Scuole, rischio crollo?

In città scontro aperto fra genitori e Comune circa la tenuta degli edifici scolastici. La psicosi corre sui social: agibile non è antisismico. Il ritorno in classe fra mille polemiche dopo settimane di stacco. Ma per qualche istituto restano questioni aperte.

La paura fa novanta, e sui social fa anche centottanta e più… Perché la gente “radunata” sulla piazza – o meglio il bar – virtuale comodamente a portata di pc o di smartphone dibatte, strilla, allarma e crea psicosi à gogo. Il ritornello di questi giorni è sempre quello: edificio agibile non vuol dire edificio antisismico. Ergo, inutile aver aperto le scuole in città una settimana più tardi a settembre e averle chiuse adesso per altri quindici giorni e rotti solo per riavere il certificato di agibilità, perché in caso di scossa molto forte esso, dicono in tanti, nulla varrebbe e i nostri figli, nella malaugurata ipotesi che avvenisse in orario di lezione, verrebbero sepolti dalle macerie…

Vagliela a togliere, ai genitori reatini, questa paura, visto che il terrore che una volta correva sul filo adesso va a cento all’ora su Facebook e su WathsApp. Nessuna rassicurazione riesce a tranquillizzare il reatino impaurito, mai come ora appassionato di geologia e attentissimo a seguire le notizie riguardo le famose faglie “a effetto domino”, per cui dopo Amatrice, Visso e Norcia non sappiamo quel che sta succedendo nel sottosuolo e che cosa può riservare il futuro più o meno immediato.

Fermo restando che non c’è più ghiotta occasione di questa emergenza e di questo stato d’ansia collettiva per premere per la prevenzione e l’adeguamento sismico degli edifici e per imparare a convivere con una terra che naturalmente trema e sempre tremerà, non si può non riconoscere la necessità di tornare alla normalità per le famiglie e soprattutto per i bambini e i ragazzi che dal 26 ottobre sono tornati a scuola solo giovedì scorso e non tutti, perché in città qualcuna riapre domani o forse anche dopo. Non è mancato poi chi ha inscenato proteste come quelle di far entrare in classe i figli col caschetto di protezione.

Alla fine poche, tra le famiglie degli alunni che dovevano rientrare giovedì, hanno seguito la posizione dei “duri e puri”, quella dello “sciopero a oltranza”: tantissimi lo hanno minacciato, pochi alla fine lo hanno fatto, anche disorientati dalla confusione di idee nell’apposito Comitato Scuole sicure riguardo alla presunta “diffida” al sindaco a riaprire gli edifici scolastici e alla presunta salvaguardia legale che essa avrebbe offerto per il problema del mancato rispetto dell’obbligo scolastico… un’inconstistenza durata il tempo di essere annunciata all’affollatissima assemblea che il pomeriggio di sabato 5 aveva attirato genitori e studenti al “parcone” di via Liberato.

Le autorità scolastiche attendono pazientemente, le autorità comunali e provinciali rassicurano che effettuati controlli e lavoretti è tutto a posto, ma il livello di psicosi collettiva fatica a scemare. Intanto la situazione concreta delle scuole, fatta la conta dei danni prodotti dal sisma, appare variegata, con il Palazzo degli studi di piazza Mazzini parzialmente inagibile (e quelli del Pedagogico a dire che se chiude l’ala del Classico non si capisce perché la loro sia invece sicura) e il Liceo scientifico che si ritrova l’inagibilità per “rischio esterno”: qui è infatti l’attigua chiesa di S. Francesco e le sue pertinenze (campanile ed ex canonica) a creare problemi ai liceali dello Jucci che insiste sull’area dell’ex convento: l’ordinanza urgente del sindaco intima al Fec (il Fondo edifici di culto del ministero degli Interni, che ha la proprietà dalla duecentesca chiesa francescana) di provvedere alle necessarie misure di ripristino delle condizioni di sicurezza che permetteranno alla scuola di riavere l’agibilità. In attesa di decisioni la media “Sisti”, dove si deve mettere mano ai lavori (già finanziati da un anno ma mai iniziati) sul tetto; per asilo, elementari e medie del «Marconi », invece, trasloco provvisorio per ulteriori lavori necessari.

Scarica Lazio Sette del 13 novembre 2016

Foto di Massimo Renzi 


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