Ricordiamo i Missionari Martiri

Si celebra il 24 marzo La ventesima giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri.

La preghiera e il digiuno sono opere di amore e di comunione con Dio e con la Chiesa; viverle in occasione della giornata di preghiera e digiuno in memoria dei Missionari Martiri significa pregare Dio affinché sostenga i missionari, le missionarie e le comunità cristiane che vivono ancora oggi discriminazioni e persecuzioni.

Questa giornata ci offre lo spunto per riflettere sul tema della testimonianza. Il martire è un testimone! Martire significa infatti testimone di quello che Gesù ha detto e fatto e proprio per questa loro testimonianza alcuni vengono anche uccisi. Il martire è il testimone di Gesù, è colui che ha visto un fatto e ne dà testimonianza. I cristiani pertanto sono martiri perché testimoni di Cristo; professano la loro fede in Lui e proprio per questo motivo vengono perseguitati ed anche uccisi.

Versare il sangue per testimoniare il Vangelo si potrebbe pensare realtà di altri tempi, del periodo degli inizi della Chiesa, ma non della nostra società di oggi. Eppure la realtà ci costringe a dire altrimenti. Lo testimonia il lungo elenco di martiri del XX secolo e anche di questa prima parte del XXI. Soltanto nel 2011 sono stati uccisi 26 operatori pastorali di cui 18 sacerdoti, 4 religiose, 4 laici. Ma perché i missionari vengono perseguitati e uccisi? La risposta è semplice: perché portatori di un Vangelo che continua, oggi e da sempre, a capovolgere le logiche umane fondate sull’egoismo e sull’ingiustizia.

La fede in Cristo e l’amore a Cristo sono i valori più alti e assoluti dell’esistenza del testimone-martire cristiano, tanto che per non rinnegarli esso è pronto a morire. I martiri sono dunque innanzitutto “testimoni” e il martirio una confessione esplicita della fede in Gesù Cristo, cioè una testimonianza resa a Gesù non solo a parole, ma con i fatti. Il martire cristiano testimonia l’amore di Dio e muore per rimanergli fedele. Il testimone dunque è chiamato, sull’esempio di Gesù, ad amare tutti e dovrà farlo con la testimonianza della vita quotidiana.

La celebrazione della giornata di preghiera e digiuno per i missionari martiri non deve essere allora solo un ricordo, ma diventare un motivo per ravvivare la nostra fede e per impegnarci di più nella testimonianza della vita cristiana con scelte coraggiose e assunzione di responsabilità. Questa giornata di memoria sia allora occasione per tutte le comunità parrocchiali e religiose per entrare in comunione spirituale con i missionari e le missionarie sparsi nel mondo attraverso la preghiera e il digiuno e stimolo per ciascuno di noi ad essere sempre più e sempre meglio testimoni autentici di un Vangelo che non cessa di parlare al mondo.

La giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri ha preso l’ispirazione dal martirio, proprio il 24 marzo, di Mons. Oscar Romero, Arcivescovo di San Salvador, ucciso mentre celebrava l’Eucaristia.
Nell’anno dedicato all’Eucaristia nella nostra diocesi ricordiamo i martiri che, come Gesù, “Pane spezzato”, hanno amato fino al dono totale della propria vita. Annalena Tonelli, una vita spesa in Africa come volontaria laica a servizio degli ultimi e uccisa in Somalia nell’ottobre del 2003, con un colpo di fucile alla nuca, scriveva: «Quell’Eucaristia, che scandalizza gli atei e le altre fedi, racchiude un messaggio rivoluzionario: questo è il mio corpo, fatto pane perché anche tu ti faccia pane sulla mensa degli uomini, perché se tu non ti fai pane, non mangi un pane che ti salva, ma mangi la tua condanna».
Il martire è il testimone di Gesù che resta fedele fino allo spargimento del sangue; I cristiani martiri, testimoni di Cristo, professano la loro fede in Lui e proprio per questo motivo vengono perseguitati ed uccisi. E per la fede e l’amore a Cristo perfino muoiono per salvare il prossimo, per amore dei più poveri e sofferenti, per la dignità e la salvaguardia dei più elementari diritti di ogni persona umana. Il vero significato della celebrazione della giornata di preghiera e digiuno per i missionari martiri non è quindi solo un ricordo, ma diventa un motivo per ravvivare la nostra fede e per impegnarci di più nella testimonianza della vita cristiana. È auspicabile perciò, che in questa data o nella Domenica successiva, nelle liturgie, catechesi, incontri ecc. tutte le comunità parrocchiali e le comunità religiose entrino in comunione spirituale con i missionari e le missionarie sparsi in ogni angolo della terra, attraverso il ricordo, la preghiera, il digiuno. Contribuiamo così anche noi, simbolicamente, al loro annuncio che grida: la morte non è l’ultima parola, perché il Signore morto è risorto e invita tutti i popoli al banchetto della vera vita.
Le parrocchie hanno ricevuto “L’animatore missionario”. Possono utilizzarlo per la Via Crucis e per la Veglia di preghiera.

Rispondi