Premio letterario: ha vinto Michela Murgia

Con 73 preferenze, sui centocinquanta votanti della giuria, Michela Murgia si aggiudica la terza edizione del Premio Letterario “Città di Rieti”. In un teatro Flavio Vespasiano gremito la scrittrice sarda ha sbaragliato gli altri quattro finalisti, per altro tutti uomini, con il suo libro, edito da Einaudi, “Accabadora”.

Libro che le era già valso il Premio Campiello. L’accabadora, colei che mette fine, è Tzia Bonaria che accoglie Maria in casa sua per insegnarle le cose della vita. La Murgia, attraverso il linguaggio della letteratura racconta la Sardegna degli anni Cinquanta, un mondo con le sue regole e i suoi divieti. E poi la vita e la morte. Quando viene chiamata sul palco per l’intervista la scrittrice dimostra tutta la sua simpatia e dice quello che pensa senza ostentazione, né supponenza. Lo fa con il sorriso. E sorride anche quando dice che «la gente adora sentir parlare di morte. Ci piacciono le storie forti. I temi di cui abbiamo timore. L’importante è scriverne senza cadere nella banalità». La Murgia si porta a casa la vittoria, quindi, un assegno da settemila e cinquecento euro e la scultura realizzata per l’occasione. “La solitudine”, questo il nome dato dallo scultore Gino Boj, alla sua opera. Solitudine che il presidente Regnini dice adattissima agli scrittori che spesso si chiudono in una stanza per scrivere le loro storie. Ma la Murgia non ci sta. «Non è vero che noi scrittori siamo solitari o scriviamo da soli. Io vengo da una terra dove siamo abituati al racconto orale e se non hai un orecchio che ti ascolta è inutile scrivere o raccontare. Quindi questa scultura la chiamerò “la donna incinta” mi piace molto di più».

Ancora una volta la terra sarda ha partorito una letteratura diversa, ricca di significati e a volte dura, ma che ha sempre qualcosa di profondo.

E tra i finalisti di questa terza edizione c’era anche un altro sardo. Flavio Soriga (il suo cognome ha dato filo da torcere ai due presentatori che hanno più volte sbagliato l’accento) che con “Il cuore dei briganti” si è piazzato al terzo posto a pari merito con i “Matematici nel sole” di Franco Stelzer.

È simpatico come la Murgia, Soriga che durante il suo intervento parla di libertà, giustizia e valori. «La giustizia – dice ammiccando piuttosto esplicitamente alla situazione italiana attuale – è un tema di cui si discute da sempre. Sin dai tempi della Bibbia».

«Vedere che un potente come Strauss-Kahn compare davanti al giudice a noi potrebbe sembrare fantascienza – eccolo l’affondo di fioretto alla situazione italiana – ma le mie idee personali non devono mai entrare nei miei libri dove comunque si parla di giustizia e anche di libertà».

E poi Soriga parla della sua Sardegna e tiene a precisare che «la Costa Smeralda non è in Sardegna. Visto che oggi è ormai chiaro che vincerà una mia conterranea, venite a vedere la nostra vera terra. Ripeto, chi va in Costa Smeralda non va in Sardegna. Spero che questo premio servirà a farvi fare un viaggio, non una vacanza, nella nostra terra sarda, quella vera».

Immancabili le domande su Rieti agli autori che erano arrivati in città durante i mesi scorsi, per gli incontri con i lettori. Da parte di tutti pareri positivi. La Murgia non parla di monumenti, ma dice che ricorderà Rieti «per la gelateria lungo il corso (via Roma ndr) a destra dove fanno un gelato meraviglioso come mai ne ho mangiati». Alessandro D’Avenia invece è stato colpito dalle mura che «durante il primo viaggio in città per l’incontro con i giurati mi avevano messo soggezione. Poi ho conosciuto Gianfranco (Formichetti ndr), la città, il pubblico, i giurati e quelle mura che la prima volta mi avevano stretto in un abbraccio di pietra, si sono trasformate in un abbraccio umano».

Per Stelzer l’approccio con Rieti è legato soprattutto al momento dell’incontro con i lettori che «è stato molto piacevole visto anche il livello delle domande. Io, ma anche gli altri colleghi, abbiamo visto che i libri sono stati realmente letti dalla giuria e anche in modo attento ed approfondito e questo non può che fare piacere e dimostra la qualità del Premio». Dello stesso avviso anche Emanuele Trevi che ha sottolineato «la qualità delle domande e del dibattito. Mi hanno colpito molto positivamente perché vedere lettori così attenti è un fatto eccezionale».

Una prova e soprattutto dichiarazioni che fanno guardare al futuro ed alla quarta edizione del Premio, l’assessore alla cultura Gianfranco Formichetti che, stanco ma felice, ha fatto da padrone di casa anche alla cena con gli autori che si è tenuta al termine della premiazione alla Sala dei Cordari. In tanti, durante la conviviale, si chiedevano già quali saranno i nomi dei prossimi cinque finalisti. Per la risposta si dovrà attendere ancora un po’, ma il Premio ci sarà. E questo è l’importante.

 

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