“Rieti città senza barriere”, il vescovo: «costruire ponti di accoglienza»

È stata coloratissima e festosa la marcia di “Rieti città senza barriere”, l’iniziativa partecipata da tante realtà del terzo settore e coordinata da Paola Mariangeli e Maria Serena Mercatini della Casa del Volontariato di Rieti. Una quarta edizione che, partita lo scorso 22 febbraio, ha compreso quest’anno anche un ciclo di nove incontri.

Per le vie di Rieti, nella mattinata di sabato 7 aprile, si sono riversati soci e volontari delle associazioni che puntano a una città del tutto priva di ostacoli per le persone con disabilità, e con loro studenti e insegnanti, uomini delle istituzioni (tra gli altri l’assessore ai servizi sociali Giovanna Palomba e il sindaco Antonio Cicchetti), gente comune. Un mondo eterogeneo, ma unito verso l’obiettivo, incontrato anche dal vescovo in piazza Vittorio Emanuele II.

Un “serpentone” umano che in una città circondata dalle mura – che denotano chiusura – ricorda come queste siano però interrotte da porte e ponti. «Voi oggi ci suggerite il ponte dell’accoglienza», ha sottolineato don Domenico, lasciando intendere che al di là delle barriere materiali, spesso gli ostacoli sono nei cuori. «La disabilita non è qualcosa di cui vergognarsi, come purtroppo accadeva un tempo», ha infatti aggiunto, commosso dal pensiero di quei genitori che vivono con orgoglio la disabilità dei propri figli. Famiglie simbolo di quell’accoglienza «che è il contrario della porta dello scarto», costruttori di un ponte «fatto di un nuovo modo di pensare».

E un pensiero nuovo, capace di fondare i ragionamenti a partire dalle esigenze dei più deboli, è necessario per alimentare le azioni concrete, per continuare a rimuovere ostacoli che non attengono solo alla forma della città, che negli anni ha visto senza dubbio aumentare i presidi per l’accessibilità, ma spesso riguardano le cattive abitudini dei cittadini.

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