Assassin’s Creed e la coerenza del tradimento

Il 4 gennaio scorso è uscito nelle sale cinematografiche italiane Assassin’s Creed , pellicola ispirata all’omonima serie di videogiochi di grande successo. Al contrario della versione ludica questo primo capitolo è stato definito un flop, sia di critica che di pubblico. Ciò non esclude naturalmente la presenza di spunti e scene interessanti.

La storia vede un condannato a morte (Michael Fassbender, anche produttore del film) ingaggiato per vivere sulla propria pelle la vita di un assassino, suo avo, vissuto nel XV secolo. Il tutto per ricostruire le vicende della millenaria lotta tra la setta degli Assassini e dei Templari. I primi voglio impedire a tutti i costi le mire di controllo sulle libertà dell’uomo dei secondi, intenti a togliere il libero arbitrio tramite uno strano manufatto definito Mela dell’Eden.

Partiamo dalle note dolenti. La trama pressoché indipendente dal videogioco ha deluso più che sorpreso gli appassionati. Sfruttare un nome noto per vendere un film non è certo una novità ma il pubblico inizia a non gradire queste operazioni di marketing. A poco serve l’inserimento di grandi star come i premi oscar Marion Cotillard e Jeremy Irons.

Altro problema è l’eccessiva carica complottistica per quello che inizialmente appare un dignitoso plot di fantascienza. Passare da Arancia Meccanica al Codice Da Vinci è davvero un salto eccessivo. Qui però c’è un primo lato positivo della pellicola: descrivere l’eterna lotta tra sicurezza e libertà mediante un linguaggio molto accessibile. Peccato non aver colto appieno l’occasione con una maggiore cura nella regia e nella sceneggiatura.

Seppur stereotipate, le due fazioni a confronto ricordano le grandi sfide della storia tra sistemi socio-politici (destra-sinistra, capitalismo-comunismo, ecc). I Templari vorrebbero eliminare il male togliendo all’uomo la stessa possibilità di compierlo, commettendo così un male ancora più grande. Gli Assassini sono pronti a morire in nome della liberta, ma questo nobile ‘credo’ li porta ad uccidere ovvero a negare nel modo più radicale possibile la libertà stessa.

In fondo le due sette non fanno che seguire nel modo più coerente possibile i loro principi. Ma la coerenza non esclude il tradimento, anzi tradire è spesso proprio l’effetto di un’applicazione pedissequa di concetti mal interpretati (se non addirittura contraddittori). È meglio ‘tradire’ se stessi ammettendo i propri errori che continuare a perseguire un ideale insostenibile.

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