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L’ultimo saluto a suor Margherita: «Una madre per tanti»

«Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini». Sul filo di questa intuizione si è svolto l’estremo saluto a Madre Margherita, che oltre ad essere stata prima Abbadessa (1971- 1984) e poi Madre generale (1984- 2001) è stata per tanti una madre

Avevamo festeggiato di recente e con gioia i 90 anni di madre Margherita Pascalizi. In tanti le avevano testimoniato affetto con regali, foto, ricordi, fiori. Lo stesso affetto con cui, nel pomeriggio del 12 aprile, ha ricevuto l’ultimo, commosso, saluto, in un silenzio pieno di ricordi.

I funerali hanno richiamato una folla di persone. La bara di suor Margherita era circondata da una corona delle sue consorelle francescane. Non sono mancati i rappresentanti delle autorità locali, né i sacerdoti, che in gran numero hanno raggiunto Borgo San Pietro. La funzione è stata presieduta dal vescovo Domenico, e concelebrata da altri quattro vescovi.

La figura di madre Margherita era inscindibile dal Cicolano, territorio che l’ha vista presente per la maggior parte dei suoi novant’anni di vita. Era nata nel piccolo paese di Poggio Vittiano, e ha legato fin da giovanissima la sua vita al monastero di Borgo San Pietro. Per molti suor Margherita era un punto di riferimento e un rifugio spirituale. Era, come sottolineato dal vescovo Domenico all’inizio della sua omelia, «madre per tanti», e non soltanto per le religiose dell’Istituto delle Suore Francescane di Santa Filippa Mareri: «è stata madre e insieme è stata donna e non ha mai contrapposto – come accade oggi – l’una all’altra».

Ed era questo, secondo il vescovo, il segreto della sua libertà, «che si coglie non solo nel suo carattere volitivo, intraprendente, curioso, ma soprattutto nella sua cura per le persone incontrate, una ad una». A cominciare dalle orfane di guerra cui furono aperte le porte del Monastero per far nascere un servizio educativo e assistenziale. Un’opera che garantiva non solo vitto e alloggio, ma anche la necessaria formazione umana, spirituale e culturale affinché potessero inserirsi agevolmente nel mondo del lavoro.

Compiuta la metamorfosi da Monastero ad Istituto che aveva preso le mosse da mons. Rinaldi, la «libertà di generare vita» di madre Margherita si approfondirà nel dopoguerra in altre direzioni: l’apertura della casa di riposo per anziani a Magliano dei Marsi nel 1981 e nel 1995 la missione in Albania a Torovise, «dove ugualmente l’impegno delle suore è l’emancipazione della donna e l’educazione dei bambini». Segno che la religiosa sapeva rispondere all’appello di nuove emergenze «senza lasciarsi intimidire dalle difficoltà di ordine pratico».

Dove trovava tanta forza? Per rispondere a questa domanda il vescovo ha colto un riferimento nella Parola appena proclamata: «Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita» (Gv 3,36). «Madre Margherita ha creduto – ha spiegato mons Pompili – e ha fatto trovare la vita a tante persone. Siamo qui a dirle grazie per averci donato la prova di una fede concreta che si è manifestata in una maternità credibile», capace cioè di «una cura non anonima».

«Suor Margherita – ha concluso il vescovo – ci ha fatto comprendere quanto abbiamo bisogno delle mani della madre. E sono benedette, perché attraverso le mani della madre passa la vita di tutti».

Sotto una pioggia battente, un lungo corteo funebre si è poi mosso verso per il cimitero parrocchiale di Borgo San Pietro. Nella cappella delle suore, l’ultima abbadessa della comunità delle Suore di Santa Filippa, ora riposa in attesa della risurrezione.

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