L’incontro formativo su Facebook: dalla risorsa alla dipendenza

Presso l’Auditorium Varrone in Rieti si è svolto un incontro formativo con la partecipazione di centinaia di studenti delle Scuole Superiori di Rieti e Provincia, dal titolo “ Facebook: dalla Risorsa alla Dipendenza”. L’evento è stato organizzato dall’Ufficio Diocesano per la Pastorale della Salute, diretto dal diacono Nazzareno Iacopini, e dall’Associazione Medici Cattolici di Rieti, presieduta dal dott. Tommaso Cosentini che ha svolto egregiamente il ruolo di coordinatore.

La giornata è stata introdotta dal Direttore Iacopini, che ha spiegato l’origine dell’iniziativa. Infatti, a seguito di un precedente incontro sulle nuove dipendenze, presso l’Ufficio della Pastorale Sanitaria sono pervenute numerose richieste di approfondimento. Soprattutto si  chiedeva di parlare del rapporto tra i giovani del loro rapporto con Facebook.

Tra le domande: è vero che internet può danneggiare il cervello dei nostri figli? Mio figlio passa troppe ore davanti al computer: devo fissare i limiti di tempo? Posso controllare su quali siti è entrato? Devo lasciargli il computer o toglierlo con forza? Quand’è che Facebook diventa una droga?

Per dare la misura del fenomeno, Iacopini ha fornito alcuni dati ufficiali: in Italia gli utenti di Facebook registrati sono 18 milioni; nove persone su dieci tra i 20 e 30 anni hanno un profilo Facebook e il 24% del tempo totale su internet è speso lì. Nella sola Italia, in un giorno, vi sono 12 milioni di contatti dai cellulari. Gli utenti per sesso: 46 % donne, 54% uomini. Per fascia di età: tra i 13-18 anni il 19%, tra i 19 e 24 anni il 20 %, tra i 25 e 29 anni il 14 %, tra i 30 e 35 anni il 15%, tra i 36 e 45 il 18%, tra i 46 e 55 anni il 9% e dopo i 56 anni il 5%.

Internet ha creato il paradosso di darci in tempo reale informazioni da ogni parte del mondo e nello stesso tempo genera in noi un sentimento di estraneità rispetto alla vita autenticamente vissuta. Occorre ripensare e reinterpretare costantemente il rapporto tra tecnica, verità e libertà. Come ogni altro frutto dell’ingegno umano, le nuove tecnologie della comunicazione devono essere poste al servizio del bene integrale della persona e della umanità intera.

Hanno portato il loro saluto sottolineando il valore di questa iniziativa il Vescovo di Rieti Mons Delio Lucarelli, il Prof. Gianni Turina, Presidente del Consiglio Comunale di Rieti ed il Prof. Vincenzo Rinaldi, Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Rieti.

Ampia, tecnica, documentata e incisiva la Relazione svolta dal Prof. don Zbigniew Formella, docente dell‘Università Pontificia Salesiana di Roma, Istituto di Psicologia, Facoltà di Scienze dell’Educazione. Formella ha evidenziato i vantaggi di internet, le opportunità che la grande rete di comunicazione fornisce tramite l’accesso a tantissimi servizi. Una tecnologia, quella della rete, che annulla le distanze, accorcia i tempi e aiuta in molti campi lavorativi.

C’è però un allarme, soprattutto per i giovani adolescenti: l’abuso di internet può portare alla dipendente dalla rete e nei casi più gravi condurre alla malattia mentale. Ci sono persone che si sono ammalate e stanno in clinica a causa dell’abuso di internet. Certo, i confini del disagio e delle forme patologiche sono più sfumate rispetto alle dipendenze da droga, alcool e fumo, ma la dipendenza da internet è un male riconosciuto e studiato.

Occorre, con la propria esperienza, educare, dialogare con chiarezza, capire cosa c’è al di là delle tecnologie, riconoscere i motivi secondo cui  i figli cercano Facebook e i Network e sapere dire anche di no quando è necessario, motivandolo.

Il Relatore ha evidenziato che la maggior parte dei sociologi distingue tre fasi dell’adolescenza:1) l’adolescenza tra i 10 e 13 anni; la piena adolescenza tra i 14 e 17 anni; la tarda adolescenza tra i 18 e 21 anni. La piena adolescenza è la più pericolosa. Dopo i 21 anni si è uomini e ognuno è responsabile di se stesso. La cosa importante per gli adolescenti è l’amicizia ma il 99,9% delle persone che si contattano con Facebook non sono amici, è una realtà non vera!

La questione è educare a riconoscere e distinguere la realtà vera da quella on-line. Il Professore ha spiegato ai giovani la durata delle azioni on-line. Anche quando una e-mail si mette nel cestino, la comunicazione può essere rintracciata entro 15 anni. Occorre perciò una certa consapevolezza di ciò che si fa in rete.

Formella ha spiegato come l’adolescente guarda al mondo di Facebook e dei Social Network come ad uno specchio dove si sente rappresentato liberamente. Ma costruire una falsa identità è pericoloso. Il Relatore ha evidenziato le dinamiche del disagio relazionale personale, evolutivo, sociale, valoriale e la ricerca di identità. Ha spiegato ai ragazzi come crescere voglia dire cercare la propria identità, unica e non ripetibile. Meglio prendere atto dei propri limiti piuttosto che superarli attraverso una immafine di sé irreale creata in rete.

Il relatore ha sottolineato come ciò che più conta per i ragazzi sono gli amici e il dialogo. In particolare durante l’adolescenza occorre parlare, ascoltare e dialogare. Il dialogo è come un castello di sabbia, difficile a fare, facile a distruggere, ma bellissimo da costruire.

L’incontro si à concluso con la presentazione di testimonianze (tra le quali la lettera di una mamma che ha un figlio ammalato per l’abuso di Internet: si chiudeva nella sua stanza, non parlava, non mangiava) e con domande di alunni che alla fine hanno ringraziato con scroscianti applausi. A nostro avviso Governo e Parlamento si dovrebbero interessare di questa situazione che riguarda la salute da difendere una legge, o altro, come sancito nella nostra Costituzione.

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