La giornata del malato e il “miracolo” di credere

Dal 7 all’11 febbraio si svolgeranno le iniziative per la giornata mondiale del malato che si concluderanno proprio giovedì 11 con la solenne celebrazione Lourdiana. Il miracolo della città francese offre uno spunto per avvicinarsi all’evento. Che senso può avere per un non credente l’insieme dei fenomeni legati all’apparizione mariana?

Non si può pretendere che tutti accettino l’esistenza di fenomeni soprannaturali. Se togliamo il “miracoloso” però qualcosa resta comunque. Credere è un azione di per sé. Il conforto dalla sofferenza della malattia è uno dei risultati dell’atto di credere, una sua conseguenza diretta.

Il non credente potrebbe chiedersi se non sia sciocco l’atteggiamento di affidare le speranze di persone in difficoltà al culto di un’apparizione. Dopotutto nessun dogmatismo può materializzare un miracolo. Ciò non toglie valore all’aspetto consolatorio della fede, che ne rappresenta una delle funzioni pratiche, un collante alla base delle grandi e piccole comunità dei malati. Consolare è d’altronde uno dei frutti della misericordia. In fondo nessuno scetticismo può prosciugare una lacrima di consolazione.

La consolazione è una risposta ad una domanda di dolore che spesso resta senza voce. Una preghiera che merita di essere accolta. Per il non credente potrebbe risultare illuminante questa poesia di Giorgio Caproni: prego (e in ciò consiste/– unica! – la mia conquista)/non, come accomoda dire/al mondo, perché Dio esiste:/ma, come uso soffrire/io, perché Dio esista.

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