Festeggiata al De’ Lellis Santa Agostina Pietrantoni

Il 29 aprile di 12 anni fa, il Papa S. Giovanni Paolo II, proclamava Santa Agostina Pietrantoni “Patrona degli infermieri d’Italia”.

Per ricordare questo evento, all’ospedale “San Camillo de Lellis” di Rieti, il personale sanitario, in particolare i giovani infermieri, hanno celebrato la festa in onore di santa Agostina, loro protettrice.

La cappella dell’ospedale era adornata a festa. L’immagine di Santa Agostina dal volto sorridente, sembrava compiacersi nel vedere tanti giovani infermieri.

La presenza di sua eccellenza Mons. Delio Lucarelli Vescovo della Diocesi di Rieti, ha reso ancora più solenne la celebrazione Eucaristica. Nell’omelia ha presentato S. Agostina come modello di vera infermiera: premurosa, attenta, disponibile fino a dare la vita per i “poveri malati” come lei soleva chiamarli.

Al termine della celebrazione, la responsabile dell’ IPASVI di Rieti Signora Felicia Stagno ha ringraziato i presenti e si è resa disponibile a far conoscere sempre più la figura della Santa all’interno dell’ospedale. C’è stato poi un secondo intervento da parte della vice responsabile dell’IPASVI Signora Giovanna Picuti che si è mostra entusiasta di avere conosciuto la Santa e di volere approfondire la vita di suora infermiera.

Infine ha preso la parola una consorella di Suor Agostina, Sr. Fernanda Falcone, Suora di carità di Santa Giovanna Antida, che ha illustrato brevemente la vita della Santa: dalle sue origine reatine, nata a Pozzaglia Sabina il 27 marzo del 1864, fino al suo martirio nell’ospedale Santo Spirito di Roma, quando un suo ex malato la uccise con sette pugnalate, il 13 novembre del 1894. Aveva solo 30 anni!

La sua morte getta un bagliore di luce retrospettiva che illumina una vita tutta dedita alla preghiera e alla cura dei malati. Destinata alla corsia dei tubercolosi, non si risparmia: li cura con mitezza, serenità e dolcezza. Lei stessa contrae il male, allora incurabile, ma rifiuta di essere trasferita per evitare che un’altra consorella contraesse lo stesso male. Un testimone afferma di lei: “esercitava il suo ufficio d’infermiera con grandissima carità. La notavo di continuo al letto dei malati piena di cure e di tenerezze materne. Essa sapeva prendersi cura non solo del loro corpo, ma anche delle loro anime. A chi la vedeva aggirarsi, senza alcun riguardo per la sua salute in mezzo ai tisici, rispondeva sorridendo: “Per Gesù tutto è poco, vi assicuro che quando sto servendo e curando i miei cari malati, dimentico di quanto ho di più caro al mondo.”

Veramente, gli infermieri, trovano in Santa Agostina un “modello” di servizio semplice e sereno, umile, gentile, fatto di sacrificio, di disponibilità e di amabilità verso i malati, soprattutto se poveri, perché in loro Agostina vedeva il Signore Gesù che ci dice nel Vangelo: “Quello che farete al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a Me.” Santa Agostina aveva l’arte di “umanizzare” l’ambiente-ospedale. Per lei il “servizio ai malati è una “missione,” è “farsi prossimo”, prendersi cura di tutta la persona nelle sue caratteristiche fisiche, psichiche, spirituali.

Lasciamoci affascinare da questa giovane Sorella infermiera, dalla semplicità del suo amore, dalla fedeltà alla sua missione, dall’amabilità del suo sorriso, dalla forza del suo amore che, come dice la scrittura “è più forte della morte” Ringraziamo vivamente i responsabili di questo ospedale per l’attenzione e l’amore verso S. Agostina e la disponibilità nel farla conoscere.

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