Dire “anziano” o “vecchio” oggi pare non si possa più. Quasi una forma di insulto. E questo «perché nell’evoluzione e nei cambiamenti la nostra società ha fatto diventare il tempo della gioventù come l’unico tempo possibile». Ha iniziato così la sua riflessione don Paolo Blasetti nell’incontro svoltosi ad Amatrice alla vigilia della Giornata dei nonni e degli anziani, ricordando che in questo cambiamento culturale per cui sembrerebbe che «l’unica stagione possibile della vita è l’essere giovani e dunque tutta la società è impostata nel tentativo di imitare i giovani», la Chiesa, attraverso papa Francesco che l’ha voluta istituire e papa Leone che si è posto sulla scia del suo predecessore, vuol richiamare con questa Giornata mondiale una concezione diversa.
Il direttore in diocesi della pastorale ha parlato a un attento pubblico di “capelli bianchi” convenuto al Centro Pio Cretaro, struttura nata nel post terremoto su donazione di una famiglia intitolata al ricordo di una giovane vittima (aveva solo 25 anni) del terremoto del 2016, accolti dal presidente Fabio D’Angelo.
A introdurre l’incontro Licia Alonzi Carnicelli, che nell’ambito dell’Ufficio diocesano di Pastorale familiare coordina il settore anziani (era presente anche il direttore don Giacinto Pietrazsak con il vicario generale don Casimiro Panek), la quale ha fortemente voluto – dopo un altro momento che si era svolto alcuni mesi fa in città al Centro Anziani attivo presso la struttura ex Piaggio del Comune, sempre animato dalla riflessione di don Paolo – questo appuntamento proprio lì dove maggiormente si sperimenta in modo particolare la fragilità di chi è avanti in età, dove spopolamento, solitudine, difficoltà logistiche e tutte le problematiche che affliggono gran parte dei nostri paesi hanno conosciuto un consistente aggravamento con la tragedia del sisma di dieci anni fa. Nonostante ciò, non manca la speranza e la caparbietà di chi resiste, come ha tenuto a dire la presidente del Centro Anziani amatriciano, che ha rivolto il saluto prima della riflessione di don Blasetti.
Riflessione che, riprendendo il messaggio del Papa per la Giornata (legata alla memoria liturgica dei santi nonni di Gesù, Gioacchino e Anna), ha sottolineato come, in una realtà in cui l’età media si è alzata e la durata della vita molto allungata, aumentino al contempo le fragilità degli anziani e il rischio che ci si senta un peso. Ma il concetto di fondo è che «la persona non vale per quello che fa, ma per quello che è». E Dio – è il punto focale del messaggio di Leone XIV – ci guarda, ha evidenziato don Paolo, «in una dimensione di attenzione alla persona che sperimenta una forma di fragilità». E prima ancora che essere utili a figli che lavorano e a nipoti che hanno bisogno di essere tenuti, l’importanza di genitori anziani e di nonni è l’essere testimoni di quella « sapienza che scaturisce dall’esperienza della vita».
Tutto trova un senso nuovo, dunque, se si ricorda quello su cui il Pontefice insiste: il sentirsi amati da Dio, il ricordarsi «che per Lui siamo preziosi e importanti a qualsiasi stagione della vita. E non perché facciamo qualcosa, ma perché siamo noi». Un sentirsi amati nella reale condizione che si vive, «per cui non dobbiamo affannarci nel cercare di fare le cose per sentirci vivi, ma reimparare ad apprezzarci come persone, sapendo che il primo che ci apprezza è Dio».
L’incontro si è concluso condividendo la lettera che il vescovo mons. Piccinonna ha voluto indirizzare per la Giornata.

