60° anniversario della firma dei Trattati di Roma. Il genio femminile e la “casa comune”

Nel 60° dei Trattati di Roma, si ricordano le donne che hanno contribuito a progettare e a costruire giorno dopo giorno l’Europa “della pace, della libertà e del benessere”. È tempo di parlare di “madri fondatrici”

“L’Europa è una questione d’anima”. È il 17 luglio del 1979 e Louise Weiss, francese di origini ebraiche, grande figura della cultura europea, pronuncia il discorso di apertura della sessione plenaria dell’Europarlamento a Strasburgo, eletto da poche settimane per la prima volta a suffragio universale in rappresentanza di 280 milioni di cittadini dei 9 Paesi che a quel tempo fanno parte della Comunità economica europea (Cee). Weiss – alla quale è oggi dedicato l’edificio principale del Parlamento Ue nella città alsaziana – ha 86 anni ed è la decana dell’Assemblea di cui resterà alla presidenza un solo giorno, per poi lasciare il posto alla neo eletta presidente, Simone Veil, di oltre trent’anni più giovane, anch’ella francese di origini ebraiche, internata nei lager tedeschi dove aveva perso quasi tutta la famiglia.
Il discorso della Weiss è alto, vibrante, e ripercorre storia e cultura del Vecchio continente. “L’Europa – afferma fra l’altro – non ritroverà il suo splendore se non riaccendendo i fari della coscienza, della vita e del diritto”. E mentre traccia un filo rosso che collega secoli di storia, lascia intravvedere il grande disegno di pace e sviluppo voluto dai “padri fondatori”. Le farà eco il giorno seguente Simone Veil – scomparsa quest’anno e alla quale è intestato lo spazio antistata la sede brussellese dell’Assemblea Ue – segnalando le “tre importanti sfide” che “tutti gli Stati membri devono oggi raccogliere” per dare un futuro alla “casa comune”: “Quella della pace, quella della libertà e quella del benessere. E sembra proprio – sottolinea – che solo la dimensione europea sia in grado di permettere agli Stati di raccogliere tali sfide”.

Nel 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma, che fondano la Cee, oggi Unione europea, il Senato italiano rende omaggio, mediante due agili pubblicazioni, ad alcune figure femminili che hanno contribuito, ciascuna a proprio modo, a “costruire l’Europa”. Donne – che dovremmo cominciare a chiamare “madri fondatrici” – della tempra di Anna Siemens (definita l’“antesignana” degli Stati Uniti d’Europa), la stessa Louise Weiss (la “suffragetta”), l’italiana Ada Rossi (la “postina di Ventotene”). Senza trascurare Ursula Hirschmann, Fausta Deshormes La Valle, Marga Klompé, Sofia Corradi (la “sognatrice” dell’Erasmus) e altre ancora…

Nei due discorsi sopra ricordati emerge con chiarezza l’idea di un’Europa sovranazionale necessaria per ridare pace e futuro a un continente segnato da infinite divisioni e interessi contrastanti tra gli Stati, che avevano portato, nel Novecento, due guerre devastanti e l’Olocausto. Ma nell’introdurre uno dei due volumi, il presidente del Senato, Pietro Grasso, va oltre, nell’affermare lo specifico, ampio, profondo apporto femminile alla causa europea. “Il contributo femminile al processo di unificazione è stato importante non solo dal punto di vista teorico e politico, ma anche nella costruzione affettiva e sentimentale di un’identità europea in cui tutti i cittadini, uomini e donne insieme, potessero riconoscersi e sentirsi ‘a casa’”.

In un’epoca in cui il progetto europeo fatica a trovare risposte convincenti, efficaci e al passo con i tempi, la rivisitazione del contributo femminile può fare nuova luce sul presente e sul domani. Si tratta di riconoscere l’apporto di alcuni “grandi nomi” come quelli qui segnalati, accanto a quelli della moltitudine di donne sconosciute ai più che hanno posto, e pongono ogni giorno, mattone su mattone per far crescere l’Europa delle famiglie, del lavoro, dell’impresa, della conoscenza, dell’educazione, della fede, del sindacato, della politica. Un’Europa che, con o senza “quote rosa”, sa farsi illuminare e sospingere dal “genio femminile” cercando una marcia in più per superare la lunga crisi che l’attraversa.

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