FIne dei “giochi drammaturgici” al Violangelo di Casperia

 

Il Centro Culturale “Piccolo Teatro del Violangelo” di Casperia (RI), fondato e diretto da Violetta Chiarini, ha concluso la stagione teatrale 2014-2015 con l’ultima manifestazione del progetto nazionale “Teatro in Provincia – 10 Teatri per 31 Autori”. L’evento è stato eccezionalmente ospitato nell’artistica Sala dei Convegni del Palazzo della Cultura. “Teatro in provincia” è un progetto ideato da Duska Bisconti e promosso dal Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea (Ce.N.D.I.C.), diretto da Maria Letizia Compatangelo, il quale ha lo scopo di valorizzare e diffondere nel mondo le opere degli autori italiani contemporanei viventi. Al progetto, giunto al terzo anno di vita, hanno partecipato varie città italiane dal nord al sud d’Italia, per la maggior parte capoluoghi di provincia, con i loro teatri, dove il pubblico è stato doppiamente partecipe, poiché al termine di ogni manifestazione ha votato il testo preferito tra i sei presentati in ciascuna serata. Si è creata così un’ interessante kermesse teatrale “dalle Alpi al Lilibeo”, che ha messo in risalto sia drammaturghi già affermati, che autori emergenti. A Casperia, suggestivo borgo medievale – l’antica Aspra, menzionata anche da Virgilio nell’Eneide – e la più piccola tra le città partecipanti alla gara teatrale, le manifestazioni triennali di “Teatro in Provincia” a cura di Violetta Chiarini sono state caratterizzate da un alto livello artistico, con la presenza di noti professionisti del panorama nazionale teatrale e cinetelevisivo che si sono affiancati a giovani talenti del territorio della Sabina: una ricca schiera di interpreti per presentare numerosi autori italiani contemporanei viventi nelle varie mise en éspace a cadenza mensile. Nella recente performance conclusiva abbiamo potuto apprezzare testi di Antonia Brancati, Giovanni Maria Briganti, Roberta Calandra, Violetta Chiarini, Maria Letizia Compatangelo, Stefania Porrino, Marco Romei, che sono stati interpretati, sempre con la regia della Chiarini, da Nicola Caccavelli, Daniela Igliozzi, Stefano Skalkotos e dalla regista stessa, che, per le musiche di scena, si è avvalsa del suo repertorio di cantante di lieder e songs. Il testo della Compatangelo, “Gudo”, ha aperto la serata con grande forza drammaturgica, sottolineata dalla vivificante interpretazione di Stefano Skalkotos, attore polivalente di grande espressività, di cui abbiamo rilevato in varie occasioni il talento, nonché beniamino del Teatro in Provincia. In “Gudo” sosteneva il ruolo di un bambino-soldato fuggito in Europa e in fase di rieducazione. Ormai quindicenne, il ragazzo confessa la sua tragedia di fanciullo cui è stata completamente distrutta l’infanzia e le atrocità che è stato costretto a compiere con le armi, senza risparmiare neanche il proprio fratello Gudo, al quale ha amputato un avambraccio col machete, per lasciarlo libero e non essere costretto a ucciderlo col kalaschnikoff. Particolarmente efficace e funzionale al crudo contenuto del corto è stata la chiosa musicale cantata dalla Chiarini, i cui versi suonano come un rimprovero alla Comunità Internazionale, considerata in parte responsabile dei problemi che affliggono l’umanità, come la tragica realtà dei bambini-soldato. Il testo della canzone, tuttavia, conclude con un auspicio: “…Ci si serva delle traduzioni simultanee e dei diplomatici a fin di bene, lasciando in pace quanti han da fare cose serie in questo breve mondo, come raccogliere riso e fare all’amore. E sopravvivere inoltre.” Dopo l’impatto emotivo del racconto del piccolo soldato, che non riesce a cancellare dalla sua mente le efferatezze subite e commesse, è arrivato un gradevole momento di leggerezza – ma non troppo – con “L’avvantaggiatrice” di Roberta Calandra, autrice presente anche nelle precedenti edizioni di “Teatro in Provincia”. I suoi testi sono monologhi e sketch divertenti in chiave trasgressiva o paradossale, su temi anche di attualità, sopra i quali talvolta lei vola leggiadramente, perdendo l’occasione di approfondirli e di raggiungere così una vera dimensione drammaturgica. La sua avvantaggiatrice, tuttavia, assurge a personaggio simbolo della frenesia del fare, che è una delle nevrosi della nostra epoca, in cui si corre troppo verso mete che ci lasciano spesso delusi e soli. La verve interpretativa di Violetta Chiarini con una felice alchimia di toni brillanti, autoironici, amari e patetici, ha evidenziato la valenza tragicomica del testo. E’ seguito poi “Luigi” di Giovanni Maria Briganti, un monologo-telefonata di sapore minimalista, che vuol sottolineare quanto spesso si generino attriti all’interno delle famiglie per ragioni di interesse e come anche patrimoni e somme di denaro non cospicui possano distruggere l’armonia, quando non l’affetto, tra fratelli. Nicola Caccavelli, un attore di cui abbiamo rilevato, in altre performance di Teatro in Provincia, la naturalezza e l’empatia, sia nel comico che nel drammatico, ha reso simpatico un personaggio come quello di Luigi, non certo positivo nella sua telefonata d’affari al fratello Vito, in un crescendo di aggressività e pesanti espressioni verbali. E’ stata poi la volta di “Maria”, un monologo sulla depressione di Giovanni Maria Briganti, con una disamina attenta e profonda del disturbo bipolare e momenti di delicata poesia. Una donna cerca di combattere la sua quotidiana battaglia contro quella che la società fa ancora fatica a considerare una vera malattia: prova a distrarsi, esce, incontra gente, finché, salita su un ponte, anziché cadere comincia a volare sulle case, sulle persone, sulla paura, sulla solitudine. L’interpretazione di Daniela Igliozzi, pienamente valida nell’esprimere la rabbia e la disperazione del personaggio, mancava tuttavia di quei momenti di tenerezza – pure richiesti dal testo – che le persone depresse suscitano spesso, tra altri sentimenti, in chi vede la loro sofferenza. A seguire, un dialogo di Stefania Porrino dal vago aroma di intelligente femminismo, “Io eros, tu eri”, acuta critica di certi atteggiamenti maschili all’interno del rapporto uomo-donna. Finita da gran tempo la relazione, lui, per egoismo e vanagloria, si presenta all’improvviso, come in un raptus di nostalgia, a casa dell’antica fiamma, ormai serena nei suoi 23 anni di matrimonio e figli grandi, per indurla a rivivere momenti del passato. Interpreti efficaci, e come sempre ben affiatati, Stefano Skalkotos nel ruolo dello scrittore famoso e narcisista, non più giovanissimo e con recente matrimonio e paternità, e Violetta Chiarini in quello della buona moglie e madre di famiglia che, pur turbata dalle avances di lui, rimane salda nella sua saggezza e lo respinge. La performance è proseguita con un testo di Antonia Brancati, “Se non si ha più voce”. La quantità di ingiustizie nel mondo e il ritmo con cui si susseguono ha superato ogni immaginazione e l’indignazione per esse è talmente grande che non ci sono più parole per esprimerla, e non si ha più voce per gridarla come si vorrebbe. Ottima invenzione teatrale, dunque, il personaggio di una scrittrice che, dopo aver affidato a una sorta di pizzini l’elenco delle ingiustizie, si prepara a morire per suicidio, nella disperata impotenza a parlare di una realtà che supera le possibilità umane di raccontarla. L’altro personaggio del corto è un’attrice che irrompe sulla scena chiedendo a gran voce alla scrittrice il testo promesso, col quale potrebbe partecipare, accanto a grossi nomi dello spettacolo, a una serata teatrale – dedicata proprio al tema delle ingiustizie – che rappresenterebbe, quindi, la sua grande occasione. Agli aspri rimproveri dell’attrice per il mancato testo sul suddetto argomento, la scrittrice, sempre muta e mentre prepara e poi ingoia il suo cocktail mortale di pillole e vodka, le indica i foglietti sul tavolo. L’attrice li legge ad uno ad uno, sciorinando al pubblico un lungo elenco di argomenti, gli stessi, peraltro, che figurano da tempo nelle denunce d’ingiustizia dei media illuminati e coraggiosi, a cominciare dal tema dell’ olocausto e della sua negazione. Ci auguriamo che la Brancati in prosieguo di tempo non si limiti a ricordarci l’elenco delle ingiustizie del mondo, ma che, da autrice di razza qual è (tra l’altro è figlia di Vitaliano Brancati e Anna Proclemer), approfondisca quei temi nella propria scrittura drammaturgica. Daniela Igliozzi nel ruolo dell’attrice ha mostrato il suo temperamento d’interprete, ben calibrando un crescendo di aggressività e di cinico egoismo, mentre Stefano Skalkotos descriveva col giusto ritmo, in una sorta di drammatica radiocronaca (ricordiamo che si trattava di una mise en éspace) le azioni che la muta scrittrice via via poneva in essere per realizzare il proprio suicidio. L’ultimo corto in programma è stato “Volevo diventare come von Karajan” di Violetta Chiarini. Tra rimpianti, ricordi, autoironie, comiche invettive e lucide riflessioni, una donna fa il punto sulla propria condizione esistenziale, partendo dai rapporti con la sua famiglia d’origine. Un testo coraggioso e controcorrente, veramente fuori dal coro, che coniuga cultura e teatralità ed è una indiretta denuncia di un certo costume italiano in cui il posto delle idee è stato preso dall’ideologismo. Interprete di grande classe, con toni comici, amari, risentiti e autoironici, la stessa Violetta Chiarini. Lieder e songs, cantati da quest’ultima e abbinati ai corti teatrali in base ad affinità tematica, ne hanno potenziato il valore contenutistico. L’impeccabile assistenza tecnica era di Angelo Caffarelli e di Silvia Tichetti, pure puntuale interprete delle parti descrittive dello spettacolo. Al termine della serata il pubblico ha votato il corto preferito, decretando la vittoria di “Gudo”, della Compatangelo, seguito al secondo posto dal testo della Chiarini e al terzo da quello della Calandra. Tra i presenti in sala il critico letterario e saggista Roberto Milana, la pittrice inglese Sally Linton, l’assessore alla cultura dell’Unione di Comuni “Nòva Sabina”, Marco Cossu e l’assessore alla Cultura del Comune di Casperia, Marco Alberto Maggio.

Rispondi