Il vescovo Domenico: guardare alla famiglia reale, evitando toni melensi

Una riflessione sulla famiglia, alla vigilia del Sinodo: è stata quella che si è svolta nel pomeriggio del 25 settembre nel salone Papale del Vescovado di Rieti in occasione del convegno internazionale “La famiglia: nucleo da preservare”.

L’evento, organizzato in concomitanza della visita ufficiale del corpo diplomatico della Santa Sede a Rieti, è stato moderato da Piergiorgio Giacovazzo (Rai – Tg2) e ha visto impegnato come relatori il vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili, il presidente di Italia Più, Raffaele Bonanni, Luigi Ciampoli (Presidenza del Consiglio dei Ministri) e don Aldo Buonaiuto (Associazione Comunità Giovanni XXIII).

Ragionando su “L’architettura della famiglia e le sue ricadute sociali”, il vescovo Domenico ha sottolineato che «la famiglia non è un’invenzione stagionale, perché serba in seno l’humus, cioè la terra dove si imparano le grandi differenze», innanzitutto «la differenza sessuale (padre e madre) e quella generazionale (genitori e figli)».

Aspetti che secondo mons. Pompili rendono la famiglia «irrinunciabile, a dispetto delle sue molteplici trasformazioni storiche». Infatti il tema è di grande attualità: «Se se ne parla – ha aggiunto il vescovo, ricordando l’Incontro mondiale alla presenza del Papa in questi giorni a Filadelfia – è per la semplice ragione che ogni epoca è chiamata a ripensare la famiglia, preservando l’humus originario e cercando di interagire con le trasformazioni della società. Al fine di garantire le condizioni di crescita della persona, chiamata sempre a realizzarsi dentro uno spazio vitale più ampio che faccia uscire dall’isolamento».

«Quel che più conta – ha sottolineato don Domenico – è evitare toni melensi o astratti perché la famiglia è un luogo reale che non si presta né a romanticismi, né a ideologie, ma va vissuta nella sua esperienza concreta e paradossale».

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