Terremoto 2016

«La vita non è una promessa mancata, ma una garanzia che viene da Dio»: Accumoli ricorda le sue vittime

La comunità si è stretta intorno nel ricordo delle proprie vittime accumolese durante la Santa Messa di oggi pomeriggio, celebrata all'aperto nella spianata dell'area Sae dal vescovo Domenico e dal parroco don Stanislao Puzio.

«La nostra speranza è svanita, noi siamo perduti, così abbiamo ascoltato dalle letture, ieri sera ad Illica, abbiamo ascoltato questa sorta di passioni tristi, come voci dalle tenebre: voci che ci portavano alla sfiducia al senso dell’abbandono: sentimenti legittimi ed inevitabili per chi ha vissuto una tragedia come questa».

Sono state undici le vittime che ha contato il piccolo paese di Accumoli dopo il terremoto di due anni fa, il dolore è ancora vivo, e il vescovo Domenico è consapevole della sofferenza ancora palpabile per le terribili perdite.

Chi era in vacanza, come la giovane ragazza spagnola Ana, chi aveva trovato il suon buen retiro dopo la pensione, come Giovanni, Assunta, Dina e Vinicio. Chi, come la famiglia Tuccio, interamente scomparsa, ci abitava stabilmente.

Idealmente intorno a loro, e a tutte le altre vittime del terremoto del 24 agosto 2016, si è stretta la comunità accumolese durante la Santa Messa di oggi pomeriggio, celebrata all’aperto dal vescovo Domenico e dal parroco don Stanislao Puzio nella spianata dell’area Sae: «tuttavia non siamo qui per lasciarci sopraffare dal dolore».

«Eravamo nello sconforto – ha detto nell’omelia monsignor Pompili – ma ieri sera, improvvisamente si è fatto silenzio e la luna ha illuminato il Sanissimo Sacramento. Così ci siamo pian piano assuefatti a quel buio, e abbiamo però notato una luce che emergeva. Così, abbiamo compreso che le voci dalle tenebre non devono avere il sopravvento. La voce che deve prevalere dentro di noi è quella che Gesù nel vangelo esprime attraverso l’amore verso Dio e verso il prossimo. Un amore non sentimentale né emotivo, ma provato con tutta la mente, tutta l’anima e tutto il cuore».

Occorre mente, «perché occorre mettersi d’ingegno per vivere in questa terra, destinata a ballare ancora, e richiede intelligenze destinate a creare opere che sappiano sostenere questa condizione».

Anima, «per trasformare anche il dolore, che è pur sempre un’energia, in qualcosa che nasca nel nostro io più profondo e ci porti a diventare più concentrati ed essenziali, eliminando il superfluo». E poi cuore, «per saper guardare al di là di ciò che accade sotto i nostri occhi».

Nonostante il tempo incerto, sia all’adorazione eucaristica di ieri sera nella frazione di Illica che alla celebrazione di oggi, sono stati in tanti a voler essere presenti. Hanno portato un segnale anche le istituzioni, presenti alle cerimonie celebrative a due anni dal sisma del centro Italia.

Il vescovo Domenico ha avuto parole di conforto per i presenti, aprendo la celebrazione, «nessuno di noi crede che la vita sia solo un incidente di percorso, per cui viviamo ancora insieme questo giorno che ormai volge al tramonto con la fiducia che nasce dalla fede e ricordiamo che la vita non è una promessa mancata ma una garanzia che viene da Dio e che dobbiamo riascoltare in questo momento».

 

 

 

 

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