Media e violenza: Canevaro (pedadogista), sul web “ubriacatura della finta libertà”

“Stiamo raccogliendo ciò che abbiamo seminato: comportamenti violenti e deviati”

Così il pedagogista Andrea Canevaro commenta, in un’intervista al settimanale diocesano riminese “Il Ponte”, il caso della ragazza violentata in discoteca, mentre un gruppo di “amiche” riprendeva l’accaduto con il cellulare. “Questa – rimarca – è l’immagine di una generazione che non capisce, che non ha coscienza delle conseguenze dei suoi atti. Ma non è colpa loro, stiamo raccogliendo quello che abbiamo seminato”. “Un giovane – spiega – vive nello stesso contesto in cui vivono degli adulti che hanno atteggiamenti violenti. Che non riescono a controllare i loro impulsi oltre l’istante, che cercano di far colpo sul momento senza pensare al dopo. Questo è un mondo comune dove stiamo tutti e non possiamo imputare solo ai giovani un’erronea reazione”. Circa il video realizzato dalle altre ragazze, “che con il loro atto diventano complici attive”, il pedagogista segnala che “il passaggio sul web è l’esaltazione della potenza, l’ubriacatura della finta libertà”. Ma il problema non è del mezzo, bensì dell’uso che se ne fa. “I mezzi – rileva – sono innocenti. La sedia di casa mia è innocente ma se lei viene a trovarmi e io gliela sbatto in testa perde la sua innocenza. Uguale con i media: nascono innocenti, come tutti gli strumenti”.

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