In famiglia

Tenere allenato il cuore per fare una scelta che rispetti la dignità umana

Per il cristiano il prossimo è alla porta accanto, come dall’altra parte del mondo e sta a lui tenere allenato il cuore per vivere questa comunione universale

L’ambiente è il nostro prossimo. Non c’è elemento del Creato che l’uomo possa trascurare o a cui sia lecito procurare violenza gratuita e il Papa lo ribadisce con forza in vari passaggi della sua enciclica. Si pensi a quando da bambini ci si accaniva su una lucertola o una rana o qualche altro piccolo animale.

L’istinto cacciatore o di possesso veniva regolarmente redarguito dagli adulti e subito si sentiva di aver commesso qualcosa fuori dal naturale corso delle cose. Così, con le giuste proporzioni, agli uomini è chiesto di rispettare la natura, ma di non essere incoerenti. La coerenza è una relazione virtuosa con il mondo e con i fratelli. La buona e coerente relazione non nasce da semplici sentimenti e tanto meno da interessi, ma dalla consapevolezza che insieme soltanto, in stretta alleanza, facciamo del mondo il luogo della vita.

“Non può essere autentico un sentimento di intima unione con gli altri esseri della natura, se nello stesso tempo nel cuore non c’è tenerezza, compassione e preoccupazione per gli esseri umani” (LS 91). C’è qualcosa che non va – dice il Papa – se si lotta contro il traffico di animali in via di estinzione, ma si rimane indifferenti, per esempio, di fronte alla tratta di persone. Ma gli esempi possono essere anche più quotidiani. In un condominio può riscuotere molto più successo il cane del vicino che l’inquilino solo e anziano della porta di fronte.

Al primo si dispensano affettuosità e complimenti, il secondo viene magari evitato o trascurato eppure se solo gli si chiedesse si scoprirebbe un mondo di bisogni e magari anche di desideri da condividere. Il Papa insiste: “si richiede una preoccupazione per l’ambiente unita al sincero amore per gli esseri umani e un costante impegno riguardo ai problemi della società” (LS 91). Questa è la prossimità che è chiesta ai cristiani, un’accoglienza dell’altro e del diverso che, proprio a partire dallo stupore positivo nei confronti di tutto il Creato, non bada a confini, colori, distanze.

Per il cristiano il prossimo è alla porta accanto, come dall’altra parte del mondo e sta a lui tenere allenato il cuore per vivere questa comunione universale ed essere pronto tutte le volte che gli viene chiesto di fare una scelta che rispetti la dignità umana. La contemplazione della natura, dunque, non va mai disgiunta da una partecipazione attiva nella società di cui facciamo parte.

Al di là del proprio orientamento politico, sarebbe uno strabismo incomprensibile quello di appassionarsi a documentari su luoghi esotici ed incontaminati del globo e distogliere lo sguardo dai servizi sugli sbarchi di esseri umani che più o meno quotidianamente avvengono sulle nostre coste. C’è sempre in agguato la tentazione di alzare muri invece che aprire strade, passaggi, corridoi e questo – come accennavo – vale sia a livello internazionale che in ambito casalingo.

Una disposizione d’animo aperta è quella che più risponde all’esigenza ecologica del mondo. “Pace, giustizia e salvaguardia del Creato sono tre questioni del tutto connesse” (LS 92) e tutti noi siamo uniti in un unico viaggio che ci vede impegnati ad amare ed essere amati in un circolo virtuoso. C’è un unico mondo e un’infinita sete da parte dell’umanità, a ciascuno di noi sarà chiesto a chi hai dato da bere.

Giovanni M. Capetta dal Sir

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