Pompili è il vescovo eletto

Monsignor Lucarelli comunica il nome del suo successore. Il primo messaggio ai reatini del nuovo Pastore della diocesi: «Un legame da riscoprire insieme».

Il senso di attesa era forse un po’ smorzato, dato che la deontologia giornalistica sottozero di qualche esponente dei media aveva senza troppi problemi fornito in anticipo l’indiscrezione. Ma, fosse anche solo per una conferma che fino all’annuncio ufficiale non poteva darsi per certa, la curiosità di conoscere in via definitiva il nome del nuovo vescovo di Rieti si respirava evidente tra tutti quelli che, venerdì a mezzogiorno, hanno riempito la navata di San Domenico.

Il tempio domenicano (scelto essendo la Cattedrale scomodamente accessibile a causa dei cantieri dei Plus) era pieno di fedeli, tra laici, suore, frati e preti aggiuntisi ai sei canonicamente deputati, a norma di diritto, ad ascoltare la lettura della missiva della Nunziatura apostolica: i membri del collegio dei consultori. Unico organo che resta in piedi dopo la formalizzazione delle dimissioni di Lucarelli per raggiunti limiti di età.

A lui è toccato leggere il documento che comunica ufficialmente che papa Francesco le ha accolte e ha scelto come suo successore il giovane sottosegretario della Cei Domenico Pompili. Un applauso si è levato nella navata non appena monsignor Delio, dopo il breve momento di preghiera aperto dal canto del Veni Creator, ha annunciato ufficialmente il nome che ormai tutti si aspettavano.

Da parte del pastore che ha condotto il gregge reatino per oltre tre lustri, un semplice invito ad accogliere con gioia colui che è chiamato a succedergli sulla cattedra di san Probo. Il piccolo rito si è concluso così con la sua benedizione e il saluto ai presenti, tra i quali il sindaco Simone Petrangeli (che più tardi in una dichiarazione resa nota dall’ufficio stampa del Comune ha espresso, oltre al ringraziamento a Lucarelli «per la preziosa opera svolta nell’interesse della comunità locale», il «sincero e caloroso benvenuto» a monsignor Pompili nella convinzione «che saprà interpretare al meglio il messaggio e l’azione del Santo Padre», manifestando disponibilità «a proseguire con convinzione in un rapporto di fattiva collaborazione»).

Il vescovo eletto, 52 anni tra pochi giorni, dovrà essere ordinato e farà il suo ingresso in diocesi in data da stabilirsi. Nel frattempo sarà lo stesso Lucarelli a gestire l’ordinaria amministrazione in qualità di amministratore apostolico, secondo il decreto della Congregazione dei vescovi. Ha voluto leggere lui il primo messaggio che il suo prossimo successore ha rivolto alla comunità reatina. Messaggio che inizia con una confessione: «Quando ho confidato ai miei genitori che il papa mi inviava a Rieti come vescovo, mio padre ha subito esclamato: “Guarda che Rieti è l’ombelico d’Italia!”».

Un simbolo, questo, spesso «interpretato come un guardare tutto a partire da se stessi» quando invece può prestarsi «a riscoprire una verità profonda»: l’ombelico infatti ci ricorda «che siamo relazione e fatti per la relazione». Un “cordone ombelicale” che simboleggia l’unire «il passato di chi ci ha generato, amato, educato e il futuro che ci attende e che deve essere costruito insieme ». E non è forse la fede un legame? Quello che «invisibilmente unisce il cielo e la terra» e che è facile cogliere nello splendore naturale della valle reatina che san Francesco ha eletto «a sua terra di adozione».

Pompili scrive di voler «ritrovare insieme le radici di questo legame che alimenta la fiducia e la speranza a partire dalla comune esperienza cristiana », certo che «in questa missione non sono solo. Porto con me i legami che ho coltivato in questi anni e sono emozionato nel pensare a tutto quello che ho ricevuto» e consapevole «del lavoro svolto in questa porzione della vigna del Signore» per cui esprime «una profonda gratitudine per il vescovo Delio, per i presbiteri, per i diaconi, per le religiose e i religiosi, per le donne e gli uomini credenti che hanno reso possibile la trasmissione della fede».

E conclude: «Il mio sguardo non si arresta alla Chiesa. Va ben oltre. E si dirige verso tutti indistintamente. Non ci conosciamo è vero, ma sono fiducioso che non faremo fatica ad incontrarci. In attesa di venire chiedo al Signore di benedire tutti e di realizzare le sue promesse al di là delle nostre aspettative.

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