Tornano le avventure di Star Wars

“Rouge One” ha la capacità di essere riconoscibile e al tempo stesso innovativo, standardizzato e differenziato.

“Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana…”: tornano le avventure della saga cinematografica più famosa di sempre, Star Wars. A un anno esatto di distanza da Star Wars VII – Il risveglio della forza, le sale cinematografiche del mondo hanno accolto un nuovo capitolo dell’universo fantascientifico inventato da George Lucas (e ora nelle mani della Disney). E, come era stato per lo scorso Natale, la nuova pellicola ha stravinto al box-office mondiale.

“Rogue One” è il primo capitolo di una nuova avventurosa serie cinematografica che esplora i personaggi e gli eventi che ruotano intorno alla saga di Guerre Stellari, ma non è né un sequel (i fatti raccontati sono avvenuti dopo il film originale) né un prequel (i fatti raccontati sono antecedenti al film originale), bensì uno spin-off (l’universo di riferimento è lo stesso, alcuni personaggi del film principale compaiono, ma poi la storia prende una direzione diversa e a sé stante). La scelta di questi tipi di film sono da ricondurre a strategie narrative che permettono alle case di produzione di sfruttare al meglio e per lungo tempo il potenziale di un universo cinematografico e sono state mutuate da altre forme audiovisive (come quelle delle serie tv) e soprattutto dal fumetto. Oggi il panorama cinematografico americano è saturato da film che sono prequel, sequel, spin-off, reboot (pellicole che ri-raccontano la storia di un’opera del passato, la fanno rivivere sotto nuova forma, con nuovi attori): per molti critici è il segno della crisi di Hollywood, per altri, invece, solo il risultato della convergenza di differenti strategie narrative audiovisive. In realtà, come per ogni film, va valutata la singola pellicola per decretarne o meno la riuscita e Rouge One, pur essendo semplicemente lo spin-off di una saga di grande successo, aggiunge un capitolo interessante, ben diretto e certamente di ottimo intrattenimento.

Il film racconta la storia di un improbabile gruppo di eroi che intraprendono, in un periodo di conflitto, una missione per sottrarre i piani della più potente arma di distruzione di massa mai ideata dall’Impero, la Morte Nera. Questo evento, fondamentale per la storia di Star Wars, spingerà delle persone ordinarie a unirsi per realizzare qualcosa di straordinario, diventando parte di qualcosa di più grande. “Rogue One” è dunque ambientato prima degli eventi narrati in “Star Wars Episodio IV: Una Nuova Speranza” (il primo film del 1977, quello diretto da Lucas, quello che ha fondato la saga) e, dunque, in parte si discosta dai film della saga, ma mantiene comunque una certa familiarità con l’universo di Star Wars. L’atmosfera è la stessa, infatti, così come l’aria retrò, l’ironia e la commistione di personaggi reali, meccanici e alieni, ma questo episodio si inoltra in nuovi territori, esplorando il conflitto galattico da una diversa prospettiva militare. Nei momenti migliori della pellicola, infatti, assistiamo a scene di battaglia con non sfigurano con quelle ricreate da Spielberg nel suo “Salvate il soldato Ryan” o da Coppola nel capolavoro “Apocalypse Now”. La grandiosità della messa in scena fa mettere un po’ da parte al regista i suoi protagonisti, che risultano un po’ bidimensionali, ma nel complesso “Rouge One” ha la capacità di essere riconoscibile e al tempo stesso innovativo, standardizzato e differenziato. Dunque, originale pur essendo un “prodotto” studiato a tavolino per sfruttare il potenziale di una saga conosciutissima.

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