Ospite dell'anima / Terza meditazione sulla sequenza di Pentecoste

… lì già opera lo Spirito Santo

Forse senza saperlo già questa mattina abbiamo fatto esperienza dello Spirito Santo, se ci siamo alzati e abbiamo detto grazie a Dio per il nuovo giorno; aprendo gli occhi ogni mattina noi diciamo un grazie: lì già opera lo Spirito Santo

Forse senza saperlo già questa mattina abbiamo fatto esperienza dello Spirito Santo, se ci siamo alzati e abbiamo detto grazie a Dio per il nuovo giorno; aprendo gli occhi ogni mattina noi diciamo un grazie: lì già opera lo Spirito Santo. Viceversa, tutte le volte in cui ogni nuovo giorno arriva scontato, ovvio, dovuto, lì c’è un altro spirito che lavora fin dal mattino, lo spirito della sfiducia e dello scoraggiamento. Animati dallo Spirito «dolce ospite dell’anima» andiamo incontro, in ogni giorno della settimana, alle persone che incontriamo durante la giornata. Poi la domenica lo Spirito ci spinge alla lode, alla celebrazione dell’Eucaristia con i fratelli nella fede. Forse tu pensi che i passi che ti portano in Chiesa, il «luogo dove fiorisce lo Spirito» come la definisce Ippolito nella Tradizione apostolica del III secolo, li hai mossi tu e invece era lo Spirito Santo, lo Spirito del Risorto che ha mosso i tuoi passi e ti ha portato in chiesa. Lo Spirito Santo si insinua nelle tue stanchezze, nella tua fatica e ti conduce in chiesa a celebrare l’amore di Dio, le meraviglie da lui compiute. Tutte le volte in cui tu riesci a conservare, a custodire nel cuore la parola che hai ascoltato, il vangelo, lì è lo Spirito che lavora perché lo Spirito continuamente ricorda, porta nel cuore il vangelo.

Tutte le volte in cui invece la fretta con cui celebri strappa via dal cuore il vangelo che hai ascoltato, tu esci dalla chiesa e nemmeno ti ricordi il vangelo che ti è stato annunciato, lì vuol dire che un altro spirito ha soffiato e ha portato via il dono immenso di Dio.

Tutte le volte in cui in un tempo di prova, di dolore, tante volte con fatica, nel buio, tu continui a rivolgerti a Dio e chiamarlo «Abbà, Padre», anche quando costa, anche quando di questa paternità non vedi i segni tangibili perché sei nel buio e nella prova, tutte le volte in cui dal tuo cuore e dalle tue labbra scaturisce quella parola: «Padre», lì è lo Spirito che lavora. Viceversa tutte le volte in cui nel tempo del dolore e della prova cedi allo scoraggiamento, alla disperazione e bestemmi quel nome di Dio che sembra averti lasciato, abbandonato, lì è una altro spirito che lavora nella tua vita.

Prega spesso la sequenza di Pentecoste e dì allo Spirito Consolatore: «Monda le mie labbra impure, irrora il mio cuore arido, sana le ferite della mia vita».

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