Esaltazione della S. Croce

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.  Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

Siamo stati salvati dalla Croce di Cristo.

Quest’anno la solennità dell’Esaltazione della S. Croce cade di domenica: quale migliore congiuntura, per parlare del mistero della nostra salvezza? A cominciare dal testo dell’Orazione ‘Collettà: si afferma che Dio Padre ha voluto la morte di suo Figlio per salvare l’umanità; il testo originale della Preghiera Eucaristica III, ribadisce il principio che, in sostanza, Dio volle essere placato con la morte di Gesù: ho detto anche che, in fase di traduzione dell’originale latino in italiano, questa espressione particolarmente forte ed esplicita è stata cancellata dal testo (della preghiera eucaristica). Fu una scelta dettata da prudenza della Chiesa? Quale sarebbe stata e quale sarebbe ancora la reazione dei fedeli, nel sentir proclamare dall’altare un’affermazione simile? E come potremmo ancora parlare di colpevolezza, da parte di coloro che materialmente agirono contro Gesù, a cominciare da Giuda… e poi Pietro, Caifa’, Pilato, Erode, i soldati, il popolo che chiese la morte in croce del Signore?

Se Dio voleva questo, se era scritto che Gesù sarebbe morto, come Lui stesso annunciò in tempi non sospetti, quando cioè era all’apice della notorietà, allora vuol dire che c’era un destino già segnato, non solo per il Figlio di Dio, ma anche per gli uomini che collaborarono direttamente, o indirettamente, alla morte di Lui. Qualcuno ricorderà il famoso film “Jesus Christ Superstar“, che fece discutere il mondo e la Chiesa alla fine degli anni ‘70: ebbene, all’inizio del film, Giuda innalza a Dio la sua protesta: “Perché io? perché hai scelto me?”: non si tratta solo di battute ad effetto, è in gioco il delicato e sempre difficile rapporto tra la libertà degli uomini e la conoscenza che Dio ha del passato, del presente, ma anche del futuro nostro e di tutti. Se Dio sapeva, perché non lo ha impedito? Lui che è onnipotente, non poteva intervenire per salvare Suo Figlio da quella morte tragica e ingiusta? E se non l’ha fatto, significa forse che condivideva, in tutto o in parte, il complotto e la decisione di uccidere Gesù, per la salvezza di tutti gli uomini?

Sappiamo bene che un conto è consentire, permettere, accettare… e un altro conto è condividere.

Tuttavia questi ‘distinguo’ non convincono del tutto; e il problema del valore della volontà di Dio in ordine alla passione di suo Figlio rimane aperto. In ultima analisi, quale era la volontà di Dio nei confronti di Gesù? (Dio) ha voluto sì, o no la passione di Cristo?

Alla domanda non risponderò, la lascio alla vostra riflessione personale. Anche perché la solennità di oggi celebra la S. Croce, non per esaltare il patibolo sul quale Gesù è salito ed è morto – un patibolo in quanto tale non si può né si potrà mai esaltare! – ma per celebrare ciò che la croce di Cristo ci ha guadagnato, la salvezza!

La Chiesa, fedele al mandato di Cristo contenuto nel Vangelo, insegna che c’è una salvezza presente e una futura: quella presente è la salvezza dai peccati; quella futura è la vita eterna.

Tanto la prima che la seconda sono vincolate alla nostra volontà di collaborare a questo piano di salvezza che Dio ha ordinato per ciascuno di noi e per l’umanità intera. Ora, senza nulla togliere alla sovrana e assoluta libertà di Dio, la nostra salvezza dipende anche dalla nostra libertà e volontà di realizzarla con ogni mezzo, in sostanza, scegliendo il bene ed evitando il male.

Certo, la sola volontà umana, per quanto forte, determinata e audace nel ricercare il bene da fare e il male da evitare, (la volontà umana) non è in grado di guadagnare la salvezza. È necessaria la misericordia di Dio, misericordia compiuta dalla passione di Cristo. Ma la Passione di Cristo ci interpella ad entrare nella salvezza facendo la nostra parte.

Ciò che di buono possiamo fare non costituisce alcun titolo di merito e non aggiunge nulla ai meriti di Cristo. Così pure, ciò che noi possiamo patire in nome della fede, non aggiunge nulla ai patimenti di Cristo: l’apostolo Paolo scrive ai Colossesi (cfr Col 1,24), per ricordare loro che la sua propria passione altro non è che una cammino di purificazione personale, finalizzato a portare a compimento nel suo proprio corpo ciò che ancora manca della passione di Cristo; ciò che manca in lui-Paolo, non in Cristo! È una precisazione doverosa: i fedeli devono fuggire la tentazione dell’orgoglio di accampare diritti sulla salvezza; quasi che Cristo avesse bisogno di un ulteriore contributo umano.

Le sofferenze, la perseveranza, la fede non aggiungono qualcosa alla passione di Cristo, ma la rendono efficace per il singolo credente e per la comunità tutta.

Diventando sempre più conformi alla persona di Gesù, in vita e soprattutto in morte, noi apriamo la porta alla salvezza, ci arrendiamo all’amore di Dio, con-sentiamo che questo Amore ci raggiunga e, con esso, la salvezza.

Concludo con un’ultima precisazione, diretta soprattutto a coloro che intendono la salvezza nei termini di giudizio di Dio: la precisazione non è mia, ma emerge dalle parole che il Signore rivolge a Nicodemo: “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”.

Mi piace pensare che, al termine della vita, ciascuno possa ricevere l’abbraccio del Padre, come san Luca descrive al capitolo 15 del suo Vangelo: lacrime di gioia, il vestito più bello, l’anello al dito, i sandali ai piedi, e… tutti dentro, a far festa!

Romantico? no, Evangelico!

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