Natale, tempo e spazio della speranza

Come lo Sposo dalla stanza nuziale, Egli viene dal Padre.

Si rinnova il grande prodigio della visita del Signore nella nostra vita, con il mistero dell’Incarnazione che rivivremo nei prossimi giorni nei segni e nei gesti delle feste e delle celebrazioni natalizie.
Gesù viene incontro a ciascuno di noi e ci rinnova l’invito a lasciarci agganciare dal suo messaggio liberante e forte.

Negli ultimi anni abbiamo dovuto fare i conti con una forte crisi economica, e ancora siamo in questa situazione, che ha portato la nostra realtà ad una vera e propria depressione, quasi ad un’agonia irreparabile: questo ci intristisce e ci rammarica.

Ad aggravare questa crisi l’aumento di corruzione e malaffare che hanno arricchito pochi e impoverito ancor più i molti onesti e probi.

Accanto a forti difficoltà delle famiglie e dei singoli, per motivi di ordine economico, abbiamo anche notizie di crisi interiori così gravi che colpiscono molte persone al punto di sfociare in uccisioni e violenze.

Non possiamo rassegnarci a questo! La vita non può essere così insignificante, così maltrattata, così vituperata nell’indifferenza generale.

Gesù viene a dirci che la vita è importante e che è nostro dovere custodirla sempre.

Sia la crisi economica, sia quella delle relazioni, nascono da inquietudini profonde che hanno a che vedere con la nostra visione della vita e della storia.

L’accoglienza di una realtà che ci supera e ci trascende è la condizione di possibilità di una vita concreta onesta e buona.

È soltanto quando riconosciamo una fonte della moralità, cosiddetta eteronoma, dall’esterno, da Dio, allora siamo capaci di costruire la realtà nel rispetto del prossimo e delle leggi, e siamo capaci di accogliere la vita come dono, come prodigio.

Non è vero che la dimensione religiosa deve restare fuori dalla vita pubblica, poiché proprio questo porta a derive egoistiche, quando il fondamento della moralità viene fatto riposare nell’autonomia assoluta dell’uomo che decide per se stesso.

Lo Sposo che esce dalla stanza nuziale ci spinge ad uscire verso il mondo a portare un annuncio che sembra perdente, debole, inconsistente.

L’annuncio di Gesù sembra debole, ma in realtà ci rende forti e capaci di affrontare il mondo con le sue difficoltà e le sue insidie, con i suoi tranelli e i suoi ostacoli.

Egli viene dal Padre e noi battezzati se veniamo da Dio e da Cristo abbiamo questa forza di cambiare il mondo.

Gesù esce dalla sua dimensione divina, per offrirsi al mondo con tutti i rischi che questo comporta.

Accogliere Gesù nella sua semplicità vuol dire trovare la via per risolvere i problemi del mondo, significa avere relazioni buone con tutti, essere generosi con i poveri, amare la vita.

Con questi pensieri auguro a tutti coloro che vorranno accogliere Gesù un Natale sereno e gioioso, e un anno nuovo ricco di speranza, di generosità e di opere di bene.

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