Parrocchie

…e festa sia!

La comunità di Vazia si è riunita per la prima volta dopo i difficili mesi primaverili: riflessione, bellezza e serena convivialità durante una "Festa d'Estate" diversa ma non meno gioiosa

Nel prato del complesso parrocchiale di Santa Maria Assunta a Vazia, la prima Festa d’Estate ha fatto segnare un timido passo verso la ripresa della quotidianità dopo il lungo periodo di lockdown. La comunità si è riunita per la prima volta dopo i difficili mesi primaverili all’insegna della riflessione, della bellezza, della convivialità e dell’accoglienza.

È stata la riflessione proposta da don Zdenek Kopriva nell’omelia domenicale ad aprire il lungo pomeriggio di fraternità. La parabola del Vangelo, ha spiegato il parroco di Vazia, ci provoca e ci interroga sul senso della vita che vede, come ha visto in questo periodo, la zizzania prosperare fra il grano del modo. Il male ha un ruolo e un posto proprio fra le pieghe dell’esistenza e non può lasciare indifferenti.

È la Parola di Dio che risolve il mistero della presenza del male inquadrandolo in una nuova prospettiva. Dio rende chiaro il crepuscolo se ci lasciamo avvolgere dal tepore del suo amore. È la misericordia la rivoluzione di Gesù che travolge la realtà: essa non rifiuta il male, lo affronta e lo accetta non ribellandosi a esso, memore che vittoria di Cristo sulla morte ha ribaltato per sempre gli scontati esiti.

La Parabola, genere letterario proprio del Vangelo, ci invita a scegliere le strade da percorrere nella vita: non ci costringe, ma ci indirizza verso un percorso intimo, spesso tortuoso e difficile, che porta sempre diritto alla felicità.

La riflessione ha poi ceduto il passo alla contemplazione. Una bellezza armoniosa e struggente è scaturita dalle note dell’ensemble Acquarelli Napoletani che ha regalato al pubblico calde melodie mediterranee. Il flauto traverso di Stefano Conti e il violino di Mario Rosario Faraglia hanno rivisitato le celebri canzoni partenopee, patrimonio musicale universale, accompagnati dal pianoforte di Ruggero Russi e dal contrabbasso di Lucio Faraglia.

Enzo Parisi, voce narrante del gruppo, ha presentato i singoli brani, arricchendoli di curiosi aneddoti sui compositori e gli autori. Qualcuno dei presenti, vincendo la timidezza e lasciandosi trasportare dalla ritmo, ha accompagnato la sola esecuzione strumentale, magistralmente eseguita dal quartetto, intonando le parole delle canzoni. Dopo quello dell’udito, il terzo momento, la convivialità, ha interessato il senso del gusto. I piatti tipici del popolo reatino sono stati preparati da un catering qualificato per essere consumati sotto una splendida luna estiva nel giardino parrocchiale.

La gricia classica guarnita dalla croccantezza del guanciale amatriciano o impreziosita da tartare di zucchine, le tipiche polpette italiane al sugo che farcivano i panini hanno suscitato la chiassosa contentezza dei bambini presenti. Un ottimo vino, i boccali di birra fredda e le bibite gassate per i più piccoli hanno accompagnato il succulento pasto. La serata si è conclusa nei saloni parrocchiali con la proiezione del film Giuseppe del regista Roger Young con Ben Kingsley, Monica Bellucci e Paul Mercurio, con le musiche sono del maestro Ennio Morricone, Premio Oscar da poco scomparso.

L’opera ha raccontato la storia biblica di Giuseppe, undicesimo figlio di Giacobbe, venduto come schiavo dai suoi fratelli per gelosia e scelto da Dio come salvatore del suo popolo destinato a morte certa a causa di una carestia lunga sette anni. Il pubblico presente ha gustato e apprezzato il film, e il lungo pomeriggio è così terminato lasciando in tutti i partecipanti germi di riflessione e bagliori di bellezza di suoni e profumi.

Dopo tanto sacrificio si è dunque riassaporata la gioia dello stare insieme e ci si è riscoperti come persone fragili e forti allo stesso tempo.

Insieme e non da soli si percorrono le strade del mondo per lasciarsi affascinare dalla meraviglia e dallo stupore che è possibile scorgere anche tra gli anfratti bui e difficili inevitabilmente presenti nel lungo peregrinare terreno.

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