Televisione

Rai Fiction, è l’Italia che va

Il direttore Maria Pia Ammirati: «Siamo una fabbrica di storie che fa viaggiare il telespettatore sviluppando nuove conoscenze. I nostri set valorizzano il Belpaese e sono un segno di ripartenza»

Se c’è un talento nato e cresciuto nella “cantera” di Viale Mazzini, quello è sicuramente Maria Pia Ammirati. Campana di nascita, calabrese di adozione, classe 1963, prima di diventare direttore di Rai Fiction – da novembre 2020 – è stata vicedirettore di Rai 1, responsabile di tutti i programmi di punta della rete ammiraglia (da Uno mattina a Domenica In) e direttore di Rai Teche. Insomma, la sua carriera coincide perfettamente con il vecchio slogan: “Rai, di tutto di più”. Slogan perfettamente aderente alle tante produzioni e ai relativi ultimi dati trionfali di Rai Fiction. «Gli ascolti sono cresciuti complessivamente del 24%, con un più 6 milioni di telespettatori. Il primo trimestre 2021 è stato pirotecnico, basti pensare alla fiction delle suorine di Che Dio ci aiuti che ha fatto una media del 25% e ha chiuso al 27% di share con ascolti da 7 milioni – spiega Ammirati – . Doc. Nelle tue mani è il titolo che ha performato meglio nella passata stagione, con il 32% di share. Anche se Il commissario Montalbano ha appena chiuso la serie, ventennale, con il 38,4% di share e 9 milioni di telespettatori».

Numeri da apoteosi, direttore. Insomma la Rai è sempre più sinonimo di fiction, che esteticamente parlando è il terminale del passaggio storico dallo sceneggiato al film-tv.

La fiction rappresenta un cambiamento epocale, sotto questa dicitura si celano altri formati rispetto al passato, stili che convergono verso la serialità. Dal 2016 poi, con l’avvento massiccio degli “OTT” c’è stata un’autentica metamorfosi riguardo al modo di guardare il prodotto audiovisivo tout court. È cambiato lo spettatore, in quanto utente digitale e con esso anche il produttore di quella che noi consideriamo la “fabbrica delle storie”, sempre più complessa, con i formati e i generi più diversi. E in questa complessità la parte del leone ovviamente la fa la fiction.

Da scrittrice (finalista allo Strega e al Campiello con i romanzi I cani portano via le donne e Se tu fossi qui) avrà notato, come noi, il proliferare di “scrittori da fiction”: il fenomeno Camilleri ha generato i De Giovanni, i Carlotto, la Mariolina Venezia di Imma Tataranni…

Storicamente, è dai tempi di Flaiano e Pasolini che i nostri scrittori sono stati attratti dalla modernità del linguaggio visivo, allora era il cinema, adesso la tv. C’è una contaminazione in atto che va avanti per osmosi. È innegabile che lo scrittore guardi alla serialità come tecnica narrativa e di riflesso alcuni titoli che presta alla televisione poi andranno a far parte della sua poetica e si sedimenteranno nella memoria collettiva. Rai Fiction oggi può attingere a un buon bacino di narratori. Si tratta di narrativa italiana contemporanea, che è poi la cartina di tornasole della società in cui viviamo. Con un attento lavoro di scouting puntiamo all’italianità, a una cifra identitaria in cui si riconoscano facilmente i telespettatori.

Anche i grandi attori e registi sono “emigrati” dal grande al piccolo schermo. Effetto Covid?

È una “migrazione” avvenuta già prima della pandemia. L’ingresso della serialità nello streaming ha accelerato il prodotto fiction che è notevolmente migliorato grazie a un processo di emulazione e di forte avvicinamento al cinema, per ciò che attiene alla tecnica narrativa, alla fotografia straordinaria, alla regia di qualità e alla selezione delle belle storie che inevitabilmente rimandano alla ricerca di cast con volti noti e importanti del grande schermo. In una fase di estrema difficoltà del cinema, con le sale chiuse e le distribuzioni bloccate, cineasti e attori affermati hanno accettato la sfida: mettere alla prova la propria professionalità con le serie tv e le relative piattaforme.

A proposito di piattaforme, l’ultimo Festival di Sanremo ha “scoperto” il pubblico giovane che interagisce con milioni di visualizzazioni. Accade lo stesso anche per le fiction?

I dati ci dicono che molti giovani seguono le nostre serie su RaiPlay. Don Matteo o Che Dio ci aiutiche pensavamo fossero più gradite a un pubblico adulto trovano invece ampio consenso in quella fascia d’età “sanremese” dei ragazzi tra i 14 e i 24 anni.

Che Dio ci aiuti con le storie del convento assisano di suor Angela (Elena Sofia Ricci) ha chiuso con il botto di ascolti, ed è la serie forse più amata dai giovani.

Io la guardo da sempre, mi piace e mi rilassa. Ma è un fenomeno che va analizzato attentamente, a cominciare dalla voce rassicurante di Elena Sofia Ricci che in pratica è un “monologo teatrale”. Credo che la forza di Che Dio ci aiuti stia nella semplicità dei suoi protagonisti che si muovono in una dimensione di “casalinghitudine”. L’intimità della storia si dipana tra gli spazi a tutti noi familiari della cucina, del lettone, e i vari rapporti, amorosi o di sorellanza, trasmettono una chiave di lettura positiva che va sempre nella direzione del “superamento del problema”. Che è poi quello che chiede il telespettatore, specie ora che vive in un Paese malato, che soffre per il virus e quindi ha bisogno di rassicurazioni per superare il momento difficile.

Con o senza pandemia, la sofferenza e il senso di abbandono riguarda molte famiglie di disabili. La trasmissione O anche no (Rai 2) di Paola Severini Melograniè un contenitore inesauribile di storie che meriterebbero forse di essere raccontante dalla fiction.

Rai per il Sociale, in cui è inserita quella trasmissione, è una realtà vasta, importante e complessiva che riguarda ovviamente anche Rai Fiction. Il tema della disabilità è nei nostri interessi, serve solo trovare la storia più adatta.

Le più “adatte”, perché funzionano meglio nelle fiction, lei ha detto che in questo momento sono le donne.

Confermo, anche perché, almeno sul piccolo schermo, si è superato lo stereotipo della donna vittima sacrificale, una piaga che viene giustamente denunciata nella società dove ancora il femminicidio e le violenze sono all’ordine del giorno. Ma nella fiction sono le stesse donne che si stanno ribellando al modello vittimistico, e gran merito del superamento di prospettiva lo si deve alle attrici, sempre meno passive all’interno della produzione e molto più presenti di un tempo nella fase di scrittura, di realizzazione e di messa in scena del loro personaggio.

Dopo il biopic su Chiara Lubich, ben interpretata da Cristiana Capotondi, ci saranno altre fiction a sfondo religioso?

Stiamo valutando alcuni progetti che riguardano storie esemplari, e tra queste ci sono importanti figure spirituali femminili, così come preti e uomini carismatici di Chiesa che hanno testimoniato con il loro impegno e che sono parte integrante della Storia della nostra società e in alcuni casi dell’umanità.

La storia del nostro Paese verrà indagata da Marco Bellocchio con Esterno notte che riparte dal delitto di Aldo Moro.

Bellocchio indaga, in tre puntate, quel ’78 insanguinato dal terrorismo e dall’omicidio Moro. Un’altra fiction a cui tengo molto, e le cui riprese cominceranno nel 2022, è il biopic sul generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, assassinato per mano della mafia – assieme alla moglie Emanuela Setti Carraro – il 3 settembre 1982. La fiction, in questo caso il filmverità, comincia dai “100 giorni a Palermo” del Generale.

La Storia su Rai Fiction punta anche a una funzione educativa per le nuove generazioni?

Questa è una direzione che produce racconto largo e popolare che deve tenere unite tutte le generazioni. Pertanto dobbiamo impegnarci nel descrivere la contemporaneità nella sua complessità e per questo ci siamo concentrati su fiction ambientate in un arco temporale non troppo distante da quello attuale. Manderemo in onda serie sugli anni ’60 e ’80. I giovani credo che apprezzino la Compagnia del cigno o il prossimo biopic storico Leonardo (in onda su Rai 1 dal 23 marzo) perché a tenere unite queste fiction c’è l’elemento della conoscenza e della leggerezza, esigenze di un telespettatore che vuole viaggiare con serenità, davanti alla tv, nella storia e in giro per l’Italia.

A parte gli alpeggi della guardia forestale Terence Hill in A un passo dal cielo e la Valle d’Aosta di Rocco Schiavone (Marco Giallini), il Centro-Sud sembra il set più gettonato dalle vostre produzioni e anche la meta più ambita dal nuovo “turismo televisivo”.

Tra i meriti di Rai Fiction c’è anche quello di mostrare e valorizzare le tante e differenti bellezze paesaggistiche italiane. Don Matteo è stato il precursore della fiction dei borghi umbri, così come Montalbano ha ormai un suo piccolo e affollatissimo museo siciliano e Imma Tataranni ci ha fatto visitare i Sassi di una Matera capitale europea della cultura 2019.

Rai Fiction vuole essere anche una risposta attiva alla pandemia…

Ci siamo fermati pochissimo, i set sono stati chiusi a marzo e aprile dell’anno scorso e poi con dei protocolli mirati li abbiamo riaperti a giugno superando tutti gli ostacoli e le difficoltà immaginabili incontrate fino ad oggi. Noi giriamo molto in esterno e poco in studio e quando si muove una nostra fiction sviluppa economia: sono almeno due-tre mesi di attività sicura per l’artigianato e le competenze che reclutiamo sul territorio. La nostra “fabbrica delle storie” sempre a lavoro, è un segnale forte per quella ripartenza generale che tutti auspichiamo.

da avvenire.it

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