Giugno Antoniano

Tra lacrime e applausi si chiude il Giugno Antoniano

A conclusione dei festeggiamenti per il Giugno Antoniano, dopo essere stata salutata dai reatini durante la Processione dei Ceri, la statua del santo di Padova è stata spogliata e rimessa nella sua nicchia

È pronta a tornare nella sua nicchia, chiusa da una tenda azzurra, nella cappella a lui dedicata all’inizio della navata, la statua raffigurante sant’Antonio di Padova salutata dai reatini all’indomani del suo “trionfo” nelle vie della città. In nottata, hanno fatto le ore piccole gli addetti allo “spogliamento”, per togliere i preziosi dall’abito che ricopre la venerata immagine e dalle bacheche laterali che raccolgono il grosso degli ex voto, cui si vanno a sommare i nuovi oggetti donati quest’anno per grazia ricevuta.

Un lavoro, quello che conclude i festeggiamenti del Giugno Antoniano Reatino, paziente e compiuto non senza una forte commozione, così come quello del capomacchina Enrico Beretta e degli altri confratelli prodigatisi nell’opera di smontaggio della statua dalla macchina processionale. Operazione compiuta, accompagnata da canti di preghiera, sotto il silenzioso osservare di centinaia di devoti che lunedì sera si sono radunati in San Francesco per l’ultimo momento del programma di celebrazioni che per venti giorni ha reso la chiesa duecentesca in riva al Velino cuore spirituale della città.

Nel pomeriggio, l’ultima Messa vespertina celebrata dal “cappellano capo” padre Antonio Maria Tofanelli in suffragio di tutti i defunti della Pia Unione Sant’ Antonio di Padova. Una memoria viva, ha detto il frate cappuccino (che, con i confratelli Luigi Faraglia conventuale e Marcello Bonforte minore compone la fraternità francescana interobbedenziale incaricata di assistere il sodalizio): memoria viva di tanti che si sono prodigati nell’animare il culto antoniano della comunità reatina e ora, con sant’Antonio, vivono nell’eternità di Dio. Un pensiero a loro (l’ultimo, il compianto Vincenzino Formichetti, tra i più entusiasti “operai” dei festeggiamenti antoniani, volato in cielo dopo una lunga malattia qualche mese fa) e un incoraggiamento a proseguire questa “missione” a servizio della città tanto legata al “santo dei miracoli”.

Grande applauso, quando la statua raffigurante il francescano portoghese, che dal pomeriggio del 12 era issata sulla macchina posta dietro l’altare maggiore, viene calata sul carrellino con il quale è condotta sotto il presbiterio. Accanto, due confratelli sorreggono la statua di Gesù Bambino, anch’essa smontata dal simulacro che la vede in mano al santo, e il reliquiario che contiene un frammento delle spoglie di Antonio proveniente dalla tomba conservata nella basilica di Padova.

E dura parecchio la lunga processione dei devoti che, sfilando per la navata, vengono a rendere omaggio baciando la statua del santo, quella del Bambinello e la reliquia, mentre il suono della banda musicale di Lisciano e i canti del gruppetto di cantori (come sempre ce ne sono alcuni dell’AC diocesana, con altri spontaneamente aggregatisi) accompagnano questo momento di forte devozione.

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