Un mostro di divertimento

Con “Monster University” il cinema d’animazione fa centro

In attesa dell’inizio del Festival di Venezia che porterà alla ribalta nuove pellicole provenienti da tutto il mondo, per chi volesse andare al cinema in questi giorni la scelta non è vastissima. Il mercato cinematografico, infatti, stenta ancora a decollare dopo la pausa estiva, ma almeno per un film vale la pena comprare il biglietto e godersi lo spettacolo. Stiamo parlando di “Monster University”, il seguito di “Monster & co.”, pellicola d’animazione della Pixar che è rivolta non soltanto ai più piccoli ma anche agli adulti.

Sempre di più, ormai, il mondo del cartone animato crea opere in grado di essere lette su più livelli e certamente si deve proprio alla Pixar, casa di produzione che è una costola della più classica Disney, la rivoluzione del genere animato che ora non è più soltanto rivolto ai più piccoli. Michael Wazowski ha sempre saputo che sarebbe diventato uno spaventatore e per questo, fin da quando era un piccolo mostro, ha coltivato con costanza il sogno di iscriversi alla Facoltà di Spavento della Monsters University. Peccato che, proprio quando il suo desiderio sta per realizzarsi, l’incontro con il prepotente James P. Sullivan, compagno di studi, rischia di mandare a monte i suoi piani. Non solo i due vengono cacciati dal corso, nonostante l’impegno profuso da Mike sui libri di testo, ma sono persino costretti a fare squadra: solo vincendo le Spaventiadi e la sfida ingaggiata con l’orrido rettore Tritamarmo, infatti, potranno sperare di essere riammessi e di diventare ciò che sentono di essere.

L’uscita del primo film dedicato ai due buffi e goffi mostri Mike e Sulley aveva rappresentato (e continua a rappresentare) una tale vetta nel panorama del cinema d’animazione e della stessa Pixar che era impensabile poter fare di meglio. Eppure, John Lasseter e i suoi sono riusciti nell’impresa intelligente di restituirci il piacere della compagnia di questa coppia comica senza metterli in competizione con loro stessi. Si cambia tempo, optando per il prequel, si rinnovano i personaggi (e alcune new entries sono notevoli), ma soprattutto cambia radicalmente il punto di vista: dalla riflessione filosofica sul tenero incontro/scontro tra il mondo dei mostri e quello dei bambini, attraverso la porta del destino, a quella più goliardica e avventurosa del college movie tinto di fantasy, di buon umorismo e di una goccia di retorica. Una sorta di film sugli anni del college, come tanti ne sono stati fatti nel cinema americano, con protagonisti dei mostri simpatici, buffi, teneri, che sono alle prese con gli stessi problemi dei loro consimili umani (umiliazioni, sconfitte, rivincite, sconfitte e vittorie, tutto all’interno dei campus super-competitivi americani, con le loro onnipresenti confraternite).

Se l’originale è il ritratto di una strana coppia, il prequel, che narra come ci si è arrivati, è più classicamente la storia di Mike, piccolo grande eroe, costretto a fare i conti con il proprio handicap (è un mostro che non fa paura) ma anche con la forza contagiosa che gli viene in soccorso dalla determinazione e dalla passione che la carriera di potenziale spaventatore ispira in lui. Il passaggio dalla regia a sei mani dei creatori di Toy Story alla direzione unica di Dan Scanlon si sente, ma non penalizza oltremodo un film pieno di divertimento, che ha il suo fiore all’occhiello nell’ambientazione, mai così fantasiosa e accurata e che insegna ai più piccoli e ricorda a noi più adulti il valore dell’impegno, della determinazione, del lavoro, dell’amicizia e la forza del credere negli ideali.

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