Santissimo Corpo e Sangue di Cristo

L’eucarestia è il cuore della vita della Chiesa

Eccoci alla festa del Corpus Domini, cioè del Corpo (e sangue) del Signore: attraverso questo sacramento, Gesù si rende presente in mezzo a noi, anzi, viene persino dentro di noi per unirci a sé e darci la sua vita divina! Gesù stesso nell’ultima cena ha detto: questo è il mio Corpo! cioè, questo sono io; prendete e mangiatene tutti. Usa un imperativo d’amore: non dice se vuoi, se ti capita, se ti gira, ma prendete e mangiate: è Lui l’unico cibo della nostra anima!

L’Eucaristia è Dio fra noi! San Francesco d’Assisi nelle sue Ammonizioni scrisse: «O ammirabile altezza e stupenda degnazione! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, si umili a tal punto da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane! Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, e aprite davanti a Lui i vostri cuori!». Quanti ignorano questo grandioso mistero; quante volte purtroppo l’Eucaristia è banalizzata dagli stessi cristiani: si entra in chiesa distrattamente, dimenticando che il lumino acceso ci dice che lì nel tabernacolo c’è Dio; non troviamo mai il tempo di passare a far visita a Gesù o fare un po’ di adorazione, dove il Signore ci consola, risana le nostre anime con i raggi benefici del Suo amore e ci illumina sulle scelte da prendere.

Quante volte tanti, “illusi di credere”, si vantano di non partecipare a Messa, membri dei “cattolici non praticanti”; quanti, cercando di colmare quel vuoto che si portano dentro, o cercando “soluzioni facili” alla morte si dimenticano dell’unico e vero “farmaco dell’Immortalità”, che è Gesù: Chi mangia il mio corpo ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno! (Gv 6,54). O quanti ricevono l’Eucaristia in stato di peccato grave, come se nulla fosse, vivendo abitualmente nell’ingiustizia, nell’ipocrisia, nella corruzione, nella sregolatezza delle passioni, nella divisione, con una vita totalmente incoerente, al punto che il Signore più che entrare in un cuore, per dirla con santa Gemma, deve entrare in un “letamaio!” Oh se potessimo comprendere chi è quel Dio che riceviamo nella Comunione, quale purezza di cuore gli porteremmo!, esclamava s. Maria Maddalena de’ Pazzi!

E cosa ci rende capaci di fare l’Eucaristia? Di amare, di dare la vita come Gesù, diventando una cosa sola con Lui e tra di noi: «L’Eucaristia è istituita perché diventiamo fratelli; viene celebrata perché, da estranei ed indifferenti gli uni gli altri, diventiamo uniti, uguali ed amici; è data perché, da massa apatica e tra se divisa, se non avversaria, diventiamo un popolo che ha un cuor solo ed un’anima sola» (san G. Paolo II).

Nel Vangelo Gesù ha predicato e guarito per tutta la giornata, perciò la sera i discepoli lo invitano a mandare tutti a casa: è tardi, vadano a procurandosi da mangiare; alla fine loro la cenetta l’avevano; era striminzita, ma per loro sarebbe bastata… Ma Gesù risponde loro dicendo: date voi stessi da mangiare! Un “fulmine” a ciel sereno! Sembra un comando contro il buon senso: scusa, ma che gli diamo a 5000 persone? Dategli voi stessi da mangiare.

Innanzitutto significa: dategli voi da mangiare, cioè non dite: sbrigatevela da soli. Sentitevi responsabili della loro vita. Iniziate voi a fare qualcosa! Gesù non rimane impassibile davanti ai bisogni delle persone, e così chiede di fare a noi, suoi discepoli, troppo spesso preoccupati solo di soddisfare noi stessi e al limite la nostra “famiglia”. Ma abbiamo poco, è la risposta di tanti discepoli di oggi come di allora! A parte il fatto che spesso non abbiamo “così poco”, ma a ben vedere, abbiamo belle case, auto, ipod, cellulari, mobili di classe… ma l’attaccamento al benessere ci benda spesso gli occhi… e comunque il Signore non ci chiede di risolvere da soli tutti i problemi sociali, o di sostituirci allo Stato, ma di porre in atto piccoli segni che hanno in sé una forza immensa: i segni dell’amore, della condivisione.

«Soltanto se si accetta questo coinvolgimento si può parlare di vangelo! Questo significa che devono cambiare le relazioni fra te e gli altri, fra te e le cose. Tu sei responsabile dell’altro e perciò sei personalmente coinvolto nel suo bisogno. E le cose che possiedi – fossero soltanto cinque pani e due pesci – sono doni di Dio da godere con gli altri» (L. Manicardi). Ma non solo; questa frase può anche significare: «date voi stessi da mangiare», cioè non date solo delle cose, ma date voi stessi, date il vostro amore, fate della vostra vita un dono per gli altri! Tuo figlio/a non ha bisogno di giocattoli, ha bisogno di te, del tuo tempo, del tuo affetto! Tua moglie o tuo marito non ha bisogno della rosa per il compleanno, ha bisogno di te, del tuo ascolto, del dialogo; un malato ha bisogno del tuo tempo, di sentirsi pensato e voluto bene…

Insomma, non pensare solo a consumare la vita e a riempirti: tanti hanno fame d’amore, dunque fatti cibo per loro! Questa è la verità della tua vita: la vita è un dono che va donato! Se la tieni per te marcisce! La tua prima vocazione è amare! Gesù davanti alla nostra sofferenza non è rimasto inerme, ma si è sacrificato al punto da dare tutto se stesso, arrivando persino a farsi pane pur di stare con noi. Non importa se abbiamo poco, se sappiamo fare poco o se sappiamo poche cose; quello che interessa a Gesù è se vuoi mettere a disposizione ciò che hai e ciò sei per il bene degli altri!

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