Se il cristiano va in politica, è tutta questione di «stile»

Nel difficile momento che sta vivendo la politica riguardo al grado di affidabilità di coloro che vi si dedicano e, di contro, al modesto livello di credibilità di quanti rappresentano il popolo per mandato elettorale, due consiglieri regionali di dichiarata appartenenza cattolica, il giovane presidente della Commissione cultura alla Pisana, Cristian Carrara, già presidente delle Acli di Roma, e il reatino Daniele Mitolo, fin da ragazzo attivo nel mondo ecclesiale locale (di “storica” famiglia neocatecumenale), entrambi eletti nel listino di area Pd del governatore del Lazio Zingaretti, si sono sottoposti ad una pubblica intervista presso l’Auditorium Varrone rispondendo alle ficcanti domande di Alessandra Lancia, giornalista de «Il Messaggero» (e già alla guida del diocesano «Frontiera» “pre–riforma”).

Tema: “Lo stile del cristiano” e come l’azione politica vi sia rispondente. Gli organizzatori dell’iniziativa sono stati spinti ad agitare così le attuali morte gore della cultura reatina, da troppo tempo indicanti calma piatta, raccogliendo l’invito premuroso rivolto alla comunità dei credenti da papa Francesco: «Noi cristiani non possiamo giocare la parte di Pilato, lavarci le mani, non possiamo, dobbiamo immischiarci nella politica perché la politica è una delle forme più alte di carità… i laici cristiani devono lavorare in politica!».

È appena il caso di ricordare che alla vigilia della riunione dell’Assemblea costituente, nel lontano 1946, i rappresentanti di fede cattolica, tutti democristiani, si autoconvocarono nella Basilica di S. Maria Maggiore per invocare lo Spirito Santo, convinti che Dio li aveva chiamati al delicato lavoro di metter insieme le regole di convivenza di tutti i cittadini italiani, collocando la persona umana al centro della Costituzione, sulla base della solidarietà reciproca, impegnandosi a tenere ai loro piedi la parola del Vangelo quale lampada per il laborioso cammino. Andreotti, che era un noto inventore di aforismi, disse che allora la politica toccava l’altare.

Forse era esagerato. Ma oggi, per seguire i valori che dall’altare si predicano, la politica neanche vi si avvicina… Carrara e Mitolo si sono predisposti assai coraggiosamente a rispondere alle domande della Lancia che, con assoluta bravura professionale, è andata a coglierle proprio nel Vangelo di Matteo.

La giornalista, anche lei di estrazione cattolica, ha dimostrato esperienza nel manovrare la divina materia, riuscendo a suscitare nei suoi intervistati interessanti riflessi esistenziali e morali. I due politici sono stati interrogati su alcune parti del Discorso della Montagna, che, se applicato nella vita, darebbe quale risultato l’immagine visibile di Gesù in noi.

Troppo! Però ne è balzato fuori un confronto interessante, che ha suscitato l’attenzione dei numerosi ascoltatori per le risposte date da Carrara e Mitolo. Come ben si sa, quella di Gesù è una parola che per essere messa in pratica impegna totalmente spirito e corpo e che alcuni dei suoi discepoli definirono impraticabile per la sua durezza, specie per un politico, ma che con l’aiuto di Dio è possibile anche praticare.

S’è parlato del Giubileo della misericordia, della carità e della necessità di essere umili, della corruzione, del contenuto esplosivo del perdono che è l’equivalente più esplicito della misericordia. Dunque a un politico è possibile perdonare? Se davvero cristiano, dovrebbe. Può il suo parlare essere “sì, sì”, “no, no”? E nelle risposte qui si è avvertita qualche difficoltà. Anticipando il Concilio, perdonabile!

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