Televisione

La postina dei sentimenti colpisce ancora

Il mix delle relazioni da ristabilire sotto gli occhi della moglie di Maurizio Costanzo è diventato negli anni sempre più vario, dai classici ex fidanzati a figli e genitori in rotta.

È in onda da talmente tanti anni che difficilmente si trova un telespettatore a cui questo programma sia ignoto. In ogni caso, per sicurezza, ne citiamo qui la formula tanto semplice quanto efficace: persone comuni, desiderose di ritrovare vecchi amori, parenti lontani o amici di gioventù si affidano al programma cercare e trovare una persona, che – senza sapere da chi arriva l’invito – sceglie se presentarsi oppure no in trasmissione e, nel caso, se incontrare il mittente o rinunciare.
Si parla, naturalmente, di “C’è posta per te” (Canale 5, sabato ore 21.30), in onda dal 2000 sotto la conduzione di Maria De Filippi che lo ha ideato insieme ad Alberto Silvestri. Ispirato al titolo di un celebre film del 1998 con Tom Hanks e Meg Ryan, il format propone come uno dei ruoli essenziali quello dei “postini”, attori vestiti – appunto – da portalettere che attraversano in bici la città di residenza del destinatario della missiva fino a giungere di fronte alla sua abitazione per consegnare l’invito senza rivelare l’identità del mittente.
Se l’invito viene accettato, la persona si presenta in trasmissione e lì comincia la rappresentazione sentimentale. In studio, il mittente e il destinatario sono separati da uno schermo che a un certo punto svela le reciproche identità e, se il destinatario è disponibile a ristabilire il legame con il mittente, viene finalmente rimosso per favorire l’incontro effettivo e l’inevitabile abbraccio.
Il mix delle relazioni da ristabilire sotto gli occhi della moglie di Maurizio Costanzo è diventato negli anni sempre più vario, dai classici ex fidanzati a figli e genitori in rotta, dalle amicizie lontane agli affetti omosessuali, dagli ex compagni di scuola o di caserma ai personaggi famosi “regalati” per una sera agli amici o ai parenti.
La conduttrice e gli autori mettono molto di loro nella messa in scena, caricando tutti gli elementi che possono suscitare emozione e commozione nel pubblico in studio e, soprattutto, in quello che assiste da casa. E se per caso ci scappa la lacrimuccia, è pronto il primissimo piano sui volti e sugli occhi del protagonisti, che si trovano così a esibire i sentimenti più intimi sotto i riflettori e di fronte a una platea di alcuni milioni di persone.
Nell’attuale società in cui il confine tra pubblico e privato è sempre più labile e la tendenza a esporsi sempre più alimentata dai social media, il fatto che le persone comuni esibiscano in pubblico la propria intimità sentimentale è ormai una prassi in contraddizione con le norme a tutela della privacy sempre più stringenti (almeno sulla carta). Ma tant’è. Resta l’impressione di un programma fortemente sceneggiato e sapientemente strutturato con l’evidente obiettivo di colpire il cuore più che l’occhio dello spettatore.

Marco Deriu per il Sir

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