9. Organo della chiesa di Santa Caterina a Rieti (Istituto Bambin Gesù)

L’organo di fra Leone Vitelli di Terni (1568)

Quello che per secoli era stato il monastero benedettino di S. Caterina, nel 1803, per decreto del vescovo Marini, passò all’Istituto Suore Oblate del Bambino Gesù, che vi hanno tuttora sede.

La prima notizia su un organo nella chiesa dell’ex-monastero risale al 1568. Il 6 maggio di quell’anno fra Leone di Ercole Vitelli di Terni, dei Minori Conventuali di S. Francesco, magister organorum, promette alla badessa

«facere pro dicta ecclesia unum organum parvulum palmorum quinque cum dimidio vel circa pro altitudine maioris canne, cum quatuor registris, cum sesto suo, cum cannis oportunis, cum tastis, cum lignamine et cum scornicetto [= cornice] et cum duobus manticis et cum stagnio et omnibus necessariis ad dictum organum, omnibus sumptibus et expensis dicti fratris Leoni, et quod sit corista et sufficiens».

Consegna entro quattro mesi, costo dell’opera 25 scudi. In acconto 28 carlini di stagno e 62 in paolini d’argento.

L’organo di Lucullo di Alessandro Romano di Cortona

Il piccolo organo del Vitelli rimase attivo probabilmente fino all’inizio del secolo XVII, quando le monache di S. Caterina, forse per stare al passo con i tempi o per avere un strumento più consono all’ampiezza del loro tempio, decisero di fare un nuovo strumento.

Il 1° febbraio 1602, infatti, tramite il loro procuratore Marcantonio Revecci di Rieti, commissionano a dominus Lucullus magistri Alexandri Romani a Cortona organistus un organo per la loro chiesa.

Lucullo, figlio d’arte e già noto a Rieti per aver costruito, con il padre Alessandro, lo zio Cesare e il fratello Lucio l’organo di S. Agostino (1591), per aver risarcito con il padre Alessandro l’organo della cattedrale (1596), e più tardi, per aver costruito, forse da solo, quello di S. Scolastica, promette al detto procuratore del monastero:

«far un organo simile a quello di S. Scolastica de doi piedi et mezzo, cominciando in fa ut, con quaranta doi tasti tra bianchi et neri, con quattro registri, cioè principale, ottava, quintadecima et un registro di flaudi in ottava del principale.

Item promette detto organo farlo et darlo finito a calende d’agosto prossimo del anno presente 1602.

Item promette detto organo sonante metterlo a sue spese nel pulpito che oggi si ritrova in detta chiesa di S. Caterina, con patto che, in evento in detto pulpito non andasse dett’organo, sieno tenute dette moniche farlo maggiore et accomodarlo a loro spese.

Et versavice detto messere Marcantonio, a nome di dette moniche promette al detto maestro Lucullo come di sopra presente per sua mercede di detto organo … pagare scudi quaranta de paoli diece per scudo, delli quali a buon conto in presentia mia e dell’infrascritti testimoni adesso ne ha havuto et ricevuto … scudi dieci. Et il resto promette pagarlo in questo modo: altri scudi diece quando si manderà per detto organo et li vinti altri scudi per ultimo pagamento, quando detto organo sarà sonante.

Item promette esso Marcantonio mandare et far pigliare detto organo a tutte sue spese di detto monasterio. Reate in apoteca domini Egidii Diletti sita in Porta Carceraria foris, in contrada Porta Carana».

È interessante notare quel che si legge nel primo punto del contratto, ossia che maestro Lucullo farà per S. Caterina «un organo simile a quello di S. Scolastica» e ne dà le caratteristiche. Ciò induce a pensare che quasi certamente lo stesso Lucullo da solo o con il padre Alessandro, già operanti a Rieti dal 1591 – come accennato – avessero costruito, sullo scorcio di quel secolo, l’organo del monastero S. Scolastica (anch’esso benedettino), che qui viene preso a prototipo di quello edificando in S. Caterina. Certo è, ad ogni modo, che il lavoro procedette abbastanza speditamente e ai primi di giugno 1604 l’organo era già al suo posto nella chiesa del monastero e il giorno 3 maestro Lucullo ricevette il compenso dei 40 scudi, come pattuito due anni prima.

L’organo del ‘700

Probabilmente l’organo ebbe la sua definitiva sistemazione dopo il rifacimento della chiesa, che risale agli anni 1674-78. Ma cassa e cantoria sono quasi certamente del secolo successivo, nel corso del quale la chiesa si dotò anche di un nuovo organo. Afferma, infatti, il Tiberti, riprendendo un passo del Palmegiani:

«Per la chiesa di S. Caterina nel Settecento la badessa Clarelli fece costruire l’organo e a spese della signora Vecchiarelli furono messi ad oro tutti gli stucchi della cantoria».

Nel 1777 l’organo di S. Caterina è così descritto nel contesto della chiesa:

«Sopra a detta porta [principale vi è] il palco di legno dell’organo, che da una scaletta alla destra di essa porta s’introduce, con porticina d’albuccio di legno liscia, con chiave e serratura … un organo a quattro registri con quattro mantici e canne di stagno, fuori che le sole canne di contrabasso di legno, la cassa di detto organo d’albuccio dipinto, con tendina di tela gialla, che lo ripara dalla polvere. Al di sopra il coro grande per commodo delle monache, parimente di legno di noce, sostenuta da due colonne di ferro che appogiano nel palco dell’organo al di sotto. Alla sinistra della porta maggiore sudetta parimente sotto l’organo un’altra porticina di legno d’albuccio liscia, entro due torcieri per uso dell’altare maggiore, intagliati e dorati, alti palmi 7½».

Una scritta sul muro dietro l’organo («Paolo De Santis 1783») testimonia un restauro. Un altro si ebbe nel 1904, ad opera di Ernesto Natalucci, che aggiustò anche due pianoforti del convitto. Lo stesso anno le monache del Bambin Gesù pagavano anche l’organista. Nel 1998 il maestro Tiberti scriveva che lo strumento era stato efficiente fino a vent’anni prima.

Oggi è del tutto fuori uso nella sua cassa ad una sola campata in legno dipinto di grigio con festoni messi ad oro. La cantoria a linea ondulata ha la balaustra in legno laccato, con lievi bordure nei riquadri e festoni lungo i pilastrini. Teste alate di cherubini in stucco bianco segnano il punto in congiunzione con la parete. Opera di sobria fattura nel disegno e nella decorazione probabilmente degli inizi del XVIII secolo.

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