Ricostruzione

I Beni culturali dopo il sisma: incontro ad Amatrice tra popolazione e diocesi

È stato un bel momento di divulgazione e condivisione l'incontro tra la popolazione di Amatrice e l'Ufficio diocesano per i Beni Culturali e l'edilizia di Culto. L'iniziativa, organizzata dalla diocesi di Rieti ha visto anche la presenza del vicario del vescovo mons Luigi Aquilini

Nel pomeriggio di mercoledì 23 ottobre si è svolto, presso la sede Caritas di Amatrice, un incontro tra la cittadinanza e i rappresentanti dell’Ufficio diocesano Beni Culturali ed Edilizia di Culto, coadiuvati dall’intervento del pro-vicario del vescovo mons. Luigi Aquilini.

La riunione ha avuto lo scopo di mettere in luce lo stato attuale dei lavori, chiarificando il campo di competenza della diocesi e di tutte le istituzioni coinvolte in questo delicato processo. Don Luigi Aquili ha infatti aperto il dibattito sottolineando il fatto che, accanto al lavoro della diocesi c’è la sinergia del Mibac (Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo), del Fec (Fondo Edifici di Culto) e dei Comuni di competenza.

Per quanto riguarda gli edifici di culto, la diocesi di Rieti è impegnata nella messa in sicurezza di 70 chiese e proprio in merito a quest’importante operazione mons. Aquilini ha tenuto a precisare che «la messa in sicurezza, vista da alcuni come non necessaria, è in realtà molto importante perché consente di proteggere gli edifici danneggiati affinché non peggiorino nell’attesa di essere restaurati».

Per spiegare ancora meglio la valenza di quest’operazione, è intervenuto Pierluigi Pietrolucci, direttore dell’Ufficio Diocesano Beni Culturali ed Edilizia di Culto. «La ricostruzione implica uno studio approfondito del manufatto e bisogna passare per un lungo iter di approvazioni per capire come ricostruire. Tutte le chiese hanno il diritto al finanziamento, ma il processo non è immediato e ci sono tante considerazioni da fare perciò, il puntellamento è il percorso più breve perché gli edifici non decadano ancora di più. Tuttavia – ha aggiunto – non dobbiamo rassegnarci, ma lavorare per fare le cose al meglio. Lo strumento della messa in sicurezza evita che il bene crolli definitivamente e questo non è uno spreco di denaro, perché si salvaguarda ciò che è stato risparmiato dal terremoto. Il lavoro è molto lungo e complesso, la buona notizia è che con l’Ordinanza 84 si comincia a parlare di ricostruzione, pensata però per gli edifici pubblici. È dunque necessario un adattamento alla dimensione delle diocesi».

In conclusione, il direttore ha spiegato il processo di selezione delle opere su cui si è intervenuti: « I piani d’intervento vengono definiti dal Commissario, la Diocesi stabilisce quali sono le funzioni pastorali più importanti e infine intervengono i Comuni. I piani vengono così condivisi e, dopo una sintesi tra soggetti attuatori, si sceglie l’ordine d’intervento che, nel nostro caso, verte sulla presenza dei luoghi di culto».

Il momento finale è stato dedicato ad illustrare i luoghi in cui sono conservati i beni recuperati dalle chiese. «Tutto quello che è stato prelevato dalle chiese, è stato fatto con l’ausilio della Soprintendenza e del Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e si trova attualmente presso la caserma dei Carabinieri Forestali di Cittaducale e in due depositi gestiti direttamente dalla diocesi. I beni sono stati catalogati tramite un inventario ed è tuttora in corso da parte dei responsabili la selezione delle opere che necessitano il restauro».

Grande la partecipazione all’esposizione dei processi di salvaguardia del patrimonio culturale e religioso da parte di tutta la platea che ha seguito con interesse ogni passo degli interventi. «Vi siamo grati perché ci state illustrando il tipo di lavoro effettuato e questo fa sperare di avere una chiesa anche nelle frazioni più distanti» ha dichiarato la signora Cesarina con entusiasmo.

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