Al liceo bufera sulla preside «assenteista»

Il caso da una settimana al centro delle cronache, mentre sui social impazza «Io sono suor Luisella». Diluvio di solidarietà per la pastorella suor Maino, storica insegnante del classico «Varrone», querelata per aver difeso gli studenti che hanno accusato la dirigente Nobili di essere poco presente a scuola.

La notizia che tiene banco in città nell’ultima settimana parte da quel Liceo classico mai così bistrattato come negli ultimi mesi, da quando, ai tempi della “rituale” occupazione autunnale, gli alunni, spalleggiati dalle famiglie e con il tacito accordo di non pochi docenti, se la presero direttamente con la preside Lidia Nobili, tacciandola di disinteresse e assenteismo. Coda di quelle vicende, venuta a conoscenza del pubblico solo perché qualcuno, che in quella scuola aveva operato in recente passato, ha voluto scrivere in merito una lettera aperta, è stata la spiacevole situazione che vede vittima l’insegnante di religione: suor Luisella Maino, religiosa pastorella (delle Suore di Gesù Buon Pastore) che nelle classi del “Varrone” opera da trent’anni.

La docente è stata infatti querelata dalla dirigente scolastica per aver a suo dire condiviso le offensive accuse che le erano state rivolte dagli alunni. Ricapitoliamo l’antefatto. Le solite occupazioni, che ormai costituiscono il ripetitivo rito delle superiori di tutt’Italia, nel caso del liceo reatino avevano indirizzato la protesta verso un obiettivo specifico e non certo lontano: a essere presa di mira era infatti la preside, che uno striscione esposto all’ingresso del vetusto Palazzo degli studi, in seguito a una serie di scaramucce e incomprensioni, invitava addirittura alle dimissioni. Da parte degli alunni erano piovute sulla dirigente pesanti accuse, cominciando da quella, appunto, di assenteismo.

Per i meno avvezzi alle faccende reatine, Lidia Nobili è tra i politici reatini a dire il vero più presenzialisti in tutte le occasioni pubbliche: tra i ranghi di Forza Italia prima nel consiglio comunale poi in quello provinciale, per poi arrivare in Regione; e sui banchi della Pisana è poi rimasta fino alla crisi della giunta Polverini, riprendendo il suo posto alla guida del Liceo classico, dove era giunta da dirigente nel 2009 per essere poco dopo collocata in aspettativa in coincidenza col mandato di consigliere regionale. Rientrata alla base una volta sciolto il Consiglio, il ritorno alla presidenza del “Varrone” e a quello stile oggetto di critica degli studenti: un “mordi e fuggi” che, a detta dei ragazzi, la renderebbe «presente a riunioni di partito, inaugurazioni e feste paesane assai più che non a scuola».

Terminata l’occupazione, l’episodio all’origine della spiacevole vicenda balzata ora in vetta alle cronache cittadine: il collegio dei docenti in cui la Nobili, deprecando l’atteggiamento ingiurioso mostrato nei suoi confronti dagli studenti, si era sentita commentare dall’insegnante Maino che quella di assenteismo non fosse un’accusa ma una semplice constatazione. Di qui la querela intentatole dalla dirigente, che ha ritenuto offensiva e denigratoria tale considerazione. Della cosa non si sarebbe probabilmente saputo più di tanto se a difesa della docente non fossero scesi un gruppo di autorevoli insegnanti in pensione che hanno fatto la storia del “Varrone” (tra loro anche i presidi Farchioni e Santoboni), firmando una lettera aperta in cui si esprimeva l’auspicio di «un rapido ripensamento da parte di chi ha promosso l’iniziativa», ricordando le «tante e belle esperienze didattiche» condivise con la professoressa Maino e «la sua autentica passione per la cultura e per la tolleranza, la sua saldezza di principi, la sua totale dedizione alla scuola, la sua disponibilità ad ascoltare, la sua onestà intellettuale».

Un documento di solidarietà e stima alla collega e auspicio di ripensamento è giunto poi anche a firma del personale attualmente in servizio. La notizia, rilanciata su tutti i media locali, ha creato un vespaio in città, tenendo banco su tutti i media. Sui social e sui blog si sprecano le attestazioni di solidarietà verso la religiosa, con l’immancabile (oggi di moda) “Je suis suor Luisella” in appositi hashtag e una pagina creata su Facebook che ha già collezionato oltre 500 “mi piace”. Nessun commento ufficiale, finora, da parte della diocesi; raccolte, però, dal più diffuso quotidiano locale le considerazioni di don Lorenzo Blasetti, sacerdote che con suor Luisella collabora da decenni, il quale non ha esitato a esortare alla vera giustizia, che è quella di chi non si limita a dichiarazioni ma si impegna perché essa davvero trionfi.

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