Il dialogo permea la vita cittadina?

Riflessioni a margine di un incontro con gli “Amici della Biblioteca” su “Comunicazione e cultura a Rieti”.

«Quando si parla di cultura, a Rieti, il singolo evento in genere riesce. Quello che riesce meno in questa città è la durata. La durata è importante. Vuol dire consolidare, affrontare, a volte mutare laddove sia il caso, e sedimentare qualcosa».

Una delle esperienze che questo risultato sono riuscite ad ottenerlo è certamente quella degli “Amici della Biblioteca”, che con costanza ormai pluriennale si incontrano nella Sezione Antica della Paroniana per dare vita ad appassionati cenacoli con l’intento dichiarato del dialogo e dell’approfondimento.

Il 29 aprile, sul tema “Comunicazione e cultura a Rieti: alcune esperienze” è stata “chiamata in causa” anche la redazione di «Frontiera», assieme all’agente della casa editrice Einaudi Fabrizio Di Maggio.

Proponendosi come “braccianti della cultura”, i relatori sono partiti, secondo quanto richiesto dal tema, dalla propria esperienza sul campo, trovando un punto d’incontro nella difficoltà suscitata dal mutare delle abitudini di lettura: tanto in fatto di libri quanto di giornali e riviste.

Nel nostro tempo sembrano infatti venire meno i lettori forti, che comprano e accumulano libri secondo un preciso piano di ricerca, e che leggono i giornali con attenzione, cercando dietro alla notizia un’immagine della realtà.

Il lettore sembra in trasformazione: «quello di ieri aveva in mente di prepararsi – ha notato Di Maggio – era un soggetto attivo, non voleva solo accumulare libri, ma fare delle proprie letture una parte costitutiva della propria identità personale, trovando in questo anche riscontro e comunanza con altri lettori e in altre situazioni. Trovando il conforto di far parte in qualche modo di una comunità che cercava di pensare».

Era cioè un lettore che cercava di fornirsi di un armamentario critico, con il sottinteso di poter anche un po’ cambiare il mondo con gli strumenti che andava conquistando. Un lettore che accumula sapere, ma cerca anche di usarlo per sé e per una relazione con gli altri. «C’era dietro una “filosofia dell’essere pronti”, formati, in grado di sostenere le mille battaglie della vita».

L’approccio del lettore odierno sembra un altro. C’è una maggiore attenzione all’essere “aggiornati”. Non è un male in sé, ma spesso si risolve in una conoscenza superficiale: nell’esigenza di essere connessi, più che di essere preparati. Un aspetto evidente nell’informazione seriale e squalificata dei quotidiani on-line, nel trionfo del tweet, nel tormento delle “notifiche” di Facebook. Guardando ai “nuovi lettori” sembriamo trovarci di fronte a soggetti “passivi”, a rischio di omologazione.

Senza essere catastrofisti, è un qualcosa che vediamo mutare negli strumenti stessi di comunicazione e che può essere un pericolo, che può farci pensare alle virtù “perdute” del libro. «Di sicuro la situazione apre a domande sulle modalità della lettura, sulle modalità di diffusione delle idee» ha detto ancora l’agente Einaudi.

Si tratta di questioni aperte che si intrecciano con l’indagine che da tempo «Frontiera» sta conducendo su cosa sia la cultura a Rieti e su quali siano le forme della comunicazione e le modalità con cui si costruisce l’informazione. Un interrogarsi sui media, ma anche sulle istituzioni, sui luoghi della cultura, su chi fa ricerca, su chi siano gli “intellettuali” e su quali siano i livelli della cultura: quella alta ed erudita e quella più popolare, che permea i comportamenti quotidiani delle persone.

Il dialogo con gli “Amici della Biblioteca” è stato intessuto cercando di capire se ci sia un’identità, una consapevolezza della città a questo riguardo. E provando insieme di rispondere ad una domanda più dura: questi sforzi arrivano da qualche parte, incontrano un pubblico, aiutano la circolazione delle idee? Il dialogo permea la vita cittadina?

Domande che non hanno una risposta facile, e sulle quali chiediamo conforto anche ai nostri lettori.

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