Mons. Pompili: dal terremoto abbiamo imparato a «riconoscere che dell’altro abbiamo bisogno»

«Appena giunto ad Amatrice la prima persona che ho incontrato è stata Valerio. Da circa un mese faceva il fornaio in questa comunità, dove si era trasferito con la moglie e i suoi due figli. Non lo conoscevo. Mi si accosta. Lo abbraccio. Cento metri e dietro un angolo scorgo dei sacchi con dentro delle persone morte. Valerio mi si avvicina e mi dice: ‘Questa è mia moglie e questo mio figlio e la piccolina’. Non ho detto nulla. Mi sono abbracciato Valerio e abbiamo pianto. La solidarietà che sprigiona il terremoto sta in questo azzeramento delle distanze e dei pregiudizi. Pensavo a che cosa avrei dovuto fare o dire, ma le persone e le situazioni ti vengono incontro. E basta non ritrarsi che t’investono. La solidarietà nasce così, semplicemente. Basta non distrarsi».

Con questo triste ricordo è iniziata la meditazione che monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti, ha tenuto a Spoleto nell’ultimo appuntamento del triduo in onore di S. Ponziano, patrono della città e della diocesi di Spoleto-Norcia, protettore dai terremoti. «L’essere Chiesa – ha proseguito mons. Pompili – ci chiama a farci vicini, ad accompagnare il processo di elaborazione di quanto accaduto: perdita delle persone care, della casa, delle chiese, dei paesi, dell’identità. Nella realtà terribile del terremoto c’è da riscoprire quella che è la nostra condizione di uomini e di donne, segnati dalla fragilità e dall’imprevisto di quello che non avresti mai immaginato. Dai grandi colpi della vita s’impara sempre qualcosa di utile: ci costringono ad andare oltre la superficialità che spesso ci caratterizza. Il sisma ci ha fatto riflettere sull’urgenza di tornare a riconoscere che dell’altro abbiamo bisogno, che siamo interdipendenti».

Dal presule un pensiero, quindi, alla politica e alle promesse fatte. «Ciò che conta è riscoprire la solidarietà non come l’emozione di un momento, ma come un impegno anche strutturale che metta mano a quelle priorità che per troppo tempo sono state sottaciute». Ora «occorre una gestione accorta per evitare infiltrazioni e speculazioni. Sono necessarie attenzioni che privilegino la ripresa dell’economia per territori come i miei – e come la vostra Valnerina – già segnati dallo spopolamento. Per invertire la tendenza è necessario uno studio attento di quello che è il nostro territorio per rigenerarlo, pena la sua dissoluzione».

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