La bellezza della fede

Un convegno organizzato dall’Associazione Internazionale Tomas Tyn ha provato ad indagare sulla forza della dottrina cattolica in un’epoca segnata dal disorientamento e dalla presenza di numerosi falsi profeti.

Si è svolto mercoledì 3 giugno al santuario francescano di Fonte Colombo un convegno di studi dal titolo “La Bellezza della nostra Fede”, su temi di Escatologia, Ecclesiologia, Liturgia, organizzato dall’Associazione Internazionale Tomas Tyn.

Ed è stata proprio la figura del teologo domenicano di origine cecoslovacca, in corso di beatificazione, ad incorniciare gli interventi dell’iniziativa. «Padre Tomas Tyn era uno straordinario predicatore – ci spiega Gianni Battisti, avvocato di Rieti, fondatore e presidente dell’Associazione – che univa teologia e santità. Era il campione di una teologia molto rigorosa, tomista, ma la sapeva unire ad una notevole santità di vita. Era anche uno straordinario filosofo, la sua produzione scientifica, considerando anche i molti impegni pastorali dai quali era preso, è sorprendentemente abbondante e di alto livello. Dal punto di vista del pensiero sosteneva che chi ignora la metafisica è un pellegrino in teologia».

Il primo intervento, affidato a Prof. P. Giovanni Cavalcoli OP, ha centrato il tema “La visione beatifica in Tomas Tyn”…

Sì, e per sviscerare l’argomento ci siamo affidati alla migliore figura possibile, non solo per spessore culturale, ma anche in quanto suo confratello e vicepostulatore della Causa di Beatificazione di Tomans Tyn in corso presso il Tribunale della Diocesi di Bologna. Il suo è stato un tentativo di presentare con parole semplici la profonda visione intellettuale, l’ostinata ricerca di un appagamento nella verità da parte di padre Tomas: il suo tentativo di spingersi con il pensiero sulla soglia di quella immensità inimmaginabile che – Dio lo voglia – ci aspetta.

Mi ha particolarmente incuriosito il tema del secondo intervento: “Chi deturpa la grande bellezza della nostra fede? I problemi ecclesiologici dell’ora presente”. A cosa si riferisce?

Il tema è stato presentato da P. Ariel Stefano Levi di Gualdo, uno che le cose non le manda a dire! Per parlar chiaro: da una parte a rovinare la bellezza della fede c’è un ultra-tradizionalismo becero, che non capisce la reale necessità di un rinnovamento nella Chiesa, fino a giungere agli eccessi di un fissismo insopportabile quando invece un sano rinnovamento è il benvenuto. Verrebbe da dire: «meno male che c’è stato il Concilio Vaticano II», ma senza per questo essere meno duri con l’errore opposto. Non mancano infatti i “modernisti” che inquinano la fede cattolica anche scadendo in eresie cristologiche stantie e spacciandole per grandi scoperte. A questo ovviamente si sommano i mali esterni come le forme contemporanee di ateismo e relativismo, fino ad arrivare ad aberrazioni come quella del gender.

Mi ha incuriosito anche il fatto che il convegno sia stato proposto a Fonte Colombo e che tra i relatori c’è un francescano. Mi riporta al tema della relazione tra i grandi ordini religiosi. D’altra parte abbiamo un Papa che si chiama Francesco, ma è gesuita. Per certi versi pare di assistere ad un rimescolamento delle diverse esperienze della Chiesa, forse alla ricerca di una radice di fondo su cui costruire cose nuove…

Noi abbiamo pensato molto a questi aspetti. Con P. Giovanni Cavalcoli OP e P. Marino Porcelli ofm abbiamo guardato alle fonti francescane, anche in riferimento all’incontro tra San Francesco e San Domenico che queste raccontano. In seguito i due ordini religiosi possono aver avuto anche divergenze, ma entrambi hanno svolto un ruolo egualmente importante e utile per la Chiesa. Quelle di Domenico e Francesco sono veramente due figure che noi cattolici abbiamo nel cuore. Insieme a San Benedetto: quelle biblioteche, quelle esperienze così meravigliose… non si può non amarle. Francesco poi, noi reatini ce l’abbiamo nel sangue…

Mi pare che il tema della “bellezza della nostra fede” che ha mosso il convegno, oggi abbia a che fare con questa ricerca dell’equilibrio: tra la tradizione e il rinnovamento, ma anche tra le diverse visioni della cristianità incarnate negli ordini…

Sì, ma insieme è importante affermare che la nostra fede è bella perché è vera. Non lasciamoci ingannare, dobbiamo essere orgogliosi della nostra fede! Nel clima di oggi pare ci sia qualcuno tentato di relativizzare troppo certe questioni, mettendo un po’ sullo stesso piano tutte le esperienze. So che è un atteggiamento “politicamente corretto”, ma non sono le esperienze a giudicare la verità: è la verità che giudica l’esperienza. Ciò detto, ha però ragione il Papa a metterci in guardia da una fede “intellettualistica”. Ma noi vogliamo solo ribadire l’importanza della dottrina e la necessità che non venga sminuita.

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