Brizio, Lella Costa, Domenico De Masi, Sara Diena, Tiziana Donati (Tosca), Carlo Petrini, Domenico Pompili, Gustavo Zagrebelsky.

(Foto di Spencer Davis da Pixabay)

Rispondi