Chiesa

Il santo e parroco di tutti i sacerdoti del mondo

Modello di vita sacerdotale, san Giovanni Maria Vianney viene oggi ricordato dalla Chiesa

Il patrono di tutti i presbiteri ed i parroci, modello per ogni sacerdote e santo da quasi un secolo perchè il centenario della sua canonizzazione cadrà nel 2025, anno del prossimo Giubileo. Oggi la Chiesa fa memoria del Curato d’Ars, San Giovanni-Maria Vianney, nel 161.mo anniversario della morte. Lo scorso anno proprio il 4 agosto appunto e proprio ispirandosi al santo, Papa Francesco scrisse una lettera a tutti i sacerdoti del mondo, manifestando loro vicinanza, incoraggiamento, sostegno e conforto, perché – sono state le parole del pontefice – “come il Curato d’Ars, lavorate in ‘trincea’, portate sulle vostre spalle il peso del giorno e del caldo e, esposti a innumerevoli situazioni, ‘ci mettete la faccia’ quotidianamente e senza darvi troppa importanza, affinché il Popolo di Dio sia curato e accompagnato”. In pochi tratti, attraverso i sacerdoti di oggi, riviveva così la figura del Curato della fine del “700.

Curato d’Ars: perseveranza e santità

Dichiarò di “averla amata prima di conoscerla”, definendola “l’affetto più antico”, pregando Maria davanti ad una grezza statuetta di legno, donatagli dalla madre che portava il nome della Vergine Santa. Giovanni-Maria Vianney, quarto di sei figli, nacque proprio nel mese dedicato alla Madre di Dio, l’8 maggio 1786 a Dardilly, piccolo comune francese nei pressi di Lione. Trascorse l’infanzia insieme alla famiglia lavorando nei campi e già in tenera età era solito pregare, anche concedendosi brevi pause durante il lavoro. Fu la sorella minore, Margherita, a rivelare come la sua vocazione – maturata dopo aver ricevuto l’Eucarestia – fosse tangibile fin da piccolo. Erano però anni difficili per la Chiesa francese, gli anni della Rivoluzione. Le Messe si celebravano clandestinamente, così fu anche per quella della Prima Comunione del piccolo Giovanni-Maria. La vocazione, però, non conosce chiusure: nonostante i timori del padre per la difficile situazione economica e quella politica e sociale, Vianney fu ordinato sacerdote non ancora trentenne, il 13 agosto 1815. Il suo, però, fu un percorso particolarmente ricco di insidie, che richiese una grande perseveranza.

La figura di don Balley

La vita di Giovanni-Maria è legata a don Carlo Balley, che lo ospitò in casa assieme ad altri giovani desiderosi di intraprendere la via del sacerdozio, nonostante la situazione fosse particolarmente avversa nella Francia di inizio Ottocento. Dopo un primo rifiuto, don Balley, avendo conosciuto il giovane, ci ripensò. Chissà se quel giorno poteva immaginare che Giovanni-Maria sarebbe diventato il suo vicario. Ma le prove da superare erano molte, Valley fu chiamato alle armi e senza volerlo divenne disertore (fu soccorso da altri disertori mentre si trovava in precarie condizioni di salute), nel 1810 dopo l’amnistia concessa dall’imperatore fu finalmente libero.

Finalmente sacerdote

Nel gennaio dell’anno seguente tornò a Dardilly. Nel 1812 lasciò la canonica di don Balley per recarsi nel seminario di Verrières, dove trovò non poche difficoltà con il latino. La perseveranza, ancora una volta, non mancò e così tre anni dopo, all’età di 29 anni, fu ordinato sacerdote. Dopo la prima messa, celebrata il 14 agosto nella cappella del Seminario Maggiore, Giovanni Maria tornò ad Ecully, dove venne accolto da un entusiasta don Balley e ricevette il suo primo mandato: assistere il padre spirituale quale vicario parrocchiale. Furono due anni ricchi di esperienze per il giovane sacerdote, terminati con il doloroso addio alla sua guida spirituale: fu proprio Giovanni-Maria ad impartire l’estrema unzione a don Balley, una settimana prima del Santo Natale. Meno di due mesi dopo la vita di don Vianney cambiò. Per sempre.

Il Curato d’Ars

Ars: tre lettere, trenta chilometri, quarant’anni di sacerdozio. Ad Ars, non lontano da Lione, Giovanni-Maria fu trasferito nel febbraio 1818 e lì rimase fino al termine dei suoi giorni. Il nuovo parroco raggiunse il piccolo comune a piedi – percorrendo i trenta chilometri che lo separavano da Ecully in compagnia della vedova Bibost, che l’aveva accudito durante gli anni in seminario. Non conoscendo bene la strada, il curato chiese indicazione ad un giovane pastore, tale Antonio Givre, e alla sua risposta pronunciò la frase che ancora oggi è incisa sul monumento che ricorda questo incontro:”Tu mi hai indicato la strada per Ars, io ti insegnerò la strada del Paradiso”. Quella strada fu insegnata da Vianney a centinaia di persone, divenute poi migliaia con il passare degli anni, quando Ars divenne meta di pellegrinaggio.

Anche prete di strada

In oltre quarant’anni di sacerdozio, il suo impegno fu particolarmente legato al Catechismo ed alla Penitenza. Dedicò molto tempo, infatti, alla formazione dei giovani ed al confessionale. Fu anche un “prete di strada”: celebri in particolare le sue battaglie contro l’alcolismo, che portarono a risultati concreti, talvolta sorprendenti. Morì nel 1859. Proclamato Beato da Papa Pio X nel 1905, fu canonizzato da Pio XI vent’anni dopo, nel 1929 lo dichiarò anche patrono dei parroci. Nel centenario della morte, il primo agosto 1959 Papa Giovanni XXIII gli dedicò l’enciclica Sacerdotii Nostri Primordia, additandolo a modello dei sacerdoti. Il 6 ottobre 1986, Papa Giovanni Paolo II si recò in pellegrinaggio ad Ars, allora ricordò che “i santi sono sempre delle meraviglie di Dio, l’incessante messaggio che Dio manda a noi tutti perché tutti siamo chiamati alla santità”. Il 16 giugno 2009 Papa Benedetto XVI pubblicava la Lettera per l’indizione dell’Anno Sacerdotale in occasione del 150.mo anniversario della morte di San Giovanni Maria Vianney.

La lettera di Papa Francesco

Un grazie ed un incoraggiamento a tutti i sacerdoti, declinato con l’ausilio di quattro parole: dolore, gratitudine, coraggio e lode. “Mi rivolgo a ciascuno di voi – scriveva il Papa esattamente un anno fa – che, in tante occasioni, in maniera inosservata e sacrificata, nella stanchezza o nella fatica, nella malattia o nella desolazione, assumete la missione come un servizio a Dio e al suo popolo e, pur con tutte le difficoltà del cammino, scrivete le pagine più belle della vita sacerdotale”. La lettera indirizzata ai sacerdoti in occasione del 160.mo anniversario della morte del Curato d’Ars si apriva con uno sguardo allo scandalo degli abusi, al “grido, spesso silenzioso e costretto al silenzio, dei nostri fratelli, vittime di abusi di potere, di coscienza e sessuali da parte di ministri ordinati”. Pur “senza misconoscere il danno causato”, sarebbe “ingiusto – scriveva il Pontefice – non riconoscere quei tanti sacerdoti che offrono tutto ciò che sono per il bene degli altri”.

La gratitudine

Quindi, dopo l’invito a “non scoraggiarsi”, la seconda parola: gratitudine. Quella che il Santo Padre definisce “un’arma potente”. Francesco ricorda che la “vocazione, più che una nostra scelta, è risposta a una chiamata gratuita del Signore”. Il terzo sostantivo è “coraggio” ed il suggerimento del Papa è “chiedersi sempre come si sta affrontando il dolore”, ammonendo dal cadere nell’accidia, “in quella tristezza che paralizza il coraggio di proseguire nel lavoro, nella preghiera”, che “rende sterili tutti i tentativi di trasformazione e conversione, propagando risentimento e animosità”. Infine la “lode”. Perché “guardare Maria è tornare a credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto”. Proprio come sapeva fare, fin da bambino, San Giovanni Maria Vianney.

da Vatican News

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