Sistema penitenziario

Progetto Freesooner: nella casa circondariale di Rieti si lavora al reinserimento socio lavorativo dei detenuti

Entra nella seconda fase il progetto Freesooner, finanziato dalla Regione Lazio e dedicato al reinserimento socio lavorativo dei detenuti della casa circondariale di Rieti

Il progetto Freesooner, finanziato dalla Regione Lazio, è dedicato al reinserimento socio lavorativo dei detenuti della casa circondariale di Rieti. Dopo la prima fase di presa in carico individuale di circa 15 ospiti dell’istituto penitenziario, ora si entra nel vivo con il secondo step, quello dedicato all’orientamento.

Collaborano allo svolgimento delle attività l’Associazione Made in Jail, capofila, ed i partner Consorzio Ro.Ma. e Cooperativa Sociale Tiche. Un’ATS di grande valore ed esperienza: da tempo le tre realtà coinvolte si occupano specificatamente delle realtà penitenziarie, delle categorie sociali svantaggiate e di pratiche riabilitative e di reinserimento nell’ambito delle dipendenze.

L’attuale macro fase di orientamento, partita a ridosso delle festività natalizie, durerà circa un anno ed accompagnerà il gruppo nella costruzione di un bilancio personale e professionale utile alla stesura del progetto individuale.

Le attività principali di questo anno di lavoro saranno sei : ci sarà un sezione dedicata alla conquista della consapevolezza di sé e del controllo sulle proprie scelte, decisioni e azioni, sia nell’ambito delle relazioni personali sia in quello della vita politica e sociale, che oltre ad avere come scopo generale quello di innalzare il livello di autostima dei detenuti, si occuperà di far raggiungere loro obiettivi concreti.

Seguirà una fase di accompagnamento finalizzata ad organizzare l’approccio con il mondo del lavoro, dalla stesura del curriculum, alla candidatura per una determinata occupazione, fino alla conoscenza di alcuni aspetti normativi che regolano i rapporti. Accanto a queste attività verranno condotti dei laboratori pratico-inclusivi dedicati al lavoro in organizzazioni cooperative, alla trasformazione di prodotti agricoli ed, infine, alla serigrafia intesa anche come mezzo di comunicazione d’impatto.

Tutto il percorso sarà accompagnato da un sostegno psicologico e supporto familiare, fondamentale per il reinserimento a 360 gradi del detenuto. Il progetto, infatti, sposa a pieno la convinzione che per assolvere adeguatamente al ruolo rieducativo, è necessario comporre tutti gli elementi del processo reintegrante in una visione ed azione d’insieme.

«Purtroppo – si legge in un comunicato stampa di presentazione del progetto – nonostante la riforma penitenziaria del 2018 fosse tesa ad intendere l’esecuzione penale come rispettosa della dignità umana, uniformata ai valori costituzionali ed in linea con le risoluzioni internazionali, gli istituti penitenziari sono travolti quotidianamente da una serie di problemi che ancora non trovano soluzione. L’insufficienza e l’inadeguatezza delle risorse umane e materiali, la presenza di un’utenza penitenziaria diversificata ed eterogenea, l’inefficacia di alcuni approcci rieducativi e la cronica situazione di sovraffollamento determinano, il più delle volte, situazioni esplosive, che non solo generano disorientamento, ma non hanno nessuna finalità rieducativa e di reinserimento sociale».

«Il progetto – conclude la nota – vuole essere incisivo proprio in questa direzione, evitando azioni massive e generalizzate, ma personalizzando gli interventi, avendo bene a mente l’evoluzione individuale del condannato, solo così sarà possibile realizzare un progetto di vita riabilitante e riqualificante della persona e della sua dignità».

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